Per contenere il Dragone serve un G7+. La proposta di Pelanda

Wait 5 sec.

Nonostante il rallentamento del suo sviluppo interno visibile dal 2015 in poi a causa di sovracapacità, cioè produzione industriale superiore alle capacità di assorbimento del mercato, e implosione degli investimenti immobiliari con esiti finanziari destabilizzanti, la Cina a conduzione Xi Jinping non ha rinunciato all’obiettivo strategico di diventare e farsi riconoscere come il primo potere globale. Quale sarebbe la giusta strategia per impedirlo?Nel 1977 Deng Xiaoping ricevette dall’Intelligence la versione segreta del rapporto Andropov che raccomandava le misure per rafforzare l’Unione Sovietica ed evitare che implodesse. Pechino studiò la parte che suggeriva di liberalizzare l’economia, pur tenendola sotto il controllo del Partito comunista, perché non era possibile mantenere il modello depressivo socialista per sfidare il potere contrapposto statunitense nonché aumentare l’influenza globale con un piano strategico di lungo termine sostenuto dall’evoluzione della Cina verso il ruolo di prima potenza industriale, tecnologica e militare del pianeta. Semplificando, il punto chiave della strategia di Deng fu quello di usare una relazione di amicizia con l’America per ottenere capitali (investimenti esteri), addestrare il proprio personale scientifico nelle università statunitensi e rubare tutte le possibili nuove tecnologie. Lo scopo di questo progetto era di ottenere la parità di potenza con gli Usa verso il 2025 e la superiorità poco dopo. L’ufficio scenari del Pentagono (Net assessment) se ne accorse nel 1994-95.Ma l’amministrazione Clinton preferì (per filosofia politica o per incentivi) concedere alla Cina stessa lo status di nazione privilegiata e, soprattutto, quello di membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel 2001 che ne favorì l’espansione globale, con condizionalità minima. L’inesistenza di condizioni, in particolare di fair trade, andrebbe insegnato come uno dei più grandi errori da parte di un potere imperiale: iniziò lì il declino della Pax americana, cioè il finanziamento di un impero concorrente da parte di quello vigente. Per inciso, in quel periodo insegnavo in America e mi attivai per segnalare questo errore senza successo sia con i democratici sia con i repubblicani, oltre che con gli europei, con l’unica soddisfazione di porre un dubbio nei confronti della Cina alle élite nipponiche nel 1996. Tuttavia, lanciai il programma di ricerca euroamericano Nova pax, ben frequentato da colleghi ricercatori e attori istituzionali favorevoli a un’alleanza più grande dell’enorme Cina per contenerne e condizionarne l’emergere come potere globale autoritario.Si legga, per esempio, il mio The grand alliance (2007) che anche contiene un’anticipazione della strategia del “Kissinger inverso”, cioè staccare la Russia dalla Cina per evitare che la seconda conquistasse la prima, oltre che il Sud globale, e diventasse incontenibile. Trovai finalmente attenzione dai collaboratori di John McCain che propose un’alleanza delle democrazie come candidato alle presidenziali del 2008, ma fu sconfitto da Barack Obama. Però Obama lanciò nel 2013 un progetto di due aree di mercato americocentriche che escludevano Russia e Cina. Washington si era accorta dell’errore di Clinton perché la sua Intelligence colse nel 2012 la variazione di strategia nel nuovo leader cinese Xi Jinping: accelerazione della proiezione globale di Pechino e restrizione revisionista delle libertà interne per rafforzare il comando del Partito comunista. In più, con la strategia della Via della seta la Cina volle affermarsi come potere simmetrico opposto a quello statunitense. Quando nel 2017 l’America dichiarò la Cina come nemico, Xi reagì assumendo poteri dittatoriali: iniziò la seconda Guerra fredda. Ora l’amministrazione Trump sta tentando di rimpicciolire l’area di influenza cinese in sud America, Africa, Medio Oriente, nonché staccare Mosca da Pechino.La Cina a conduzione Xi sta cercando di assorbire questa offensiva mostrando un’apparente assenza di reazione, ma sta accelerando un riarmo competitivo e scommettendo su uno scenario di rifiuto della conduzione Trump nel mondo e in America a causa dei suoi eccessi americanisti. Semplificando, la strategia americana è giusta, ma la sua conduzione è sbagliata. Quale sarebbe la giusta conduzione? Un’alleanza di democrazie, che chiamo G7+, più grande della Cina, che trasformi il potere cinese da globale a regionale, nonché condizionato per minore aggressività, commercio equo, trasparenza, eccetera. Non solo. La conduzione Xi di Pechino ha interrotto il metodo consensuale per cambiare i leader ogni decennio e ciò probabilizza una guerra civile quando Xi morirà. Quindi sostengo una grande alleanza delle democrazie che possa contenere e correggere il pericolo prospettico cinese in un orizzonte di dieci quindici anni. Anche per liberare i cinesi dalla dittatura, missione promessa alle famiglie dei miei studenti difensori della libertà uccisi in Piazza Tienanmen nel 1989 e recentemente a Hong Kong.Formiche 223