Roma, luglio 2016. Antonio Caridi, senatore di Forza Italia, viene travolto dall’operazione Mammasantissima, nome suggestivo utile come sempre solo a condizionare chi segue, ma anche il gip che deve rinviare a giudizio il malcapitato di turno, inchiesta della procura di Reggio Calabria. Che lo accusa di essere uno snodo tra istituzioni e ’ndrangheta. “Il senatore nelle mani della ’ndrangheta”, è l’accusa sostenuta dal procuratore Federico Cafiero De Raho. Che dipinge Caridi come un vertice occulto del potere criminale, in grado di influenzare scelte politiche e affari nella provincia di Reggio Calabria.Il 4 agosto 2016, il Senato (senza nemmeno aver potuto leggere le carte e le eventuali prove, visto che il suo presidente Grasso accelera la votazione) vota a favore della custodia cautelare per Caridi. Il quale viene arrestato fuori dal Senato, ficcato in una camionetta dei carabinieri che lo traducono in carcere. Immagine assai potente, utile anche qui solo a condizionare chi osserva: il Senato condanna un suo membro e lo scarica dalle stelle alla polvere dell’ignominia…? Wooowwwww…!Il principio di non colpevolezza viene dunque rovesciato: “Colpevole finché non si dimostra il contrario”; segue condanna mediatica immediata e relativo danno per un partito che subisce l’accusa di ospitare ’ndranghetisti. Tutto ovviamente fondato su supposizioni, chiacchiere da livello pettegolezzo e ipotesi rilanciate dai media, stampella di una procura che guadagna l’agognato protagonismo politico e mediatico.Caridi si fa un anno e mezzo di carcere preventivo a Rebibbia (roba che segna la sua vita e quella della sua famiglia). Lui è il “senatore della ’ndrangheta”. Dopo due anni però, la nostra velocissima giustizia, in Cassazione, annulla l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, e lui esce. Soprattutto – dice la Cassazione – non avrebbero mai dovuto arrestarlo.E a luglio 2021, dopo cinque anni di processi e sofferenze, vita e carriere intanto distrutte, si pronuncia la Corte d’Assise di Reggio Calabria: assolto. Ma la procura può mai ammettere l’errore? Eh no. Conta più difendere il proprio lavoro, errori compresi, che la verità. Quindi giù con l’appello.Ma a maggio 2026, secondo schiaffo: la Corte d’Appello di Reggio Calabria emette la sentenza definitiva: assoluzione piena. Dunque carriera politica finita, famiglia stremata, umiliazione pubblica, due anni di carcere ingiusto lontano dai suoi stessi cari, titoli di giornali e telegiornali a tonnellate a “sputtanarlo” e solo una breve per le assoluzioni che dicono: questo è un processo che mai sarebbe dovuto iniziare.E il magistrato che ha ingiustamente travolto la vita di queste persone? Siede bello comodo in Parlamento: deputato del Movimento 5 Stelle, ovviamente. E il testacoda della prepotenza di Stato che giustizia vite a caso, anziché fare giustizia, è compiuto. Continuiamo così. Con l’ulteriore corollario di una politica codarda, che china il capo alla ritenuta convenienza populista. Ole’.Andrea Ruggieri, 19 giugno 2026L'articolo Il magistrato grillino lo arresta per ’ndrangheta: assolto proviene da Nicolaporro.it.