Tra bilancio e FPF: Roma e Juve alla prova del 30 giugno. E la situazione delle altre big

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Nonostante si sia di fatto già chiusa da oltre un mese, il 30 giugno sarà ufficialmente e formalmente l’ultimo giorno della stagione 2025/26. Per molti dei club di Serie A – quelli con un esercizio che seguono i tempi della stagione sportiva – sarà anche l’ultimo giorno per portare a termine operazioni (specialmente in uscita) di competenza del bilancio che si è aperto il 1° luglio del 2025. Anche in questa stagione, tra mere esigenze di bilancio e la morsa del Fair Play Finanziario UEFA, la deadline del 30 giugno ha fatto discutere e sollevato tematiche economiche tra esigenze più o meno stringenti di cessioni e altri paletti. Ma qual è la situazione delle big italiane a poche ore dalla chiusura dei conti? Chi dovrà necessariamente muoversi? La Roma tra sanzioni e l’uscita dal settlement agreement Partendo dalle situazioni più delicate, la Roma si è ritrovata anche quest’anno di fronte alla necessità di iscrivere plusvalenze nel bilancio al 30 giugno nell’ottica di rispettare i parametri imposti dal settlement agreement firmato con la UEFA dopo le violazioni del Fair Play Finanziario. Violazioni che per lo scorso esercizio hanno portato a una sanzione di 6 milioni di euro. Dopo l’intenzione iniziale di cedere calciatori per avvicinarsi agli obiettivi previsti dal settlement, la Roma sembra avere deciso di intraprendere una strada diversa: nessuna “svendita” e l’intenzione di mettere sul tavolo della UEFA il percorso portato avanti fino a questo momento per dimostrare la propria buona condotta, con la speranza di ricevere una multa nell’ordine dei 10-12 milioni di euro per chiudere definitivamente la partita e uscire dall’accordo transattivo firmato nel 2022. Ma la partita resterà aperta fino a una decisione definitiva della Federcalcio europea. L’ipotesi plusvalenze per la Juventus L’altro club che sembrava dovere iscrivere una plusvalenza entro il 30 giugno era la Juventus. Per giorni si è parlato della necessità di iscrivere una plusvalenza da 12-13 milioni di euro (Miretti il calciatore pronto a essere ceduto), ma proprio ieri il nuovo amministratore delegato Giovanni Carnevali, parlando di Miretti, ha spiegato che «ad ora non ci sono le condizioni giuste per cederlo, anche perché non abbiamo la necessità di fare cessioni in questo momento». Di fatto, la Juventus è già in attesa di una comunicazione da parte della UEFA per quanto riguarda la firma di un nuovo settlement agreement. Un accordo che si baserà sugli esercizi chiusi nel 2023, 2024 e 2025, mentre solo con il prossimo monitoraggio entrerà nei radar della Federcalcio europea anche l’esercizio che si chiuderà nella giornata odierna. La volontà del club di chiudere un’operazione di questo tipo potrebbe essere legata al tentativo di ridurre il rosso dell’esercizio, soprattutto in previsione di una stagione che sarà resa più complicata – sul fronte economico – dalla mancata qualificazione alla Champions League. In ogni caso, i bianconeri non sono obbligati a portare a termine alcun affare ed è possibile che decidano di rinviare tutta l’attività al nuovo esercizio.  Niente vincoli per il Como: tutto rimandato alla primavera del 2027 Dal punto di vista meramente contabile, anche in casa Como la situazione non è rosea. Inevitabile per un club che ha vissuto una fase di startup, la quale ha richiesto investimenti pesanti per arrivare in Serie A e raggiungere addirittura la Champions League, con costi cresciuti in maniera esponenziale e ricavi che non hanno ancora raggiunto lo stesso livello. Come già spiegato da Calcio e Finanza, il club lariano ha alle sue spalle una proprietà di primissimo livello (la famiglia Hartono), che dal 2019 ha versato 300 milioni di euro per la gestione del club e che continua a supportare il lavoro del management, come dimostrato dallo sforzo per trattenere il centrocampista argentino Nico Paz. Essendosi appena qualificato in Champions, il Como verrà monitorato dalla UEFA sul fronte Fair Play Finanziario a partire dalla stagione 2026/27 e solo tra la primavera e l’estate del prossimo anno a Nyon esamineranno i conti della società. Nel mirino finiranno i tre esercizi precedenti, chiusi nel 2024 (oltre 47 milioni di rosso), nel 2025 (105 milioni di rosso) e nel 2026, esercizio che si chiuderà nuovamente in perdita.   Sulla base di quanto previsto dalla “football earnings rule”, questi esercizi possono prevedere un rosso aggregato di 5 milioni, che può essere aumentato fino a 60 milioni di euro se le perdite risultano coperte da versamenti o da patrimonio netto (soglia che può essere alzata di ulteriori 10 milioni per esercizio per quei club che mostrano un buono stato di salute a livello economico finanziario). Il Como, pur eliminando i cosiddetti costi virtuosi (quelli che la UEFA non considera ai fini del calcolo per la perdita aggregata), sarà sicuramente oltre questa soglia.  E lo stesso accadrà verosimilmente per il secondo parametro chiave, quello dello “squad cost”, che misura il rapporto tra i ricavi e il costo della rosa e che non può superare il 70%. Una volta che la UEFA avrà analizzato i conti e verificato le violazioni, il Como siglerà un settlement agreement della durata di tre o quattro anni, un piano di rientro che prevede una multa (una parte fissa e una parte condizionata al raggiungimento di determinati obiettivi), eventuali limitazioni alla rosa e che mira a mettere i club nella condizione di riportare i conti in equilibrio. Nel mezzo saranno definiti obiettivi intermedi che il Como dovrà impegnarsi a rispettare, per evitare sanzioni ulteriori e il rischio di un’esclusione dalle coppe.  La situazione di Inter, Napoli, Milan e Atalanta Guardando alla vetta dell’ultima Serie A, la situazione è decisamente più tranquilla in casa Inter e in casa Napoli. I nerazzurri sono reduci dal primo utile della loro storia recente e sono usciti dal settlement agreement firmato con la UEFA: da ora in avanti dovranno rispettare le norme previste dal Fair Play Finanziario esattamente come gli altri club, senza restrizioni particolari. Lo stesso vale per il Napoli, che ha chiuso sì in rosso l’esercizio al 30 giugno 2025, ma era reduce da due maxi utili nel 2023 e nel 2024. Il club non ha problemi particolari sul fronte UEFA e non ha avuto necessità di registrare operazioni in extremis, potendosi concentrare con serietà sul mercato una volta che sarà ufficializzato anche il nuovo allenatore Massimiliano Allegri. Scendendo in classifica, sul fronte economico anche il Milan si trova in una situazione di tranquillità, figlia degli ottimi risultati fatti registrare tra il 2023 e il 2025, con tre utili consecutivi. Il bilancio 2026 risentirà della mancata partecipazione alla Champions – seppur mitigata dalle plusvalenze – e lo stesso accadrà per l’esercizio che si chiuderà al 30 giugno 2027, anche se l’impatto della mancata Champions sarà in parte attutito dall’Europa League.  Anche i rossoneri hanno comunque rispettato tutti gli obiettivi previsti dal settlement agreement firmato con la UEFA e sono usciti dall’accordo transattivo. Per loro, il monitoraggio proseguirà ora come per le altre società. Chiusura dedicata all’Atalanta. Il club bergamasco si trova in una situazione florida sul fronte economico, e anche senza la Champions League nella prossima stagione, i conti dovrebbero chiudere ampiamente in positivo. La Dea ha fatto registrare dieci utili consecutivi con l’esercizio 2025 e non sembra avere intenzione di fermarsi.  Nonostante l’assenza dei premi UEFA, le plusvalenze per le cessioni di Ederson (al Manchester United) e Palestra (al Chelsea) faranno la voce grossa. Da capire chiaramente in quali bilanci saranno inserite, ma è probabile a questo punto – considerando che ci troviamo già al 30 giugno – che vadano a rinforzare il prossimo esercizio.