La ministra lettone guida 18 paesi Ue: "Evitare nuovo caso Biennale"

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AGI - Il caso scoppiato per la presenza della Russia alla Biennale di Venezia continua a tenere banco a Bruxelles. Durante la riunione dei ministri della Cultura Ue di ieri, la Lettonia ha promosso un dibattito sul tema, per proteggere le piattaforme culturali europee dalla strumentalizzazione politica e "garantire che non siano utilizzate come scappatoia per aggirare le misure restrittive esistenti o per facilitare attività di soft power russo". L'AGI ne ha parlato con la ministra della Cultura lettone, Agnese Lace, che ha raccolto l'adesione di 18 stati alla proposta di allargare il regime sanzionatorio alla Russia anche in ambito culturale. Il tema della mancanza di un'architettura sanzionatoria anche nel settore culturale "è emerso dopo una conversazione con il ministro della Cultura italiano" Alessandro Giuli, ha spiegato. "Abbiamo capito che, nel quadro delle sanzioni ibride, le istituzioni culturali non erano contemplate. Per questo proponiamo questa discussione e chiediamo a tutti gli Stati membri di individuare il modo migliore per darvi seguito", ha proseguito."La Russia sta usando la sua partecipazione alla Biennale come piattaforma per diffondere le proprie narrazioni e usa le immagini di quel padiglione per veicolare certi messaggi sui valori e sulla democrazia europea che sarebbero stati messi a tacere. Ma è piuttosto ridicolo, considerando che è la Russia a mettere a tacere per prima le voci che non supportano le narrative del Cremlino, e che tenta di silenziare gli ucraini cercando di distruggere la loro cultura, la loro storia, il loro patrimonio. Lo abbiamo vissuto in prima persona quando la Lettonia fu occupata per cinquant'anni. Non si tratta di colpire gli artisti o la libertà di espressione artistica. Si tratta di colpire la propaganda sponsorizzata dal Cremlino", ha sottolineato.Secondo la ministra Lace, per capire come la Russia stia usando questi spazi culturali per aggirare servirebbe "un'analisi approfondita di come sia stato possibile che una mostra sponsorizzata dal Cremlino potesse tenersi alla Biennale".   Allargare le sanzioni alla culturaQuando di tratta "di un regime sotto sanzioni Ue, dovremmo avere protezioni più forti, ma probabilmente non tutto è così semplice. Il soft power russo è di vecchia data e probabilmente percorre le stesse strade di sempre. Solo che non avevamo davvero focalizzato l'attenzione su questo nel contesto del regime sanzionatorio. Inoltre, è responsabilità di ogni organizzatore verificare le fonti di certe transazioni finanziarie. Come ha detto anche la Commissione nella sua lettera alla Biennale, le sanzioni devono essere interpretate in senso ampio piuttosto che restrittivo. Penso che si tratti anche di una tutela per le istituzioni culturali stesse, perché in caso di illegalità di alcune di queste transazioni, sono loro a subirne le conseguenze", ha avvertito. La proposta chiede di "di tenere conto che il settore culturale e le istituzioni culturali possono essere usate come vettore di questa guerra ibrida. Possiamo imparare da altri contesti di sanzioni ibride per ragionare sulla trasparenza dei finanziamenti e prevenire l'uso e l'abuso di queste istituzioni culturali come vettori della propaganda del Cremlino", ha riferito Lace.Il nodo è accertare legalmente che alcune istituzioni culturali funzionano come strumenti di propaganda statale. "Stiamo parlando di un approccio molto istituzionalizzato e la Biennale ci offre un buon esempio. C'era il padiglione, un edificio di proprietà del governo russo, con una mostra finanziata dal governo russo e da una società legata all'industria della difesa militare. Non è poi cosi' complicato", ha sottolineato Lace entrando nel caso italiano."L'edificio del Padiglione russo non era un'istituzione diplomatica, era semplicemente la proprietà di un regime sanzionato. I nostri colleghi ucraini hanno analizzato tutti gli artisti che partecipavano al Padiglione russo, esaminando i loro legami con la propaganda del Cremlino. I legami ci sono e possono essere valutati abbastanza facilmente, in modo simile a come noi in Lettonia abbiamo analizzato in diverse occasioni i legami di certi artisti con il regime e li abbiamo aggiunti alla lista delle persone non grate in modo che non possano viaggiare. Quindi è sempre caso per caso", ha insistito.L'esperienza della LettoniaE la Lettonia su questo ha una certa esperienza. "Dopo il 24 febbraio 2022 (l'invasione dell'Ucraina, ndr) abbiamo preso la decisione molto netta di chiudere tutti i media russi o sponsorizzati dal Cremlino. Il ministero degli Esteri ha quindi preso misure molto concrete per includere persone nella lista delle persone non gradite. Gli organizzatori del padiglione alla Biennale erano tra quelli inclusi di recente nella lista delle persone non grate", ha confermato. "La lettera che abbiamo inviato agli organizzatori, alla Fondazione Biennale e al suo presidente, firmata da 22 ministri della Cultura e degli Esteri - cui si sono poi aggiunti altri 3 Paesi, per un totale di 25 - fino a oggi non ha ricevuto una risposta formale. Ho ricevuto inviti a partecipare a eventi alla Biennale, dal signor Buttafuoco, che non ho accettato, ma non una risposta a questa lettera", ha assicurato Lace.L'apprezzamento a Giuli "Non abbiamo mai ricevuto nemmeno una risposta formale dal governo italiano. Devo pero' dire che il ministro Giuli è stato molto chiaro nelle sue dichiarazioni pubbliche nel non sostenere questa iniziativa. Abbiamo avuto modo di incontrarci a Leopoli. Abbiamo discusso alcune delle misure che potrebbero essere adottate, incluse le liste delle persone non grate", ha spiegato ancora."Speravo di vedere il ministro Giuli al Consiglio, perché avrei voluto esprimergli ancora una volta il mio apprezzamento per aver condannato la partecipazione della Russia. Ho avuto una conversazione con l'ambasciatore italiano a Riga. In tutti questi incontri ho cercato di spiegare la natura di questa macchina della propaganda. L'abbiamo vissuta a lungo e credo che abbiamo imparato a riconoscerla", ha concluso.