Il doppiopesismo di Saviano su Israele ed ebrei

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Nell’estate 2025, Roberto Saviano ha firmato l’appello di un gruppo di intellettuali ebrei di sinistra come Gad Lerner e Carlo Ginzburg per chiedere il riconoscimento di uno Stato palestinese. E a dicembre, assieme agli stessi intellettuali ha firmato anche un appello contro le proposte di legge contro l’antisemitismo che si ispirano alla definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), nonostante questa sia già stata adottata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nel 2020, da quello stesso Giuseppe Conte che oggi la osteggia.A dispetto di queste sue recenti prese di posizione, c’è stato un tempo in cui Saviano difendeva le ragioni d’Israele. Il 7 ottobre 2010, 13 anni prima che quella data si imprimesse nella memoria collettiva per i massacri e i rapimenti commessi da Hamas, l’autore di Gomorra partecipò ad una manifestazione a Roma intitolata Per la verità, per Israele, organizzata dalla giornalista Fiamma Nirenstein e che vide la partecipazione di diversi esponenti del mondo della cultura e della politica. È stata forse la prima e ultima volta che Saviano si è discostato dal pensiero dominante a sinistra.Vicinanza al mondo ebraicoNel febbraio 2009, quando non era ancora un personaggio divisivo come lo sarebbe diventato in seguito, Saviano incontrò l’allora presidente israeliano Shimon Peres. Questi gli espresse la propria solidarietà per il fatto che doveva vivere con la scorta, arrivando a dirgli che “se non te la senti più di vivere nel tuo Paese, il mio è un invito. Sei il benvenuto in Israele”.Essendo di origini ebraiche dal ramo materno, Saviano ha dimostrato in diverse occasioni una certa vicinanza al mondo ebraico: nel luglio 2013, in occasione del Festival di Letteratura e Cultura Ebraica di Roma, ha presentato uno spettacolo musicale sull’Isola Tiberina incentrato sulla storia degli ebrei romani.Nell’ottobre 2015, ha ricordato l’esodo forzato di centinaia di migliaia di ebrei dai Paesi arabi nel ‘900, recensendo su L’Espresso il libro “Tramonto libico” di Raphael Luzon. E nel maggio 2018, ha raccontato in un’intervista al sito ebraico americano Tablet Magazine di aver scritto la bozza di una serie televisiva intitolata Kosher Nostra, incentrata sulla mafia israeliana.Gli attacchi dei propalGià dopo la sua partecipazione alla manifestazione a Roma del 2010, venne fortemente contestato dalla sinistra filopalestinese. Tanto che su Facebook nacque addirittura un gruppo chiamato “Roberto Saviano chieda scusa alla Palestina e ai palestinesi”, che contava centinaia di iscritti. Secondo uno studio del 2012 condotto da Marcella Ravenna, già docente di psicologia sociale presso l’Università di Ferrara, a causa del suo intervento in difesa d’Israele e di un altro video in cui parlava delle sue origini ebraiche, Saviano si vide appiccicare su vari blog appellativi come “servo di Sion”, “nazigiudeo” e “ratto col nasone”, oltre ad accuse di rimanere in silenzio sui palestinesi.Questi attacchi sono continuati anche quando Saviano ha messo da parte la politica per limitarsi ad esprimere dei gusti letterari: nel maggio 2015, ha consigliato in un post su Facebook il romanzo “La collina” dello scrittore israeliano Assaf Gavron, assai critico nei confronti degli insediamenti in Cisgiordania. Nel post, Saviano ha scritto:Se odiate Israele, se odiate i coloni, leggete questo romanzo. Se amate Israele e difendete i coloni, leggete questo romanzo. Ma anche se non vi importa niente del Medio Oriente ma amate la letteratura, allora leggete questo romanzo.Nonostante il tono diplomatico, il post venne bombardato da commenti pieni d’odio nei confronti non solo d’Israele, ma anche degli ebrei come popolo. Curiosamente, alcuni di questi accusavano già allora lo Stato ebraico di commettere un genocidio, a dimostrare come la disinformazione diffusasi dopo il 7 Ottobre abbia radici profondeSebbene oggi Saviano si unisca al coro di chi accusa il governo israeliano di tacciare di antisemitismo chi lo critica, lui stesso ha ricevuto accuse simili dalle frange più estreme della sinistra italiana: nel giugno 2022 è emerso che Michele Foggetta, candidato sindaco della sinistra a Sesto San Giovanni alle amministrative di quell’anno, in precedenza aveva detto che secondo lui il problema “è che Saviano elogia e difende un Paese incredibilmente irrispettoso dei diritti umani e attacca chi non è d’accordo con lui su questo, accusando di questo sempiterno antisemitismo che non può essere una scusa per giustificare il mare di merda che è Israele”.Estremismi di destra e sinistraNel corso degli anni, Saviano ha assunto prese di posizione sempre più divisive sul piano politico, alienandosi il pubblico non di sinistra: dall’aver rivendicato il diritto di portare avanti una campagna d’odio nei confronti di Giorgia Meloni all’aver polemizzato sull’omicidio di Charlie Kirk paragonandolo all’incendio del Reichstag che portò all’ascesa di Hitler in Germania.Nonostante i ripetuti attacchi ricevuti da chi a sinistra lo considera “impuro” per il solo fatto di non odiare Israele, Saviano ha sempre continuato a ripetere che il problema fosse l’estrema destra, mostrandosi molto più indulgente nei confronti degli eccessi della sua area politica.È rimasto di questa opinione anche quando è stato preso di mira da esponenti del Movimento Cinque Stelle, oggi un pezzo fondamentale del Campo Largo. Nel marzo 2018, è emerso che era stato attaccato dalla senatrice grillina Marinella Pacifico in quanto etichettato come “massone”.Il voltafacciaQuesto doppiopesismo ha iniziato ad emergere in maniera evidente per quel che concerne il disegnatore israeliano Asaf Hanuka, il quale nel 2021 ha illustrato Sono ancora vivo, la prima graphic novel di Saviano.Nel 2023, la locandina della fiera Lucca Comics & Games era stata realizzata proprio da Asaf e da suo fratello gemello Tomer, motivo per cui l’edizione di quell’anno del Festival ha ricevuto il patrocinio dell’ambasciata d’Israele in Italia. Quando, dopo il 7 Ottobre, Zerocalcare e altri ospiti hanno deciso di boicottare la fiera a causa del patrocinio israeliano, i gemelli Hanuka hanno anch’essi dovuto rinunciare a partecipare a causa del clima ostile che si era creato.In quell’occasione, Saviano è rimasto assai silenzioso sui social, senza esprimere una particolare vicinanza nei confronti del suo disegnatore. In compenso, si è fatto sentire molto più forte quando c’era da contestare l’operato israeliano o da recitare la parte dell’ebreo “buono”. Una ulteriore prova del suo conformismo e di quanto sia restio a prendere posizioni davvero scomode.L'articolo Il doppiopesismo di Saviano su Israele ed ebrei proviene da Nicolaporro.it.