di Enrico Oliari –Oggi si firma. Anzi no. Forse. L’intesa di pace tra gli Usa di Donald Trump e la Repubblica Islamica dell’Iran continua svincolarsi tra proclami e smentite, anche perché se da un lato c’è chi cerca la soluzione al conflitto, dall’altro Benjamin Netanyahu continua a calcare la mano in Libano. Proprio le operazioni dell’Idf israeliana rischiano ora di inficiare mesi di lavoro diplomatico, e da Washington è trapelato il disappunto del presidente per gli attacchi di oggi a edifici residenziali della periferia meridionale di Beirut che hanno causato almeno tre morti e numerosi feriti. Immediata la reazione di Teheran: il vicecomandante del comando unificato, Mohammad Jafar Asadi ha fatto sapere che a breve vi sarà la risposta iraniana, e in Israele sono stati allertati i cittadini e vietati i grandi assembramenti per il rischio di un attacco iraniano con missili e droni.Per Trump “le bombe su Beirut sono un errore, l’attacco non sarebbe dovuto accadere in un giorno così speciale, con l’Iran pronto a firmare l’accordo . (…) Non dovrebbero esserci più attacchi israeliani in Libano, né di Hezbollah contro Israele: questo potrebbe essere l’inizio della pace, è un’occasione che non va sprecata”.Ad ostacolare la firma dell’intesa nel girono dell’80mo compleanno di Trump sono anche i termini temporali: il piano prevede la rinuncia dell’Iran alla costruzione e all’acquisto di armi nucleari, cosa accettata da Teheran, ma per le modalità di attuazione di alcuni punti, tra cui la diluizione dei 450 kg di uranio arricchito, gli iraniani chiedono 60 giorni di tempo. Stessa cosa per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz: gli Usa hanno accettato che l’Iran, in accordo con l’Oman, eserciti un controllo sullo Stretto, ma anche in questo caso non sono chiare le modalità, compresa l’eventuale tassa di due milioni di dollari a nave che Teheran vorrebbe imporre.Per il resto l’accordo quadro sembrerebbe pronto. Washington ha accettato di non interferire negli affari interni dell’Iran e di chiudere le basi militari nelle aree attorno all’Iran, come pure di togliere il blocco allo Stretto di Hormuz, di eliminare le sanzioni e di sbloccare 25 miliardi di dollari congelati. Teheran, oltre a rinunciare alla bomba nucleare, si impegna a non finanziare i cosiddetti “proxy” (Hamas, Houthi dello Yemen ed Hezbollah in Libano) e a togliere il proprio blocco allo Stretto di Hormuz. Entrambe le parti continuano a comunicare una reciproca mancanza di fiducia, per cui l’Iran sta insistendo sul fatto che l’accordo definitivo dovrà essere approvato tramite una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.