La paura c’era, e tanta, mediatica e fanatica (per me, in questo caso, dall’inglese “fan”, termine a propria volta abbreviazione del latino “fanaticus”, ossia accecato dall’entusiasmo religioso). Dal punto di vista di Sinner la paura non era affatto immotivata emotivamente né tecnicamente. Il trauma personale e nazionale dovuto alla sconfitta patita contro Juan Manuel Cerundolo al Roland Garros non poteva riassorbirsi del tutto durante le quattro settimane di riposo e controlli. In più, ritrovare il climax agonistico dopo 32 giorni senza match non è facile nemmeno per il campione uscente dei Championships, chiamato ad affrontare, all’esordio, un avversario assai ostico come Miomir Kecmanovic, 26 anni, ATP 51.Sinner, orgoglio e classe: batte Kecmanovic al quinto set nonostante una ferita al piededal nostro corrispondente Antonello Guerrera 29 Giugno 2026Le conferme dei timori collettivi arrivano in fretta. Il serbo - pur reduce da sconfitte sull’erba per mano dell'ungherese Fabian Marozsan sia ad Halle, sia a Mallorca - sfoggia un solido servizio e ottimi fondamentali. A Jannik sembra invece mancare quella frazione di secondo di anticipo che, nel suo caso, gli fa trasformare spesso palle estreme in vincenti. Inoltre, ha un tasso d’errore cinque volte più alto dell’avversario (nel primo set si conteranno 15 suoi errori non forzati contro i 3 di Miomir), perde il servizio sul 4 pari e, immediatamente dopo, la partita d’avvio.Sinner, la caduta, il dolore al ginocchio e il piede insanguinato: cosa è successo a Wimbledon29 Giugno 2026Nel secondo parziale, le paure nostre e di Jannik s’attenuano al finalmente smorto sole del primo pomeriggio londinese. Il potente belgradese formato alla IMF Academy di Bradenton, in Florida, ha un momento di pausa in apertura e Jannik ne approfitta per ottenere il break che difende fino a servire in tranquillità sul 5-3. Nel terzo set Sinner ha più occasioni per prendere il largo, ma Kekmanovic è bravo a rintuzzarle tutte. Sul 2-2 l’italiano cade rovinosamente, si ferisce al piede (lui parla di un’unghia, “niente di preoccupante”, dirà più tardi) ma non sembra preoccuparsene mentre s’allarga una vasta macchia rossa sulla tomaia della sua scarpa destra. Il tie break non registra una prevalenza netta, entrambi esibiscono un tennis a tratti di eccezionale qualità, come quando il serbo annulla il mini break point che varrebbe il set: poi ne ha uno a proprio vantaggio e lo sfrutta con coraggio: 8-6.Ma è proprio qui, quand’è sotto per un set a due, che Jannik capisce che il momentum del match potrebbe cambiare definitivamente: “Avevo perso ma ero contento di essere lì. Ecco, stavo bene”. Quarto set rapidissimo, in dominio (6-2), quinto in crescente fiducia. Dopo 200 minuti esatti, chiude i conti sul 4-6 6-3 6-7 6-2 6-3. È il suo quinto successo in altrettanti match contro Moimir: il primo fu in semifinale alle Next Gen milanesi del 2019, quelle del suo primo trionfo internazionale di rilievo globale, poi nel 2021 ai quarti dell’ATP 250 di Adelaide in trasferta temporanea da Covid a Melbourne, nel 2022 al Masters 1000 di Cincinnati e infine qui a Wimbledon nel terzo turno di due anni fa (una passeggiata, allora: 6-1 6-4 6-2). Il serbo d’accontenta: “Sono orgoglioso di essere stato in grado di giocare cinque set contro il numero 1 del mondo sul campo centrale di Wimbledon, e soprattutto d’aver finalmente mostrato il mio tennis migliore”.Per ora, dunque, il pericolo è scampato. Uscire di scena nei turni d’avvio di uno slam - com’era capitato a Jannik il 28 maggio nel secondo turno parigino - può avere conseguenze di lunga durata per chi è abituato soltanto a semifinali e finali. Per esempio, nel 2013 Roger Federer fu eliminato a Wimbledon al secondo turno dall’ucraino Sergiy Stakhovsky, allora numero 116 del mondo. Nei tre slam successivi non riuscì a tornare in finale: allo US Open si fermò agli ottavi contro Tommy Robredo, agli Australian Open 2014 raggiunse le semifinali e al Roland Garros capitolò nuovamente agli ottavi, sconfitto da Ernests Gulbis. In sostanza, dopo quel ko attraversò un annus horribilis senza imporsi da dominatore nei major.Agli Australian Open del 2017 Novak Djokovic venne battuto al secondo turno dall’uzbeko Denis Istomin, numero 117 del ranking mondiale. Poi, raggiunse “soltanto” i quarti di finale al Roland Garros, si fermò ancora ai quarti a Wimbledon, costretto al ritiro per i problemi al gomito, e addirittura non partecipò agli Us Open per curarsi. Quella sconfitta aprì uno dei pochi passaggi bui della carriera del serbo, prima del ritorno al vertice nel 2018.A Wimbledon 2013 Rafa Nadal fu clamorosamente fermato al primo turno dal belga Steve Darcis, numero 135 ATP. Fu la sua prima eliminazione al debutto in uno slam. La reazione fu però notevole: nel major immediatamente successivo, a Flushing Meadows, conquistò il titolo battendo in finale Novak Djokovic; a Melbourne 2014 raggiunse la finale e quattro mesi dopo trionfò, come al solito, a Parigi.La giornata degli italiani non si chiude con un bilancio positivo. Luciano Darderi, testa di serie numero 14 del torneo, soffre il sempre più convincente americano Ethan Quinn, 22 anni, ATP 63, sconfitto 48 ore fa in finale a Mallorca dallo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Mi raccontano di una partita non convincente dell’italo-argentino, che combatte nei primi set e crolla nel terzo (7-6 7-5 6-2). Elisabetta Cocciaretto dà qualche preoccupazione alla cinese Xinyu Wang, 24 anni, WTA 52, che tre anni fa aveva sconfitto a Guadalajara, in Messico. Sul campo 10, riesce a costringerla al terzo set, ma nulla di più: 6-3 2-6 6-2. Mancano sei altri italiani all’appello del primo turno: il gran circo dell’erba è solo alle prove generali.