Pochi biglietti venduti, i Modà si spostano dallo stadio al palazzetto. Ma non è il primo caso di concerti “ridimensionati”: ecco cosa sta succedendo alla musica live

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I Modà a Torino sono costretti a cambiare location, l’annuncio arriva direttamente dal frontman Kekko, tramite gli account ufficiali della band. «Sono qui perché devo darvi una notizia che probabilmente non vi farà molto piacere – dice – Io sto bene, tutto a posto, non vi preoccupate. Riguarda la data di Torino, nello stadio, purtroppo per problemi tecnico-logistici dovuti….non è vero, siccome non abbiamo venduto abbastanza biglietti, la data all’interno di una struttura così grande è meglio evitarla. Però c’è anche una bella notizia, che la data non verrà annullata, ma si farà nello stesso giorno, sempre a Torino, ma all’interno del Palazzo dello Sport, che tra l’altro è bellissimo e questo mi fa molto piacere. È chiaro che il tema di uno stadio, di un concerto in uno stadio è diverso e mi dispiace, probabilmente per un peccato di presunzione, dopo il bagno di folla dell’anno scorso a San Siro, ho pensato che ce l’avremmo fatta anche quest’anno, e invece le cose non sono andate proprio così. Però dagli errori si impara, quindi la prossima volta quando organizzeremo una tournée, dovrò cercare di non commettere lo stesso errore che ho fatto in questo caso».Ciao romantici, devo darvi una brutta notizia sulla data di Torino.Il concerto del 30 giugno non si terrà più all’Allianz Stadium ma verrà spostato all’Inalpi Arena, sempre nella stessa data. Nel video vi spiego tutto.È vero, l’atmosfera di uno stadio è pic.twitter.com/E1BYGoVakk— Modà (@rockmoda) May 12, 2026 Niente link per biglietti svalutati o tagliandi regalati agli sponsorI Modà dunque si aggiungono a una lista sempre più nutrita di artisti che decidono di non insistere nel difendere il proprio status, magari fisiologicamente scaduto in un mondo, quello della musica, che viaggia a velocità elevatissime dietro le quali è quasi impossibile stare. No, la band milanese, prima di rimanere invischiata in storiacce di link per l’acquisto di biglietti a pochi euro distribuiti sottobanco o tagliandi regalati ai dipendenti degli amici sponsor, prende serenamente coscienza della situazione e decide spostarsi in una location più adeguata.Sold out state of mindIl tema sbigliettamento negli ultimi tempi è diventato sempre più centrale nella narrazione di quel che accade nella musica italiana: gli artisti guadagnano pochino da vendita fisica e stream, e il live rappresenta di fatto l’economia di un progetto musicale. Per diversi anni questo assunto è stato mantenuto sottotraccia e i risultati al botteghino raccontati poco, solo quando c’era la possibilità di mostrare con entusiasmo dati stupefacenti. È scattata la classica gara ai sold out, che cominciano a spuntare fuori come erba selvatica un pochino ovunque. Poi qualcuno si è accorto che il concetto di sold out a quanto pare poteva essere soggetto a varie interpretazioni, per cui concerti dati per pieni mostravano giganteschi buchi. Insomma, il sold out troppo spesso è uno stato mentale più che un autentico risultato. La battuta che fa Kekko all’inizio del video, quando cita «problemi tecnico-logistici», va a pungere forse quegli artisti che invece di ammettere di essersi fatti trascinare in un progetto più grande di loro, in questi anni hanno tirato in ballo cambi di location per le più svariate e poco credibili scuse. Stadi che diventavano palazzetti, palazzetti che diventavano club, club che diventavano teatri, teatri che diventavano piccoli club, per far star comode canzoni più intime, perché il cantante X vuole più contatto con il pubblico o per vaghe e mai ben definite scelte artistiche. La realtà è sempre la stessa: non hanno sbigliettato abbastanza. Una realtà che ne cela un’altra, assai più grave, denunciata senza mezzi termini da Federico Zampaglione, titolare del progetto Tiromancino, che ha provato a spiegare cosa nasconde questa nuova realtà musicale schiava della percezione del successo a tutti i costi. Un ricatto, di fatto, delle agenzie di promoter agli artisti, ai quali si paventa un successo clamoroso incastrandoli in contratti per live in venue per loro fuori portata che spesso finiscono addirittura per lasciarli non solo con la delusione di un presunto fallimento, ma anche con parecchi debiti da saldare.I (rari) precedentiKekko dei Modà è solo l’ultimo a mettere la faccia su quella che molti definirebbero una sconfitta, anche se altro non è, tutt’al più, che il termometro per misurare la temperatura di un progetto che, con i ritmi forsennati che tiene la discografia oggi, potrebbe svoltare da un momento all’altro. Ne ha preso serenamente coscienza nel 2019 Luciano Ligabue, quando decise di ammettere sui social che «l’affluenza di pubblico è inferiore alle previsioni dell’agenzia». L’anno scorso fu il turno di Anastasio, che annullò due date, Bari e Perugia, perché, ammise candidamente, «non abbiamo venduto abbastanza biglietti». Un gesto considerato talmente rivoluzionario che il collega rapper Salmo lo invitò ad aprire un suo live. Eddie Brock, il cantautore romano convocato a Sanremo da Carlo Conti esclusivamente sulla scia di un unico singolo diventato virale (Non è mica te), il mese scorso ha annullato tutto il tour estivo, perché «Alcune date non stavano vendendo quanto alla fine ci aspettavamo, perché succede». Ecco, appunto, succede.L'articolo Pochi biglietti venduti, i Modà si spostano dallo stadio al palazzetto. Ma non è il primo caso di concerti “ridimensionati”: ecco cosa sta succedendo alla musica live proviene da Open.