L’ultimo libro di Andrea Kerbaker è intitolato Casa, dolce casa. Tratta in modo leggero e ironico il tema dell’Alzheimer, che colpisce un anziano signore inglese in forma non del tutto invalidante, ma che in parte gli cancella la memoria a breve. La casa di cui si parla in realtà sono due: la casa di riposo, dalla quale il protagonista George cerca più volte di fuggire, e la sua casa nella quale ha vissuto per tanti anni e dove sogna di tornare a vivere.Il tema è scottante e in qualche maniera mi intriga. Questa malattia è una specie di spettro che tutti temiamo, che ci spaventa e riguardo alla quale in molti facciamo delle piccole auto verifiche, a volte scherzose, a volte preoccupate. Ma in realtà quello che più mi incuriosisce nell’autore è la sua totale imprevedibilità negli argomenti che tratta, dalla narrativa, alla fiction, al racconto degli oggetti, al ripescaggio di personaggi dimenticati (come nel caso del pensionato Tavecchio, de La rimozione) alla saggistica.Kerbaker è uno dei bibliofili italiani più conosciuti e la sua “invenzione” della Kasa dei Libri a Milano continua ad avere un crescente numero di visitatori e di partecipanti alle mostre che vengono installate, ma nel suo raccontarsi si percepisce un velo di insoddisfazione per il modo in cui la sua figura di intellettuale viene definita. Nonostante un numero di libri di successo davvero ragguardevole, con i maggiori editori italiani, in generale Kerbaker raramente viene citato come scrittore, ma soprattutto come bibliofilo, ex manager, innovatore culturale, docente universitario.“E’ una questione di patente” mi dice “me lo ha insegnato Maurizio Costanzo, lui sarà sempre ricordato per il Costanzo Show, io magari per Progetto Italia, per Paul McCartney al Colosseo, per i miei articoli, non per i miei libri, che pur la gente compera e legge”. Scherzosamente mi racconta di temere quasi una sindrome da “Violon d’Ingres”. Il grande pittore francese aveva la passione del violino, alla quale si dedicava con impegno, e avrebbe voluto affermarsi come violinista, ma la fama gli arrise nell’arte pittorica.Così gli chiedo se in trent’anni di libri e pubblicazioni il suo modo di scrivere è cambiato e se il suo percorso, dal Premio Bagutta per l’opera prima fino a Casa, dolce casa, non realizzi le sue aspettative. “A me non interessa il numero di copie che vendo, quello che conta per me è scrivere, scrivere bene. Dal mio primo libro a oggi, il mio carattere costante è la narrativa. Anche quando ho scritto saggi, come i libri su Milano e gli articoli, ho sempre cercato di restare un narratore.” Lo si evince anche nelle mostre e negli inviti dedicati, ogni dettaglio è un racconto e anche dalla sintonia che sentiva con Vittorio Sermonti, che diceva che il suo ruolo era quello di raccontare, con il quale ha organizzato epiche letture della Divina Commedia in Santa Maria delle Grazie a Milano.In fin dei conti Kimi Antonelli, quando ha cominciato a correre in Formula 1, non aveva la patente, ma nessuno può negare che guidasse molto bene.L'articolo Casa, dolce casa: così Andrea Kerbaker tratta in modo ironico il tema dell’Alzheimer proviene da Il Fatto Quotidiano.