I neofiti della grammatica pubblica deviata dai paradigmi dell’attivismo tutto slogan e niente arrosto, nella loro essenza di ingenui cittadini dal normale buonsenso e poco inclini all’aggiornamento costante in materia di storture da New Speak orwelliano, probabilmente saranno rimasti fermi alla nefandezza che rappresentano le “quote rosa” – l’obbrobrio logico che nella storpiata retorica della parità di generepretende di trattare le donne come una specie protetta mirando a premiare l’appartenenza al genere biologico, non il merito.Poveri loro: potrebbero rimanerci secchi se sapessero che nella rossa Toscana, lì dove la sinistra di govern di Giani ha smesso di misurarsi sui risultati per governare a colpi di ideologia, sono arrivate – udite, udite! – nientemeno che le “quote trans” – le riserve nel concorso pubblico che riconoscono il grande “merito” di aver scelto di cambiare genere. Una follia totale.L’avviso arcobaleno è un bando da 128mila euro di fondi regionali finalizzato alla qualifica di un tecnico della progettazione tessile. Il progetto nasce nell’ambito degli interventi regionali destinati alla formazione professionale, si chiama «C’è stoffa per tutti» e punta alla valorizzazione di una manifattura che riesca a mantenere i crismi della tradizione ma che possa innovarli, digitalizzarli e renderli sostenibili.Nel paragrafo sulla selezione – non ci si crede – la chicca: è prevista (in caso sopraggiungessero un numero di domande superiore al numero dei posti disponibili), «una riserva del 50% per donne, persone non binarie e transgender», con «supporto personalizzato, qualora ne necessitino».Sono immediati gli stridenti controsensi che evidenziano l’esasperazione del cortocircuito. Innanzitutto la condizione d’esistenza: un bando che in chiave utilitaristica mira all’eccellenza ma che nel metodo applica alle persone un criterio che trascura completamente il valore individuale e si sofferma sul “bollino”.Paradossalmente, all’esito della procedura, il vincitore sarà marchiato da un asterisco: talento o riserva? Eccola, l’inclusione per quotaIn secondo luogo, rispetto alla specifica «supporto qualora ne necessitino»: da quando decidere a priori la fragilità altrui è considerata una espressione di rispetto?Poi, l’evidenza eclatante che la riserva impacchetta indistintamente donne, persone binarie e transgender come un’unica grande minoranza – (forse è quello che vogliono: ecco che significano i mucchioni ideologici che campeggiano sugli striscioni ai cortei per la paritá di genere che inneggiano al cosiddetto “Transfemminismo”)Ma il più grande calcio negli stinchi a chi il fiume woke deve sorbirlo da spettatore (annoiato, distratto ed incredulo) è il fatto che tutto questo stia avvenendo nel silenzio più totale delle associazioni femministe – quei movimenti chiassosi e molto abili a far parlare di sé quando ci sono da difendere delle pretese travestite da diritti – che non si indignano, che tacciono di fronte all’eventualità che le donne possano essere equiparate ad altri generi o possano concorrere con categorie di persone considerate ‘’minoranza da tutelare”.Evidentemente, per questi signori della bagarre automatico da patriarcato, la difesa delle donne vale solo quando è strumentale a certe crociate ideologiche. Ma la bandierina issata su un corso pubblico e sventolata coi soldi dei contribuenti è la salsa marcia del woke.di Francesco Catera, 30 giugno 2026L'articolo Non ci crederete: nel bando pubblico arriva la quota trans proviene da Nicolaporro.it.