LA FIFA, L’IRAN, LA NOSTRA IPOCRISIA – Il problema non è certo quello del 3-3 tra Austria e Algeria: di “biscotti” ne avevamo già visti tanti in precedenza, qualcuno lo abbiamo anche subito come italiani.La questione non è quindi aver visto la nazionale dell’Iran estromessa grazie a calcoli che nelle ultime giornate del girone si fanno sempre e molto spesso trovano corpo nell’atteggiamento delle altre avversarie interessate; il vero sopruso è quello che l’Iran ha subito fuori dal campo sin da quando è sbarcato nel continente americano e ha cominciato a patire tutta una serie di restrizioni che si sono riverberate nelle difficoltà logistiche e nel peso delle trasferte da affrontare, visto che Taremi e compagni sono stati costretti a far base a Tijuana dopo il cambio di sede, dato che inizialmente avrebbero dovuto essere di stanza a Tucson.Quindi viaggi lampo negli USA con possibilità molto ridotte di allenamenti sul posto; tensioni con gli esuli persiani nemici del regime degli ayatollah, i visti negati dall’amministrazione Trump a ben undici componenti della delegazione ritenuti troppo vicini al regime di Teheran e tante altre cose che a elencarle tutte otterremmo soltanto l’effetto di aumentare l’amarezza.Con queste premesse si capisce bene che il pareggio artificioso tra algerini e austriaci, così come vari errori commessi dagli iraniani in campo o altri risultati che hanno pregiudicato il loro cammino come la sconfitta dell’Uzbekistan contro il Congo sono un aspetto molto marginale della questione: certi discorsi li faremmo allo stesso modo, anche se l’Iran si fosse classificato primo nel girone.Sarebbe anche fin troppo comodo prendersela con Infantino, sia direttamente sia per interposta persona, visto il legame amicale con Trump; dovremmo prendercela con altrettanta fermezza contro la nostra ipocrisia, compresa quella dell’autore di queste righe, perché nel frattempo abbiamo continuato a seguire questo mondiale, siamo incuriositi dagli esiti degli inediti sedicesimi di finale, ci appassioneremo via via al cammino delle nazionali più prestigiose, commenteremo, scriveremo, faremo pronostici.Diciamo che in questo modo avremo sempre meno tempo per ricordare che in una delle massime rassegne sportive planetarie a un gruppo di atleti è stata resa la vita difficile in ogni modo possibile e immaginabile semplicemente per la bandiera sotto la quale gareggiavano, per il regime che certamente non avevano scelto.L’aspetto più avvilente della questione è che qualcuno ora risponderà che era già successo prima in parecchie occasioni, quindi succederà tante altre volte ancora.LA FIFA, L’IRAN, LA NOSTRA IPOCRISIA – PAOLO MARCACCIThe post La Fifa, l’Iran e la nostra ipocrisia appeared first on Radio Radio.