Qui al bar dovevamo immaginarlo: la tiritera sul caldo, sui morti, sul cambiamento climatico, sui negazionisti che non possono più rifiutare l’evidenza, doveva per forza avere uno scopo. Lo ha svelato ieri un “funzionario Ue”, non meglio specificato, senza nome, forse senza volto. L’uomo di Bruxelles ha ricordato che il patrimonio edilizio europeo è “vecchio e inefficiente e in molti casi non è predisposto per far fronte a queste temperature elevate”. Ha ammesso che non esiste “un’unica soluzione”, ma ha ribadito che ristrutturare gli edifici “è un’opportunità per renderli più efficienti, più salubri e più resilienti alle ondate di calore”. Sì, la resilienza non poteva mancare. Ed ecco spiegato uno dei motivi del battage: rilanciare l’epopea di lavori e restauri. L’eurocrate ci ha anche tenuto a sottolineare che le nostre case consumano il 40% di energia ed emettono il 36% di CO2. Forse si è dimenticato che i data center di cui dovremmo tappezzare il continente divorano più corrente di quella che serve alle famiglie di interi Paesi. D’altronde, la colpa è sempre la nostra: inquiniamo e, non contenti, ci ostiniamo a mantenere la proprietà di case inadeguate al cambiamento climatico. Noi italiani non ci vergogniamo di essere così attaccati alla proprietà di immobili tanto poco ecologici? E allora? Ci vuole più Superbonus? Oppure un giorno da Bruxelles ci diranno che dobbiamo sborsare di tasca nostra per diventare resilienti? Nel dubbio, qui al bar ci prepariamo a mesti chiari di luna: dall’essere verdi al lasciarci al verde il passo è breve.Il Barista, 2 luglio 2026L'articolo Fa caldo? L’Ue rilancia la casa green proviene da Nicolaporro.it.