TIVOLI – “Ai ricatti ho risposto con le denunce: la giustizia esiste”

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Per quasi dieci anni è finito nel tritacarne giudiziario e mediatico.Accusato da chi si è poi rivelato l’artefice di una macchinazione ingiusta.Ora è il momento del riscatto per Cristopher Faroni, imprenditore della sanità, presidente del Gruppo INI e figlio di Delfo Galileo Faroni, fondatore della catena di cliniche sparse in tutto il Lazio tra cui “Medicus Hotel” di Tivoli, “Villa Dante” di Guidonia e “Città bianca” di Frosinone.A maggio scorso, infatti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva per Giuseppe Costantino, ex maresciallo dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro, e Andrea Paliani, ex sindacalista del Sicel, accusati di aver esercitato indebite pressioni nei confronti del Gruppo INI e della famiglia Faroni, al fine di ottenere cospicui vantaggi economici (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Dottor Faroni, da qualche settimana anche scrittore, autore de “Il Mediterraneo della salute – Tutti insieme per un’Italia leader della sanità”, presentato ad aprile in Senato. Come nasce questo libro e perché ha deciso di scriverlo?«Il libro nasce da una riflessione maturata in anni di lavoro nella sanità e nei rapporti internazionali costruiti in diversi Paesi.Mi sono reso conto che, quando si parla di pazienti che scelgono di curarsi all’estero, l’Italia raramente viene indicata tra le prime destinazioni. L’imprenditore della sanità, Cristopher Faroni, presidente del Gruppo INI Si citano spesso Stati Uniti, Germania, Nord Europa, mentre il nostro Paese, pur avendo competenze mediche, strutture, università, ricerca, capacità di accoglienza e una grande tradizione di cura, fatica a presentarsi come sistema. Il Mediterraneo della salute nasce da qui: dalla volontà di raccontare una visione.L’Italia può diventare un hub sanitario per il Mediterraneo, per l’Africa, per i Paesi arabi e per tutti quei pazienti che cercano qualità clinica, sicurezza, competenza e umanità».Cosa serve all’Italia per riuscire in questa visione internazionale della sanità che racconta nel libro?«Serve innanzitutto una visione di sistema.Non basta avere singole eccellenze, perché quelle esistono già. Bisogna metterle in rete, renderle riconoscibili, costruire un’offerta credibile e organizzata anche per l’estero.Servono semplificazione, programmazione, investimenti e una collaborazione vera tra pubblico e privato. La sanità del futuro avrà bisogno di tutte le energie migliori: servizio pubblico, privato accreditato, università, ricerca, imprese, tecnologie e formazione.Significa anche costruire relazioni con altri Paesi, attrarre investimenti, formare professionisti e valorizzare il nostro patrimonio clinico, scientifico e umano.Devo dire che, sia privatamente che pubblicamente, molti hanno espresso condivisione rispetto alla visione che propongo nel libro».Cosa trova il lettore nel suo libro?«Trova una visione di sviluppo dentro un’opera corale.Ho voluto coinvolgere medici, specialisti, manager, docenti universitari e professionisti che ogni giorno vivono la sanità da punti di vista diversi.Il libro racconta, con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori, perché l’Italia sia già eccellenza in molti ambiti: chirurgia, riabilitazione, prevenzione, longevità, intelligenza artificiale, formazione, organizzazione delle strutture, protocolli clinici sviluppati in Italia e utilizzati nel mondo.C’è anche il tema della cooperazione internazionale, dove storicamente il nostro Paese ha sempre avuto un ruolo importante. Il messaggio è semplice: la salute sarà sempre più un tema globale, che riguarda economia, sicurezza, qualità della vita e relazioni tra i Paesi.Abbiamo storia, professionalità e una cultura dell’assistenza che pochi possono vantare. Dobbiamo crederci di più, con un po’ di sano orgoglio».Dall’internazionalità ai territori. Torniamo qui, dove le strutture sanitarie del suo gruppo hanno le proprie radici: come sta evolvendo la sanità? Di cosa, secondo lei, ha bisogno? E come stanno evolvendo le vostre strutture?«La sanità sta cambiando rapidamente. I cittadini chiedono risposte più rapide, percorsi più chiari, prossimità, prevenzione, tecnologie avanzate, ma anche ascolto.Il tema dei prossimi anni sarà tenere insieme innovazione e presenza sul territorio. I grandi ospedali sono fondamentali, ma non tutto può ruotare intorno all’ospedale.Serve una sanità territoriale forte, capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze: diagnostica, specialistica ambulatoriale, riabilitazione, cronicità, assistenza agli anziani, disabilità, servizi per le famiglie e per le fragilità.Il Gruppo INI nasce con questa vocazione: essere vicino ai territori. INI Grottaferrata, per esempio, è da sempre un riferimento per i Castelli Romani.Continuiamo a investire in qualità, tecnologie, servizi specialistici e percorsi di cura, così come nelle altre strutture del Gruppo, da Villa Dante a Guidonia fino alle sedi del Lazio e dell’Abruzzo».Dottor Faroni, la storia del Gruppo INI si sovrappone inevitabilmente alla storia della sua famiglia e, in particolare, a quella di suo padre, il professor Delfo Galileo Faroni, fondatore del Gruppo. Recentemente sia Grottaferrata che Tivoli gli hanno intitolato spazi pubblici. Che effetto le fa?«È un’emozione profonda.Per noi Delfo Galileo Faroni non è stato soltanto il fondatore del Gruppo INI. È stato un padre, un medico, un imprenditore, uno scienziato e un uomo che ha dedicato la propria vita alla sanità.Vedere il suo nome riconosciuto dalle comunità di Grottaferrata e Tivoli significa molto, perché dimostra che il suo impegno ha lasciato un segno non solo dentro le strutture, ma anche nella vita dei territori. Per la nostra famiglia è motivo di orgoglio, ma anche di grande responsabilità.Quando una comunità decide di ricordare pubblicamente una persona, consegna a chi ne raccoglie l’eredità un dovere: essere all’altezza di quella storia.Questi riconoscimenti non sono solo un omaggio al passato, ma un invito a continuare il percorso che lui ha iniziato».Cambiando argomento: anche sul fronte giudiziario sono arrivate novità importanti. Il vostro gruppo dal 2017 è stato al centro di vicende giudiziarie spinose. Recentemente sono arrivate sentenze positive, che vi fanno giustizia«Le recenti pronunce giudiziarie rappresentano per noi un passaggio importante.Da un lato, la vicenda relativa alle pressioni e ai ricatti subiti dal Gruppo ha trovato un punto fermo nelle decisioni della Cassazione.Dall’altro, sul fronte delle contestazioni che avevano riguardato il Gruppo, sono arrivati pronunciamenti che confermano ciò che abbiamo sempre sostenuto: l’estraneità della nostra famiglia e dell’azienda rispetto a ricostruzioni che ci hanno profondamente danneggiato e la conferma che abbiamo sempre agito correttamente.Vede, la cosa realmente inquietante di questa lunga e brutta storia è che i filoni giudiziari da cui siamo stati investiti sono tutti collegati: è emerso dai procedimenti e dalle sentenze, un torbido disegno complessivo finalizzato a danneggiare il gruppo, manovrato da personaggi, oggi condannati, con una fitta rete di relazioni a vari livelli.È veramente spaventoso ciò che è emerso ma denunciare è stato un atto coraggioso, quanto doveroso.Questo muro di accuse si sta sgretolando e la giustizia sta facendo il suo corso.Le assoluzioni e archiviazioni che si sono susseguite in questi ultimi 2 anni sono state tante».Insieme alle precedenti archiviazioni, queste ulteriori novità danno serenità al Gruppo. È così?«Sono stati anni molto difficili, i più complessi nella nostra storia.Abbiamo vissuto un decennio di accuse, pressioni, danni reputazionali che hanno incrinato i rapporti col sistema finanziario e bancario, con la pubblica amministrazione.Le conseguenze sono state pesanti sull’andamento delle nostre aziende, hanno inciso sul lavoro quotidiano delle nostre strutture e soprattutto sull’impossibilità di costruire e programmare un futuro sereno e di sviluppo.Ora siamo stati assolti in appello per non aver commesso il fatto, nel processo sui fondi di solidarietà. Ringraziamo la magistratura tutta per il grande lavoro fatto.La giustizia esiste».Presidente Faroni, qual è oggi la priorità per il Gruppo INI?«La priorità è continuare a crescere senza perdere la nostra identità. Vogliamo essere un gruppo sanitario moderno, capace di competere sul piano tecnologico e organizzativo, ma sempre fedele alla centralità della persona.Questo vale per il paziente, per la famiglia, per il medico, per l’infermiere, per ogni collaboratore.La sanità non è fatta solo di macchinari o procedure.È fatta di relazioni, competenze e fiducia.Quelle che, passo dopo passo, abbiamo ricostruito in questi anni e che continueranno a guidare il futuro del Gruppo INI».L'articolo TIVOLI – “Ai ricatti ho risposto con le denunce: la giustizia esiste” proviene da Tiburno Tv.