Secondo Paola Cappa, Alberto Stasi si è “fidanzato” dal “giorno dopo” il “funerale” di Chiara Poggi. Lo ha messo a verbale la cugina della 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 il 5 maggio parlando con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. La 41enne ha fatto il nome della ragazza con cui l’ex fidanzato condannato a 16 anni per l’omicidio avrebbe iniziato una relazione a pochi giorni dal delitto. Ha parlato di una “sensazione” che in seguito avrebbe trovato conferma in numerosi “articoli” di giornale.Nei verbali depositati dalla Procura di Pavia agli atti dell’inchiesta su Andrea Sempio si parla anche di uno dei passaggi più controversi della nuova inchiesta: il dragaggio del canale di Tromello il 14 maggio 2025 alla ricerca dell’arma del delitto. Un “supertestimone”, Gianni Bruscagin, ex guardia del corpo, ha raccontato alla trasmissione tv Le Iene di aver raccolto all’epoca del delitto una confidenza sul giorno dell’omicidio dalla parente di un suo amico ricoverato in ospedale (tutti oggi morti). La donna avrebbe saputo da una “zia” che il 13 agosto Stefania Cappa, sorella di Paola, si sarebbe presentata intorno alle 13 a Tromello, nella casa “disabitata” della nonna, con un “sacchetto con dentro qualcosa di pesante” e di aver udito “qualcosa cadere nel fossato”. Versione che non ha trovato conferme nelle indagini mentre dalle sit è emerso il retroscena dietro quell’intervista. A mettere in contatto la trasmissione con Bruscagin è stato l’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto, già condannato per falsa testimonianza nel processo a Stasi sulla vicenda del mancato sequestro della bicicletta. L’ex maresciallo avrebbe pure chiesto a un amico 51enne di Bruscagin, Diego Carnevale, di fare lui una “intervista con un cappuccio in testa e la voce camuffata”. Lo scontro sull’impronta 33Nelle carte c’è infine il botta e risposta fra i consulenti della Procura e quelli della difesa Sempio e della famiglia Poggi sul tema più dibattuto: la ‘traccia 33’. L’impronta palmare parziale repertata dal Ris di Parma nel 2007 sulla parete destra delle scale dove fu trovato il cadavere. Per i nuovi inquirenti è il ‘segno’ che ha lasciato Sempio osservando il corpo senza vita di Chiara Poggi. Il comandante del Ris di Messina, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista-criminologo, Nicola Caprioli, consulenti dei pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza, hanno ricevuto obiezioni sulla possibilità di attribuire quella palmare da parte del generale Luciano Garofano, del dattiloscopista Luigi Bisogno, dall’esperto di impronte Calogero Biondi e dall’ex agente della Scientifica, Dario Redaelli. Secondo i consulenti delle difese mancano completamente alcune minuzie che invece sono presenti nel ‘cartellino’ del 38enne e la traccia non ha il numero minimo di “punti d’identità” previsto dalla giurisprudenza per attribuire un’impronta, cioè almeno 16-17 minuzie. Secondo Iuliano-Caprioli però in “ambito internazionale” non ci sono questi problemi perché in “alcuni Paesi” del mondo, come “Svizzera, Gran Bretagna” o “Stati Uniti e Canada”, lo “standard numerico” di “minuzie” per identificare correttamente un’impronta si “abbassa notevolmente” e, in alcuni casi, non è nemmeno richiesto. I due esperti hanno scritto nella nota tecnica del 4 marzo 2026 che è un loro “diritto” e persino un “dovere etico e deontologico” esprimere un “giudizio di identificazione e/o esclusione” sulla ‘traccia 33’ rispetto ad Andrea Sempio “prescindendo dalla giurisprudenza” perché – concludono – in un “contesto più propriamente scientifico” e non giudiziario, la quantità di minuzie non è l’unico criterio da utilizzare. Questo articolo Delitto di Garlasco, Paola Cappa: “Stasi fidanzato al funerale di Chiara”. Scontro sull’impronta 33 proviene da LaPresse