Con l’arrivo dell’estate la pressione sulle strutture di emergenza “diventa insostenibile. Oltretutto il 70% delle richieste rivolte al sistema di emergenza territoriale 118 e ai pronto soccorso ospedalieri riguarda situazioni cliniche che non costituiscono né emergenze né urgenze. Questo significa che in questi casi la vita del paziente non è in pericolo imminente (emergenza) né a rischio potenziale che richieda un intervento rapido (urgenza). Un carico di richieste inappropriato che grava pesantemente sul 118 e sui pronto soccorso”. Parola di Mario Balzanelli, presidente Sis 118, che parlando con LaSalute di LaPresse punta il dito su quella che è stata ribattezzata ‘barellopoli‘: pazienti bloccati in barella in attesa di una visita, pronto soccorso congestionati e file di ambulanze in attesa.“Le strutture di emergenza sono costrette a reggere un urto organizzativo e gestionale tale da rischiare la paralisi operativa e il collasso. L’attività quotidiana si svolge in condizioni di estrema difficoltà, con personale sotto stress e risorse sovrautilizzate. È fondamentale impedire che questa quota così rilevante di richieste di cura continui a riversarsi sul 118 e sui pronto soccorso, che sono progettati per gestire solo casi di emergenza e urgenza, non acuzie minori. Chi non si trova in condizioni di emergenza o urgenza deve essere accolto e gestito in contesti territoriali appropriati, capaci di garantire una risposta efficace, calibrata e proporzionata ai bisogni reali del momento”, insiste Balzanelli.La soluzione per decongestionare i pronto soccorso passa per il 118Per il numero uno della Sis 118 è indispensabile una riforma della medicina del territorio in grado di riequilibrare il sistema e decongestionare i pronto soccorso. “L’obiettivo è offrire una risposta adeguata a chi ha bisogno di cure, ma non di emergenza, evitando così di compromettere le funzioni vitali del sistema 118”. Ma in che modo? In alcune regioni alle postazioni mobili del 118 si affiancano quelle fisse, medicalizzate e infermierizzate (ex Punti di Primo Intervento), dotate di personale medico e infermieristico specializzato, in grado di gestire le emergenze, le urgenze e un’ampia gamma di situazioni cliniche acute, pur non critiche. I dati “dimostrano che le postazioni fisse 118 riescono a visitare, trattare e rispedire a casa il 97% dei pazienti che vi si rivolgono, agendo così come un efficace filtro per il sistema di emergenza”, assicura.Nonostante ciò, queste strutture rimangono pienamente capaci di gestire casi iperacuti e complessi, come arresti cardiaci, shock, ictus (stroke), sindromi coronariche acute, grazie alla qualificata preparazione del personale e alla dotazione di strumenti adeguati”, rimarca Balzanelli.“L’emergenza è qui e adesso: è necessario prendere decisioni immediate, soprattutto in vista della stagione estiva, quando la congestione del sistema sanitario raggiunge il suo acme di intensità. Se non si interviene con decisione, il mancato rafforzamento del 118 porterà a un’esplosione ancora maggiore dei flussi inappropriati, con conseguenze gravissime per la qualità del servizio offerto ai cittadini. È quindi una questione di giustizia sociale, ma anche di alta responsabilità istituzionale e politica intervenire con urgenza per rafforzare il 118, evitando il collasso del sistema e garantendo una risposta sanitaria equa, efficace e umana per tutti”, conclude.Questo articolo Estate tra barellopoli e caos pronto soccorso? L’appello della Sis 118 proviene da LaPresse