Hantavirus, test negativi in Italia. Ma il terrorismo è già virale

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Incrociamo le dita, naturalmente. Perché quando si parla di salute pubblica non si scherza e la prudenza è sempre meglio della superficialità. Ma una domanda, a questo punto, bisogna pur farsela: era davvero necessaria questa nuova campagna di paura sull’hantavirus? Serviva davvero agitare lo spettro dell’emergenza, del contagio, della minaccia sanitaria alle porte, quando poi il ministero della Salute parla di rischio “molto basso” per l’Italia e tutti i casi sospetti finora analizzati sono risultati negativi?Partiamo dai fatti, che dovrebbero sempre venire prima delle suggestioni. Nessun caso positivo. Zero. Gli esami virologici effettuati a Milano sul turista britannico rintracciato e messo in quarantena dopo il volo Sant’Elena-Johannesburg hanno dato esito negativo. Negativo anche l’accompagnatore che viaggiava con lui nel nostro Paese. Non basta. Sono risultati negativi anche gli altri due casi finiti sotto osservazione nelle ultime ore: il giovane calabrese in isolamento fiduciario e la turista ricoverata a Messina per una polmonite dopo il rientro da una zona endemica dell’Argentina. I campioni sono stati analizzati allo Spallanzani di Roma, struttura che conosce bene questo tipo di verifiche e che non ha certo bisogno di lezioni in materia di sorveglianza sanitaria.Il ministero della Salute, dal canto suo, ha messo nero su bianco che “il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia”. Tradotto: la situazione è monitorata, i controlli sono stati fatti, gli esiti sono rassicuranti e non c’è alcun motivo per trasformare ogni sospetto in un film catastrofico. Eppure il meccanismo è sempre lo stesso. Prima il titolo che inquieta. Poi il caso sospetto. Poi la parola “quarantena”. Poi il volo, il turista, il virus esotico, la zona endemica. E infine, quando arrivano i risultati negativi, il tono cambia, si abbassa, quasi sparisce. Il panico fa notizia, la smentita molto meno. Leggi anche:Hantavirus, cinque cose da non fare assolutamenteIntendiamoci: la prevenzione è sacrosanta. La preparazione alle emergenze sanitarie è fondamentale. Nessuno vuole un sistema distratto o impreparato. Ma tra informare e terrorizzare c’è una differenza enorme. E negli ultimi anni questa differenza è stata calpestata troppe volte. Ogni virus diventa una possibile apocalisse, ogni caso sospetto un’allerta nazionale, ogni comunicato tecnico un pretesto per riattivare il riflesso condizionato dell’emergenza permanente.Nel frattempo, a Bruxelles, la Commissione europea ha presentato una nuova iniziativa globale sulla resilienza sanitaria, con l’obiettivo di potenziare prevenzione, preparazione e risposta alle future minacce sanitarie. Una strategia che punta a rafforzare l’autonomia dell’Unione europea e a sostenere i Paesi partner nel passaggio dalla dipendenza dagli aiuti alla sovranità sanitaria. Nel presentare il piano, l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha dichiarato: “Il recente focolaio di hantavirus, che ha colpito cittadini di diverse nazionalità, ci ricorda perché abbiamo bisogno di maggiore cooperazione internazionale, non di meno”. E ha aggiunto: “Mentre alcuni prendono le distanze dalle organizzazioni multilaterali che tutelano la salute globale – ha aggiunto – l’Ue sta intensificando il proprio sostegno”.Il progetto europeo individua cinque aree prioritarie: un’architettura sanitaria globale più efficace e meno frammentata, sistemi sanitari più resilienti, reti migliori per individuare le epidemie, maggiore disponibilità di vaccini, test e contromisure mediche, catene di approvvigionamento più diversificate e contrasto alla disinformazione. Sul tavolo ci sono oltre 6 miliardi di euro già mobilitati tramite lo strumento “Vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale”. L’attuazione delle misure dovrebbe partire tra il 2026 e il 2027.Tutto legittimo. Tutto comprensibile. Ma resta il punto politico e mediatico: la salute pubblica non può diventare il nuovo linguaggio ordinario della paura. Non si può vivere in una società in cui ogni comunicazione sanitaria viene trattata come l’anticamera di una crisi. La fiducia nella scienza, che tutti dicono di voler difendere, non si costruisce con l’allarmismo, ma con la sobrietà. Non si rafforza gridando al pericolo prima ancora di sapere se il pericolo esista davvero. Si rafforza spiegando, contestualizzando, distinguendo tra rischio reale e ipotesi da verificare.Per questo sì, incrociamo le dita e speriamo che non ci siano novità. Ma diciamolo chiaramente: basta con il terrorismo mediatico. Basta con il riflesso pavloviano dell’emergenza. Basta con i titoli che fanno tremare i lettori e poi, quando i test sono negativi, archiviano tutto in poche righe. La prudenza è una virtù. La paura permanente no.Franco Lodige, 13 maggio 2026L'articolo Hantavirus, test negativi in Italia. Ma il terrorismo è già virale proviene da Nicolaporro.it.