Dalla periferia al centro: come i BRICS rileggono Marx

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di Niccolo Cerbera – È delle ultime ore la notizia riguardo la firma dell’accordo che il Tycoon della Casa Bianca ha sottoscritto nei confronti dell’Iran e che sembra aver portato alla concretizzazione di un’intesa fra i due paesi. Tuttavia Trump non ha intrapreso solo una guerra militare, ma ha fatto sì che ci fossero le condizioni per creare un ulteriore conflitto, questa volta economico, in Europa. Basti pensare alla guerra dei dazi che nel luglio del 2025 è stata tema di molte critiche nel Vecchio Continente.Paul Baran, un visionario?La figura di Paul Baran è stata parecchio controversa nel panorama della Guerra Fredda. Paul fu un accademico di primo livello: nacque in Ucraina nel 1910, studiò economia, storia e sociologia a Berlino, allora Repubblica di Weimar, e a Parigi, e in seguito continuò i suoi studi all’Harvard University dopo il trasferimento negli USA. Baran ricevette una solida base marxista, tuttavia si mostrò ambivalente riguardo al comunismo sovietico. Il motivo di questa contraddizione era dovuto al fatto che l’autore aveva studiato in due contesti profondamente differenti: da un lato ci si trovava immersi in una Germania libera, ma l’autore conservava simpatie verso il comunismo; dall’altro lato, una volta trasferitosi negli Stati Uniti, le sue fondamenta riguardo ai temi economici cambiarono radicalmente. Proprio per via di questo aspetto, è importante rileggere e reinterpretare le opere più importanti dell’autore adattandole all’attuale contesto geopolitico internazionale.On the Political Economy of Backwardness.Una delle sue opere principali fu pubblicata nel 1952 col titolo “On the Political Economy of Backwardness”. L’articolo pubblicato da Baran era un’analisi approfondita sulla condizione dei paesi in via di sviluppo e si inseriva nel contesto dello sviluppo economico, tema molto caro agli economisti del XX secolo. L’autore sottolineava l’inadeguata espansione e lo sviluppo economico dei paesi in via di sviluppo. Di fatto, secondo l’autore, lo sviluppo economico aveva preso piede solo nelle aree occidentalizzate, lasciando aree meno sviluppate come l’America Latina, l’Africa o l’Asia in una condizione di dipendenza economica. Questo era causato dalla natura del colonialismo e del capitalismo, che sfruttava le economie dei paesi sottosviluppati per crescere ed espandersi. Baran vedeva nella crescita economica la soluzione a tale problematica. Di conseguenza era necessario assicurare un aumento continuo della produzione, ottenibile grazie a un incremento dell’utilizzo di risorse sottoccupate, ad esempio attraverso un trasferimento dal lavoro agricolo ad un contesto industriale.Baran faceva un salto indietro nel tempo, ritenendo che l’introduzione del capitalismo nell’epoca feudale avesse comportato più danni che benefici. Di fatto la borghesia era interessata a stringere accordi con i signori feudali e i potenti investitori esteri; di conseguenza istituire una società che avesse contemporaneamente capitalismo e feudalesimo avrebbe innalzato i livelli di corruzione. Tuttavia una dinamica parecchio differente avveniva nelle periferie, dove il capitalismo veniva imposto dall’esterno attraverso il colonialismo e queste ultime trovavano utile allearsi con le vecchie strutture feudali, pur conservando una certa dose di capitalismo. Il risultato era una formazione sociale che Baran chiamava “capitalismo innestato sul feudalesimo”, che produceva tutto tranne stabilità.Ora ci si chiede: le élite dei paesi del BRICS hanno rotto con questa logica? O ne sono l’erede?Il BRICS e la NDB.Le idee di Baran non sono rimaste confinate solo alle opere letterarie, ma sono state messe in atto da parte di tutti quei paesi che in qualche modo sono distanti dall’Occidente, sia da un punto di vista geografico che da un punto di vista ideologico. Nel 2009 si tenne il primo coordinamento diplomatico dei paesi del gruppo “BRIC”. Il termine è stato coniato attorno al 2000 da Jim O’Neill. L’acronimo indica le quattro grandi potenze economiche emergenti, che allora erano identificate in Cina, India, Russia e Brasile. Ad oggi si sono uniti più paesi, tra cui il Sudafrica, e nel 2023 Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Etiopia e Iran. Tutto questo è di vitale importanza, poiché questo gruppo di paesi segue, inconsapevolmente, la linea ideologica di Paul Baran.Di fatto essi costituiscono un movimento completamente opposto a quello occidentale e nascono proprio per offrire una visione differente dell’ordine finanziario occidentale; in particolare, vi è uno scontro diretto con la Banca Mondiale e il FMI. A tal proposito è bene ricordare la fondazione nel 2015 della New Development Bank, la banca per lo sviluppo dei BRICS (NDB). Essa costituisce un modello economico assai differente rispetto a quello deciso dagli Alleati nel 1945 a Bretton Woods, dove fu decisa l’istituzione del FMI e della Banca Mondiale. Secondo i rappresentanti del movimento BRICS la vecchia linea economica non era più all’altezza dell’ordine mondiale instauratosi dopo la Guerra Fredda, e dunque era necessario un cambiamento sotto il profilo economico. La NDB ha adottato una struttura paritaria fra i fondatori, senza diritto di veto, meccanismo completamente opposto rispetto al FMI, dove di fatto Usa ed Europa mantengono il controllo. Tuttavia la banca per lo sviluppo dei BRICS emette obbligazioni in dollari. Questo è un chiaro controsenso: uno strumento nato per ridurre la dipendenza dal centro continua a dipendere dalla valuta del centro stesso. C’è dunque da domandarsi se il cambiamento e la rottura con il sistema tradizionale siano reali o solo nominali.La guerra che Baran aveva previsto.Arrivando ai giorni più recenti, nel novembre 2024 Trump ha minacciato i paesi BRICS di istituire dazi del 100% qualora questi ultimi avessero cercato di sostituire il dollaro con un’altra valuta. Questa minaccia si inserisce perfettamente nel quadro costruito da Baran: quando le periferie cercano di autodeterminarsi attraverso l’indipendenza economica, il centro fa di tutto pur di non perdere il proprio potere. Tale dinamica porta tuttavia a situazioni complicate e controverse. Basti pensare alla Cina, che può essere considerata una “periferia” diventata negli anni polo centrale per i paesi del gruppo. Nel maggio 2026 Trump si è recato proprio in Cina per discutere di affari e investimenti: il rappresentante di un paese centrale, anzi centralissimo, che si reca verso una ex periferia sempre più protagonista. Questo incontro segna il progressivo ridisegnarsi dei confini tra centro e periferia. La Cina, come la Russia o l’India, è diventata un interlocutore imprescindibile che il centro non può più ignorare.