La famiglia Dalla contro Vannacci per l’utilizzo di Futura: «A Lucio non piacerebbe»

Wait 5 sec.

L’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci, avvenuta ieri all’Auditorium della Conciliazione di Roma si apre sulle note di Futura di Lucio Dalla. Pare che il generale abbia perfino citato il cantautore bolognese dicendo: «Il grande Lucio Dalla guarda al futuro, proprio come noi». Un futuro senza diritti d’autore forse, che però ancora non si è materializzato, infatti la famiglia Dalla, che ha parlato tramite Repubblica Bologna per bocca della vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla, nonché cugina dell’artista, Dea Melotti, ha fatto sapere: «Non ne sapevamo niente, lo abbiamo saputo ieri sera e siamo rimasti spiazzati. Non ci piace che un brano di Lucio e la sua immagine vengano utilizzati in contesti politici. A noi non è mai piaciuto e sicuramente non piacerebbe nemmeno a lui. Per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia; credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza».Che c’entra Futura di Dalla con la politica di Vannacci?A questo punto la domanda sorge spontanea: ma cosa c’entra Lucio Dalla e Futura con la politica di Vannacci? Assolutamente nulla. Quella di Vannacci potrebbe essere considerata una gaffe storica, perché tra tutte le canzoni del repertorio italiano ha scelto proprio quella in cui si sogna un futuro diametralmente opposto a quello professato, in qualche modo promesso, dal generale con Futuro nazionale. Mettendo da parte il fatto che Lucio Dalla, pur non entrando mai nel merito dei propri gusti sessuali, si è sempre sbilanciato sulla sacrosanta libertà di ognuno di amare chiunque, Futura fu scritta nel 1979 su una panchina davanti al Checkpoint Charlie di Berlino, il principale punto di passaggio del muro che divideva Berlino Est e Berlino Ovest durante la Guerra Fredda, sognando, appunto, un futuro senza alcuna divisione ideologica.I politici non ci capiscono niente di musicaI politici, ormai è chiaro, di musica non ci capiscono granché. Vannacci in apertura del suo comizio, ha nuovamente tirato in ballo Fabrizio De André, cantautore apertamente di sinistra ma continuamente tirato in ballo da esponenti della destra più radicale e conservatrice, uno su tutti Matteo Salvini, che lo ha anche definito «Mio poeta preferito». Preferito, ok, ma forse mai ben compreso, cosa che sui social gli utenti, specie quelli di parte politica avversa (ma non solo), ci tengono sempre a fargli notare. «Come diceva un grande cantautore – ha dichiarato dal palco Vannacci -: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”», sfruttando, ancora una volta e a casaccio, la potenza e popolarità di un verso senza prendersi il disturbo di indagarne il significato. Per dire, Via del Campo celebra la bellezza del disagiato, delle persone lasciate ai margini e in difficoltà, sommariamente potremmo anche dire che i “diamanti” di De André oggi sono proprio quelli che Vannacci vorrebbe “remigrare“, piuttosto arduo dunque trovare un aggancio con le politiche estremiste di Futuro nazionale.Le principali gaffe musicali di Salvini e TrumpDalla e De André non hanno fatto in tempo a vedere certe proprie opere utilizzate da certi leader di partito, specie di destra, negli anni si sono potuti difendere solo tramite familiari e diffide evidentemente rimaste ignorate, perché il problema si ripropone quasi regolarmente ad ogni tornata elettorale. Ma è vivo e vegeto Vasco Rossi, che ci ha tenuto a dissociarsi dall’utilizzo che è stato fatto, sempre da Salvini, della sua C’è chi dice no, nel 2016 in occasione del referendum costituzionale. Sempre Salvini, cintura nera di riferimenti musicali fuori contesto, due anni dopo si beccò la strigliata del fratello di Rino Gaetano per l’utilizzo improprio di Ma il cielo è sempre più blu («Con il linguaggio leghista il suo repertorio non ci azzecca nulla»). Se allarghiamo l’indagine anche al mondo, in particolare gli Stati Uniti, la lista degli artisti che hanno negato a Donald Trump l’utilizzo di proprie opere si fa infinita e, tra l’altro, in continuo aggiornamento: da Rockin’ in the Free World di Neil Young a Happy di Pharrell Williams, da In The End dei Linkin Park a You Can’t Always Get What You Want dei Rolling Stones, passando da Dream On degli Aerosmith a Sweet Child o’ Mine dei Guns N’ Roses, fino all’intera discografia dei Rem e, naturalmente, di Bruce Springsteen.L'articolo La famiglia Dalla contro Vannacci per l’utilizzo di Futura: «A Lucio non piacerebbe» proviene da Open.