Il nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria continua a prendere forma. Dopo anni di attese, contenziosi e lavori rimasti fermi, il cantiere da un paio di anni è tornato pienamente attivo, con la presenza quotidiana di tecnici e operai. L’intervento in corso ha un valore complessivo di 73 milioni di euro.Negli ultimi mesi sono stati completati diversi interventi importanti: le pavimentazioni, gli ascensori, l’impermeabilizzazione del tetto e una parte rilevante del corpo H, costruito quasi interamente.Un avanzamento che conferma la fase concreta del cantiere, dopo anni in cui il Palazzo di Giustizia si era palesato solo per essere una delle grandi incompiute della città.Il nuovo Palazzo di Giustizia non avrà solo un valore simbolico e funzionale per gli operatori del settore ma porterà anche benefici concreti al Comune di Reggio Calabria.Il primo riguarda gli spazi oggi occupati dagli uffici giudiziari all’interno del Ce.Dir.. Con il trasferimento nel nuovo Palazzo, il Comune potrà liberare gli ultimi piani della struttura, recuperando spazi per gli uffici comunali e riducendo eventuali costi legati agli affitti.Il secondo beneficio riguarda alcune aree interne al nuovo Palazzo di Giustizia. Nella convenzione, infatti, il Comune si è riservato spazi destinati a servizi come bar, ristorante e banca. La gestione di queste aree potrà produrre incassi destinati interamente all’ente.Rispetto al cronoprogramma, servirà circa un anno per la conclusione dei lavori, fissata salvo slittamenti per la metà del 2027.Una prospettiva che, se confermata, consentirebbe alla città di Reggio Calabria di chiudere una delle pagine più lunghe e complicate dell’ultimo ventennio in tema di opere pubbliche.A rivendicare il percorso amministrativo che ha consentito la ripartenza dell’opera è l’ex assessore comunale Carmelo Romeo, che ha seguito da vicino una delle infrastrutture più attese dalla città.“Quando si raggiunge il risultato c’è sempre una grande soddisfazione”, ha spiegato Romeo, ricordando le difficoltà incontrate negli anni e la scelta compiuta in passato dall’amministrazione Falcomatà per sbloccare un’opera rimasta ferma per circa 15 anni.Romeo ha ricostruito il passaggio decisivo che ha permesso di riaprire la partita del Palazzo di Giustizia. La precedente gara, infatti, non aveva prodotto effetti concreti a causa del contenzioso avviato dalla ditta aggiudicataria.“L’opera nei fatti era ferma da circa 15 anni al momento della ripresa del cantiere. Noi abbiamo avuto la lungimiranza di scegliere il percorso più arduo: anziché attendere l’esito del contenzioso, con il sindaco Falcomatà abbiamo deciso di cercare strade alternative”.Il nodo principale era legato all’impossibilità, per il Comune, di riappaltare direttamente la stessa opera mentre era ancora pendente il contenzioso.“Abbiamo dovuto trovare un ente terzo che potesse riappaltare l’opera, fare un nuovo progetto e una nuova gara. Dopo una serie di interlocuzioni, abbiamo individuato nel Ministero della Giustizia il soggetto istituzionale con cui ripartire”.Il protocollo con il Ministero e la ripartenzaIl passaggio chiave fu la sottoscrizione del protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia. Un accordo che ha consentito di rifinanziare l’opera e rimettere in moto l’iter per il completamento del complesso giudiziario.“Il Ministero ha rifinanziato l’opera, il Comune ha messo a disposizione le aree e da lì si è ripartiti sino ad arrivare a questo punto, incoraggiante verso la fine dei lavori fissata per il prossimo anno”, ha evidenziato Romeo.