Le pillole di Polly: recensione di “I tramezzini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini.

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Ah, Rocco Schiavone, Rocco Schiavone.Quanti uomini ci sono in te? Chi ti incontra ad una cerimonia ufficiale, in alta uniforme e con in viso l’espressione grave di chi porta sulle spalle tutto il peso della giustizia, finisce puntualmente per convincersi che tu sia un integerrimo uomo di legge, che vive solo per punire chi si macchia di reati efferati.Niente di più sbagliato. O meglio, questa è solo una parte della verità. Perché chi ti conosce bene, e sono davvero pochissimi a farlo, sa che quando eri un ragazzino eri una spina nel fianco per le tue maestre, che non apprezzavano la tua curiosità e ti punivano per le tue domande impertinenti. Per non parlare di quando architettavi quelle che dovevano essere “le truffe del secolo” con Seba, Bizio e Furio, i tuoi amici di sempre. All’epoca, eravate criminali da strapazzo, degni del film l'”Audace colpo dei soliti ignoti”, ma quanto vi divertivate!Poi, sei cresciuto e hai fatto carriera in polizia. Seba ti ha tradito, però Bizio e Furio sono rimasti al tuo fianco, silenziosi e protettivi come angeli custodi, sebbene il loro vizietto del furto si addicesse male a quel ruolo celeste.E quante avventure vivete ancora insieme! Come quella volta che aveva nevicato talmente forte che siete stati costretti a fermarvi tutta la notte in un autogrill e, neanche a farlo apposta, uno dei clienti è stato assassinato; Furio e Brizio non ci hanno pensato due volte e ti hanno aiutato ad indagare, spacciandosi per improbabili ispettori.Tutto sommato, sono dei bei ricordi. Così, hai affidato ai tuoi amati tramezzini, uno diverso per ogni avventura, il compito di rievocare queste e altre memorie del tuo passato.Un passato doloroso, torbido, spesso inconfessabile.Ma che ti ha reso l’uomo che sei diventato: il vicequestore più amato d’Italia.“I tramezzini di Rocco Schiavone” è una raccolta di racconti di Antonio Manzini con protagonista l’irascibile vicequestore romano; com’è evidente, il titolo del libro riecheggia “Gli arancini di Montalbano” di camilleriana memoria, e infatti è dedicato al compianto autore siciliano.Nell’opera, il compito di rievocare i ricordi di Rocco è affidato ai tramezzini, un po’ come ha fatto Proust con le sue madeleine. Così, racconto dopo racconto e tramezzino dopo tramezzino, si scoprono episodi legati a varie età della vita del vicequestore, a partire dall’infanzia, quando era poverissimo ma poteva contare sull’amicizia indissolubile di Seba, Brizio e Furio, che gli riempivano le giornate di allegria.Si passa poi al periodo immediatamente successivo a quando è rimasto vedovo, in cui era sospeso tra la vita, che non voleva saperne di abbandonarlo, e la voglia di morire per ricongiungersi alla sua Marina.Si finisce con il presente, in cui Rocco è interamente calato nel suo ruolo di uomo di legge, ma senza mai dimenticare le sue origini né tantomeno mettere da parte la sua umanità.E del resto, il libro rappresenta un tributo proprio al grande cuore di Rocco Schiavone, che stavolta viene raccontato da Manzini non tanto nella sua veste di poliziotto, ma come uomo, con le sue fragilità e i suoi punti di forza.Insomma, con “I tramezzini di Rocco Schiavone” si fa una scorpacciata non di cibo, ma del vicequestore romano.Non sarà una delizia per il palato, ma se ne sentiva comunque la necessità.Federica Focà