Perché la principessa Catherine riparte da Reggio Emilia

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AGI - A Londra la interpretano già come una scelta politica, ancora prima che simbolica. Per il suo ritorno sulla scena internazionale dopo la malattia, Catherine, Principessa del Galles, non ha scelto Washington, Parigi o il palcoscenico di un grande vertice globale, ma Reggio Emilia. Una città che, nel mondo dell’educazione, è diventata un punto di riferimento internazionale grazie al Reggio Emilia Approach ideato da Loris Malaguzzi.Il significato della visita a Reggio EmiliaSecondo Marco Ubezio, avvocato ed esperto della corona britannica, dietro questa visita si intravede già il profilo della futura regina che il Regno Unito sta imparando a conoscere. “Catherine ha capito da tempo che l’infanzia può diventare il cuore della monarchia del futuro”, osserva. “E non è un interesse costruito a tavolino: nasce anche dalla sua storia personale. Da bambina - ricorda l'autore, insieme a Francesco Spartà, di 'Exit Queen, Scacco alla Regina' - visse ad Amman, dove il padre lavorava per British Airways. Frequentò una scuola internazionale e crebbe a contatto con culture diverse, incluso il mondo islamico. Ed è molto probabile che quell’esperienza le abbia lasciato una mentalità molto più aperta verso modelli educativi innovativi”.Una storia che è proseguita con la sua famiglia attuale. Insieme a William, Principe del Galles, Catherine sta infatti crescendo i tre figli — Prince George, Princess Charlotte e Prince Louis — seguendo un modello educativo molto diverso dalla rigidità tradizionale della corte. "Scuole prestigiose, certo, ma non esclusivamente aristocratiche", sottolinea Ubezio. E soprattutto una quotidianità in cui la famiglia Middleton "continua ad avere un ruolo centrale, rompendo gli schemi storici della monarchia Windsor".La prima visita internazionale dopo la guarigione e il futuro della monarchia britannicaLa visita a Reggio Emilia arriva inoltre in un momento delicatissimo per la principessa. Dopo la malattia, la sua figura si è rafforzata enormemente all’interno della famiglia reale. “Oggi Catherine è probabilmente il membro più popolare della monarchia”, spiega Ubezio“, ricordando che "va chiamata Catherine: il soprannome Kate non le è mai piaciuto, né viene utilizzato da William”.Il futuro della Corona passerà dunque inevitabilmente dalla coppia formata da Catherine e William. Una monarchia nuova, più emotiva, più presente, molto più connessa agli umori dell’opinione pubblica e ai social media. Un approccio quasi opposto rispetto a quello di Elisabetta II - analizza Ubezio che della regina è anche biografo - e del suo celebre principio: “never explain, never complain”. Ma questa trasformazione porta con sé anche un rischio. “La monarchia vive di equilibrio. Serve empatia, ma serve anche distanza simbolica. Se il sovrano diventa troppo simile ai cittadini comuni, la Corona perde parte della propria aura e rischia di apparire come una repubblica mascherata”.    Una corona più 'umana' per un Regno sempre più in difficoltàEppure, in un Regno Unito attraversato da crisi economica, sfiducia politica e tensioni separatiste in Scozia e Galles, Catherine potrebbe rappresentare proprio quell’elemento di stabilità che la monarchia cerca disperatamente. Le sue origini borghesi, unite alla resilienza mostrata durante la malattia, la rendono più vicina ai britannici rispetto alla vecchia generazione Windsor. Ed è forse qui che si trova la vera forza della futura regina: non nell’immagine impeccabile della principessa da favola, ma nella capacità di incarnare una monarchia più umana senza rinunciare al proprio ruolo simbolico.