Nove cittadini ucraini e due bielorussi sono stati fermati in Polonia per l’espulsione immediata dal Paese. Secondo gli apparati di intelligence di Varsavia, reclutavano e pagavano partecipanti a manifestazioni nell’ambiente dei rifugiati ucraini, con fondi e ispirazione provenienti dalla Russia. Del resto, il modus operandi è quello che Mosca utilizza da anni: sfruttare fratture già esistenti, individuare una comunità vulnerabile, selezionare argomenti sensibili, offrire un compenso e trasformare una protesta in un messaggio politico. Meccanismo emerso anche questa volta, grazie all’operazione condotta dall’Agenzia per la sicurezza interna, l’Abw, con il supporto della Guardia di frontiera.Il 29 giugno il governo di Varsavia ha dunque annunciato il fermo di nove cittadini ucraini e due bielorussi nelle città di Varsavia, Breslavia, Cracovia, Zakopane e Bydgoszcz. Il provvedimento, è bene precisarlo, è stato adottato per dare esecuzione a decisioni di espulsione immediata dalla Polonia. Non si tratta dunque, almeno stando alla nota ufficiale, della conclusione di un procedimento penale già definito.Secondo la ricostruzione dell’ABW, le undici persone avrebbero operato dall’autunno del 2025 reclutando e remunerando partecipanti a manifestazioni organizzate tra i rifugiati ucraini presenti nel Paese. L’agenzia parla di legami con Russia e Bielorussia e sostiene che i fondi destinati ai partecipanti provenissero dalla Federazione russa. L’obiettivo, nella valutazione dei servizi polacchi, era quello di influenzare gradualmente la comunità ucraina in Polonia e indirizzarla verso slogan politici, facendo leva su temi ad alta densità emotiva. Dagli scandali di corruzione alle vicende della politica interna di Kyiv.La leva delle comunità in diasporaIn Polonia, snodo logistico essenziale per gli aiuti diretti a Kyiv, frontiera Nato e principale retroterra sociale della diaspora ucraina, vivono quasi un milione di rifugiati dall’Ucraina, secondo gli ultimi dati disponibili dell’Unhcr aggiornati ad aprile. Una comunità ampia, radicata da oltre quattro anni di guerra, inserita nel mercato del lavoro e nella vita sociale del Paese, ma inevitabilmente esposta alla fatica della permanenza all’estero, al dibattito sulle misure di sostegno e alle tensioni politiche che attraversano l’Ucraina. Frattura sulla quale una campagna di influenza può dunque trovare terreno fertile per alimentare diffidenza tra rifugiati, società ospitante e istituzioni ucraine.Dalla propaganda al sabotaggio Già in un rapporto pubblicato a maggio, l’Abw ha sostenuto che nel biennio 2024-2025 sono state aperte 69 indagini per spionaggio: lo stesso numero registrato complessivamente tra il 1991 e il 2023. L’agenzia ha inoltre segnalato un passaggio da reclutamenti occasionali via internet a reti più strutturate, con il coinvolgimento di ambienti criminali e soggetti dotati di esperienza militare o di sicurezza. Non solo attacchi nel dominio informativo: lo scorso novembre, un episodio di sabotaggio sulla linea ferroviaria tra Varsavia e Lublino, utilizzata anche per il transito di forniture dirette verso l’Ucraina, aveva portato il governo polacco a convocare il Comitato nazionale di sicurezza. I servizi di Varsavia indicarono allora elementi riconducibili all’azione dell’intelligence russa.Tra il sabotaggio infrastrutturale e l’agitazione sociale esiste tuttavia una differenza di metodo, anche se non di obiettivo: in entrambi i casi l’obiettivo è alzare il costo politico, economico e psicologico del sostegno europeo a Kyiv. Nel primo si tenta di colpire la capacità materiale di assistenza. Nel secondo si interviene sulla fiducia, sulla percezione del conflitto e sulla tenuta delle opinioni pubbliche. Si tratta, ancora una volta, di azioni al di sotto della soglia dell’aggressione convenzionale, una somma di operazioni minori, capaci di intaccare, nel tempo, il rapporto tra Stato e cittadini, tra ospiti e rifugiati, tra alleati e partner.