Bruxelles sogna Belgrado. Tutti gli ostacoli

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Bruxelles sogna Belgrado? L’Unione europea sembrerebbe pronta a riaprire il dialogo con la Serbia, premiando il recente passo indietro del governo su alcune contestate riforme della giustizia. Ma le cose non appaiono semplici. L’annuncio del presidente Aleksandar Vučić di voler lasciare l’incarico e indire elezioni anticipate ha infatti riportato incertezza politica, spingendo Bruxelles alla prudenza e facendo slittare ulteriormente ogni possibile riavvicinamento.La scorsa settimana il Parlamento serbo ha modificato alcune norme che, secondo la Commissione europea e la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, avrebbero compromesso l’indipendenza della magistratura e indebolito la lotta alla criminalità organizzata. Proprio questo cambio di rotta ha convinto la Commissione europea a valutare possibili incentivi per incoraggiare Belgrado a proseguire nel percorso di riforme.L’ipotesi era già stata discussa all’inizio di giugno durante il vertice in Montenegro, dove la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz avevano incontrato Vučić. L’obiettivo è evitare che la Serbia si allontani ulteriormente dall’orbita europea. “C’è la sensazione diffusa che non possiamo permetterci di perdere completamente la Serbia”, ha spiegato una fonte europea a Politico.Il clima è però cambiato nel giro di pochi giorni. Sabato Vučić ha annunciato l’intenzione di dimettersi e convocare elezioni parlamentari e presidenziali anticipate. Pur lasciando la presidenza, il leader serbo dovrebbe candidarsi alla guida del governo come primo ministro, mentre Bruxelles preferisce attendere di capire come si evolverà il quadro politico prima di compiere nuove mosse. Bruxelles ha anche avvertito che il Paese potrebbe perdere oltre un miliardo di euro di finanziamenti europei se il deterioramento democratico dovesse proseguire.La Serbia è candidata all’adesione all’Unione europea dal 2012, ma il negoziato procede a rilento. Non solo per le preoccupazioni sullo stato di diritto, ma anche per gli stretti rapporti mantenuti da Belgrado con la Russia. Il Paese balcanico è sempre stato legato a doppio filo al Cremlino, che considera la Serbia come un “fratello minore” e di cui si considera protettore. Non a caso, è proprio per proteggere la Serbia che Mosca decise di intervenire contro l’Austria-Ungheria, avviando quella spirale che avrebbe poi portato allo scoppio del primo conflitto mondiale.Seppur rallentato, però, il dialogo non si ferma. Belgrado punterebbe adesso ad aprire il terzo cluster negoziale, dedicato a competitività, crescita economica, politica industriale e Unione doganale. Per il capo negoziatore serbo Danijel Apostolović sarebbe un punto di svolta capace di rilanciare un processo fermo da anni. Ma tra gli Stati membri prevale ancora lo scetticismo: per diversi governi, cancellare norme considerate problematiche rappresenta soltanto il minimo indispensabile e non basta, almeno per ora, a giustificare un’accelerazione del percorso di adesione.