Milano, la rivolta degli esercenti contro la stretta del Comune in Lazzaretto-Melzo

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L’estate della movida milanese si è aperta sotto il segno di una stretta amministrativa senza precedenti, causa di malumori all’interno della stessa maggioranza (QUI il dem Albiani ha raccontato la sua a Milano Quotidiano  ) ma soprattutto tra gli esercenti.Dodici le aree della città interessate dalle ordinanze sindacali che regolamentano gli orari dell’asporto e dei dehors. Con la stretta più severa per l’area di Lazzaretto-Melzo oggetto di una seconda ordinanza specifica. Facciamo un passo indietro: fino allo scorso anno, il Comune di Milano aveva tentato la via della mediazione. Le ordinanze precedenti per le zone calde della vita notturna cercavano un compromesso “morbido”: i dehors potevano restare aperti fino a tarda notte (l’una nei giorni feriali, le due nel weekend) e il blocco dell’asporto riguardava esclusivamente le bevande alcoliche, lasciando liberi i cittadini di passeggiare con un gelato o una bottiglia d’acqua.Tutto è cambiato a seguito di una sentenza a suo modo storica del Tribunale di Milano (la n. 9566), che ha condannato Palazzo Marino per non aver tutelato il diritto al riposo dei residenti dalle immissioni rumorose oltre la normale tollerabilità. Messo alle strette dai giudici, il Comune è stato costretto a varare la nuova e severissima ordinanza estiva, in vigore dall’11 giugno al 2 novembre. Se nelle altre zone della città le regole restano quelle standard (stop all’alcol d’asporto a mezzanotte e dehors flessibili), nell’area Lazzaretto-Melzo è scattata una vera e propria “zona rossa”: dalle 22 alle 6 del mattino è vietato l’asporto di qualsiasi alimento o bevanda, anche analcolica, e a mezzanotte i dehors devono essere tassativamente azzerati.Siamo stati al Lazzaretto nella prima notte in cui è entrata in vigore l’ordinanza, per vedere cosa è successo. Chi si aspettava scene di caos o fiumi di folla indisciplinata è rimasto deluso. Intorno alle 22:30, la situazione nel quartiere era sorprendentemente tranquilla. I bar erano popolati, l’atmosfera era viva ma ordinata. Camminando tra le vie del quartiere, l’unico vero picco di aggregazione si registrava davanti allo storico Bar Picchio in via Melzo, il locale decisamente più pieno della zona. Eppure, anche lì, la clientela era composta da ragazzi che chiacchieravano senza fare alcuna confusione, specchio di una movida che – almeno nei giorni infrasettimanali – non mostrava traccia di quel degrado acustico denunciato nelle aule di tribunale.Ben altro l’umore dialogando con alcuni dei titolari di esercizi della zona. Alcuni dei quali si sono detti disposti anche a vere e proprie forme di rivolta. Non nasconde la propria preoccupazione Davide Castelli, titolare della gelateria Viel: “La situazione è drammatica, potremmo dire tragica. Alcuni locali come il mio subiranno un colpo durissimo da questa ordinanza. E il rischio reale, se le cose non cambiano, è quello di dover chiudere l’attività. Lo stop totale alla vendita di alimenti e gelati dopo le 22 ci toglie il 60-70% del nostro intero fatturato, che concentriamo proprio in quella specifica fascia oraria estiva. Un gelato non è un gin tonic, trovo assolutamente assurdo equipararli. Ed è profondamente ingiusto che a pagare il prezzo della ‘mala movida’ siano attività pulite come una gelateria frequentata da famiglie e passanti”. “I residenti hanno perfettamente ragione a lamentarsi del caos, sono il primo a dirlo – prosegue Castelli -, ma il problema non siamo noi: la colpa è di alcuni locali specifici, soprattutto minimarket ed esercizi di vicinato, dove la gente compra alcolici a basso prezzo e poi fa spola in strada generando caos, disordine e degrado con le bottiglie di vetro. Servono controlli mirati e severi contro chi sgarra, non un provvedimento punitivo di massa”.Zainesh Kidane, titolare del “Red Café” di via Lecco commenta: “Moralmente io e tutto il mio staff siamo a pezzi. Non ci meritiamo questo trattamento perché abbiamo sempre lavorato nel pieno rispetto delle regole, della legalità e dei residenti del quartiere. In questi anni non abbiamo mai ricevuto un singolo reclamo, una sanzione o una lamentela da parte dei residenti. È una scelta veramente draconiana. Sono disperata perché questa ordinanza impatterà tantissimo e ci toglierà una parte enorme di lavoro. Per questo motivo, alla fine mi toccherà per forza lasciare a casa qualcuno dei dipendenti, tagliando i turni del personale. Spero vivamente che i vigili vadano a colpire e a sanzionare chi fa davvero il furbo e crea il degrado in questa zona”, conclude Kidane additando i medesimi esercizi nel mirino di Castelli.“La situazione è pessima e non nascondo che siamo in una situazione di forte e profonda difficoltà, il clima nel quartiere è tesissimo e stiamo cercando di capire collettivamente come muoverci – aggiunge il titolare di un bar di via Melzo, che ha chiesto di restare anonimo -. Via Melzo è decisamente molto più tranquilla rispetto al cuore del Lazzaretto, eppure veniamo puniti e penalizzati con le stesse identiche restrizioni severe. La Giunta decide dalla sera alla mattina di tagliarci le gambe. Ma le tasse, i contributi e i costi fissi commerciali rimangono identici al 100%. Se ci fosse una motivazione comprensibile e oggettiva dietro a un sacrificio del genere, potremmo anche capire. Ma approvare un’ordinanza così cieca e punitiva, senza prevedere alcun tipo di compensazione economica o sgravio fiscale, significa semplicemente metterci in ginocchio e farci fallire senza motivo”. Ancora più tranchant un altro esercente con cui abbiamo parlato: “L’ordinanza non la rispetterò. Mi multeranno? Pagherò una multa, due, e poi vado in televisione a parlare”. Si preannuncia un’estate caldissima. L'articolo Milano, la rivolta degli esercenti contro la stretta del Comune in Lazzaretto-Melzo proviene da Nicolaporro.it.