Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto sul noto caso Garlasco, riaccendendo il dibattito sulla condanna di Alberto Stasi e sulle recenti indagini relative ad Andrea Sempio. Durante un convegno a Roma sulla polizia penitenziaria, Nordio ha gettato luce sulle anomalie del sistema giuridico italiano. La sua analisi si colloca in un momento delicato, in cui la Procura di Pavia sta conducendo nuove verifiche sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. Le sue osservazioni hanno suscitato riflessioni sul funzionamento della giustizia italiana e sulla possibilità di cambiare alcune disposizioni legislative.Il caso GarlascoChiara Poggi fu trovata priva di vita nella casa della sua famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Alberto Stasi, ai tempi suo fidanzato, venne inizialmente assolto sia in primo grado che in appello. Tuttavia, nel 2015, dopo un lungo iter processuale, con la Cassazione che chiese un Appello Bis, venne condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. Secondo il ministro Nordio, questa sequenza di eventi processuali rappresenta un’anomalia. Ha infatti sottolineato come sia difficile comprendere come una persona possa essere condannata “dopo due assoluzioni, senza l’intervento di nuove prove decisive”.Le parole del ministro NordioNordio ha descritto il meccanismo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi come “paradossale”. Ha spiegato che, nei sistemi giuridici anglosassoni, una situazione del genere sarebbe impensabile, perché la condanna richiede il superamento di ogni ragionevole dubbio fin dal primo grado di giudizio. Ha poi aggiunto: “Ora sia chiaro, non ho alcuna idea sulla dinamica del delitto o del suo autore, ma posso dire che la nostra legislazione, che rende possibili simili procedimenti, è sbagliata”.Le nuove indagini su Andrea SempioMentre Stasi ha già scontato la pena, la Procura di Pavia ha avviato nuove indagini su Andrea Sempio, un conoscente della vittima. Nordio ha dichiarato che è raro assistere a situazioni in cui “una persona ha scontato una pena severa, mentre si indaga su un altro sospettato”. Tali paradossi, secondo il ministro, generano perplessità e minano la fiducia nel sistema giudiziario.Nordio ha ribadito che, sebbene sia complicato apportare modifiche alla legislazione attuale, è necessario ripensare alcune sue dinamiche. Ha affermato che le regole attuali, che permettono condanne successive a più assoluzioni, dovrebbero essere riformate per garantire una maggiore certezza del diritto. Ha chiuso il suo intervento dicendo: “Queste sono situazioni che lasciano perplessi i cittadini italiani, poiché difficili da giustificare sotto molti punti di vista”.D’accordo le Camere penali. “Il nostro sistema processuale favorisce l’errore giudiziario a causa dello sbilanciamento a favore dell’accusa. Per non dire dei mancati limiti alle impugnazioni delle procure cui seguono condanne dopo doppie assoluzioni e discutibili ribaltamenti di decisioni liberatorie, in assenza di nuove prove. Ovvio lo sconcerto dell’opinione pubblica di fronte a simili oscillamenti che superano la soglia del fisiologico. È urgente una profonda riforma culturale oltre che strutturale che investa il nostro processo e lo restituisca alla sua radice liberale”, ha detto il presidente Francesco Petrelli. “Al di là del clamore mediatico che finisce con l’offuscare i profili di reale problematicità tecnica che pone ogni processo – prosegue Petrelli – si tratta di riflettere sulla scarsa cultura della prova che circola nei processi, sull’utilizzo che spesso si fa solo in chiave puramente retorica del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio e sulla elaborazione dell’indizio in chiave congetturale. Per non dire dell’uso spesso incauto che si fa della cosiddetta prova scientifica e dei rischi cui già ci espone l’incontrollabilità dei contributi, sempre più spesso offerti dall’intelligenza artificiale”.L'articolo Garlasco, su Stasi ha ragione Nordio: follia condannare chi è stato assolto due volte proviene da Nicolaporro.it.