Il diritto all’occupazione come motore di autonomia. Questa è l’esigenza più urgente, oggi, per le persone sordocieche, che individuano nell’indipendenza lavorativa la possibilità di abbattere molte barriere. Di questo si è parlato alla 10ª Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche organizzata dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, che si è tenuta a trent’anni esatti dalla prima storica conferenza del 1996 (“Fuori dall’isolamento“). Se allora, però, l’obiettivo primario era l’uscita dall’esclusione sociale, il tema di questa edizione si è spostato sul diritto di decidere autonomamente il proprio progetto di vita.La sfida del lavoro: «Le mie mani vedono e sentono»Il diritto all’occupazione è emerso come il principale motore di autonomia, ma anche come l’ambito in cui persistono le barriere più rigide. La testimonianza di Marzia Pagliarulo, fisioterapista con sindrome di Usher, ha evidenziato come la sordocecità non sia incompatibile con professioni ad alta specializzazione, a patto che l’ambiente di lavoro sappia adattarsi. «Soprattutto mentre lavoro, le mie mani sentono più delle mie orecchie e vedono più dei miei occhi», ha raccontato, sottolineando la necessità di figure come il Disability Manager per trasformare l’inserimento lavorativo da un obbligo di legge a una risorsa reale e concreta. Il rischio, evidenziato da molti partecipanti, è che la digitalizzazione e l’uso massiccio di interfacce touchscreen inaccessibili creino infatti nuovi muri proprio laddove la tecnologia dovrebbe abbatterli.L’affettività oltre il pregiudizioLa Conferenza ha affrontato con forza il tema dell’affettività e del diritto alla famiglia. Le storie di coppie come quella formata da Francesca e Stefano hanno scardinato l’idea che la sordocecità condanni alla solitudine o alla dipendenza dalla famiglia. «L’amore non chiede occhi o orecchie perfette, chiede rispetto e ascolto», hanno spiegato, raccontando la loro quotidianità fatta di convivenza e supporto reciproco. Parallelamente, è emersa la spinta verso nuovi modelli abitativi come il cohousing, che permette alle persone sordocieche di sperimentare la vita fuori dal nucleo familiare d’origine in appartamenti condivisi e tecnologicamente attrezzati, per non dover scegliere obbligatoriamente tra gli istituti assistenziali e la casa dei genitori.La svolta normativa: il riconoscimento della disabilità unicaSul piano normativo e politico, il fulcro del dibattito è stato il recente successo legislativo del Ddl Semplificazioni-bis, che dà piena attuazione alla legge 107/2010 e riconosce finalmente la sordocecità come una disabilità unica e specifica, a prescindere dall’età di insorgenza. Una conquista che riguarda una platea di oltre 360mila persone in Italia. Francesco Mercurio, Presidente del Comitato delle Persone Sordocieche, ha rivendicato il desiderio di «essere protagonista della sua vita, regista e sceneggiatore del film della sua esistenza, non più attore di un copione scritto da qualcun altro». La sfida per i prossimi anni sarà tradurre questo riconoscimento in “diritti esigibili”. Questo significa, ad esempio, adattare le città mappate all’orientamento tattile e dotare i trasporti pubblici di tecnologie assistive che permettano spostamenti autonomi tra regioni diverse. Significa anche garantire l’accesso universale alle informazioni, abbattendo le barriere digitali che oggi rendono inaccessibili i servizi della Pubblica Amministrazione o i fascicoli sanitari. Infine, la conclusione di questo percorso passa per il finanziamento di figure professionali stabili, come interpreti LIS/LIST e mediatori, che devono essere messi a disposizione di ogni persona sordocieca affinché possa studiare, lavorare e partecipare alla vita pubblica su base di uguaglianza con gli altri cittadini.La necessità di una rete sociale e territorialeIl Presidente della Fondazione, Rossano Bartoli, ha tracciato l’impegno futuro della Lega del Filo d’Oro: rafforzare la presenza sul territorio, che oggi conta 12 sedi in tutta Italia. «I contenuti emersi in queste giornate rappresentano una guida preziosa per il nostro impegno futuro: ascoltare direttamente le persone sordocieche ci permette di comprendere in modo sempre più approfondito i loro bisogni – è da questo ascolto che nascono risposte concrete e sempre più efficaci.» L’obiettivo è intercettare le migliaia di persone che ancora rischiano di rimanere escluse dai circuiti di assistenza e partecipazione sociale a causa della complessità della loro condizione. Perciò è importante investire sulla ricerca e sulla riabilitazione precoce, ma anche su nuovi linguaggi come la comunicazione socio-aptica (segnali tattili rapidi su braccia e schiena) che permettono a chi non vede e non sente di percepire i movimenti e l’atmosfera dell’ambiente circostante, garantendo una partecipazione piena e consapevole alla vita sociale.L'articolo “Liberi di scegliere”: a Cervia la decima Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche. La Fondazione Lega del Filo d’Oro: «Oltre l’isolamento, ora il diritto all’autodeterminazione» proviene da Open.