di Giuseppe Gagliano – Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran potrebbe segnare una svolta nella crisi mediorientale, andando ben oltre la semplice cessazione delle ostilità. Secondo quanto reso noto da Teheran, l’intesa prevede la fine delle operazioni militari su più fronti, compreso quello libanese, e affronta temi cruciali come la riapertura dello Stretto di Hormuz, le sanzioni economiche, il programma nucleare iraniano e il futuro assetto della sicurezza regionale.Washington e Teheran presentano entrambe l’accordo come una vittoria. L’amministrazione Trump sottolinea il ritorno della stabilità energetica e commerciale attraverso la riapertura di Hormuz e la riduzione delle tensioni nel Golfo. L’Iran invece interpreta il memorandum come il risultato della propria capacità di resistenza politica e militare, sostenendo di aver costretto gli avversari ad accettare una nuova realtà strategica.Tra i punti più rilevanti figurano la sospensione delle sanzioni sul petrolio e sui prodotti petrolchimici, lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e l’ipotesi di programmi di ricostruzione per circa 300 miliardi di dollari. Misure che consentirebbero a Teheran di rafforzare la propria economia e di tornare con maggiore peso sui mercati energetici internazionali.Sul piano strategico il memorandum limiterebbe i negoziati finali alle questioni nucleari con l’impegno dell’Iran a non produrre armi atomiche e a non acquistarle, lasciando fuori il programma missilistico iraniano e il sostegno ai gruppi alleati nella regione. Per Teheran è un importante successo diplomatico, mentre restano aperti interrogativi sui meccanismi di controllo internazionale.La riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta uno degli elementi più importanti dell’intesa. Da questo passaggio transita una quota significativa del commercio energetico mondiale e la sua stabilizzazione avrebbe effetti immediati sui prezzi dell’energia, sulle rotte commerciali e sulla sicurezza marittima internazionale.Resta però elevata l’incertezza sulla tenuta dell’accordo. Il Libano, dove si intrecciano gli interessi di Israele, Hezbollah, Iran e Stati Uniti, sarà uno dei principali banchi di prova. Analoghe verifiche riguarderanno Iraq, Siria, Yemen e Mar Rosso, aree in cui la rete di alleanze iraniane continua a esercitare una forte influenza.L’eventuale approvazione dell’intesa da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe rafforzarne la validità internazionale, ma non eliminerebbe il problema della reciproca sfiducia tra le parti. Israele teme che l’accordo lasci all’Iran una capacità strategica troppo ampia, mentre le monarchie del Golfo guardano con favore alla riduzione delle tensioni ma con preoccupazione a un possibile rafforzamento politico ed economico di Teheran.I prossimi due mesi saranno decisivi. Dallo sblocco dei fondi e dalla gestione delle sanzioni, dalla sicurezza di Hormuz e del fronte libanese fino alle future intese sul nucleare, dipenderà il destino di un memorandum che potrebbe inaugurare una fase di stabilizzazione regionale oppure trasformarsi nell’ennesima tregua temporanea destinata a lasciare spazio a una nuova crisi.