La nuova legge elettorale è ancora tutta da scrivere. Più che un Consiglio dei ministri sembra una assemblea di condominio. Ognuno arriva con il proprio progetto e boccia quello altrui. Fratelli d’Italia spinge sull’acceleratore. Lega e Forza Italia tengono il piede sul freno.Gli alleati litigano sulle preferenze. C’è chi vuole far scegliere gli eletti ai cittadini. E chi preferisce continuare a sceglierli in salotto. Il premio di maggioranza poi divide quasi tutti. Per alcuni garantisce governi stabili. Per altri regala troppi seggi a chi arriva primo. Proprio per questi motivi intanto i costituzionalisti lucidano già i ricorsi. La Consulta, infatti, viene già evocata ancora prima del voto. Non manca a seguire il tormentone dei listini bloccati. Il cittadino vota il simbolo, il partito decide il parlamentare. Più che una scelta, sembra una lotteria con i numeri già estratti.Ma la novità più delicata, in fin dei conti, riguarda gli italiani all’estero. Passa quasi inosservata tra i grandi titoli. Eppure potrebbe cambiare davvero molte cose. Oggi il mondo dei nostri connazionali residenti stabilmente all’estero è diviso in quattro ripartizioni. Europa. America Meridionale. America Settentrionale e Centrale. Africa, Asia, Oceania e Antartide.La proposta in discussione punta a ridurle. Alla Camera potrebbero diventare soltanto due. Al Senato addirittura una sola circoscrizione. Sulla carta sembra una semplificazione. Nella pratica il candidato dovrebbe rincorrere elettori in tutto il mondo. Da Buenos Aires a Toronto. Da Zurigo a Sydney. Con una campagna elettorale lunga quanto un giro del mondo. Le comunità più piccole rischierebbero di pesare meno. Quelle più numerose diventerebbero ancora più decisive.Anche i partiti dovrebbero ripensare completamente le strategie.Chi dispone già di una rete organizzativa capillare partirebbe inevitabilmente avvantaggiato. E tra gli italiani all’estero nessuno ignora che il Partito Democratico ha costruito negli anni una presenza molto radicata e ben organizzata. È anche per questo che la maggioranza studia nuove formule. Ufficialmente per rendere il sistema più semplice e stabile. Le opposizioni parlano invece di regole cucite su misura.Il confronto è appena iniziato. Gli emendamenti cambiano quasi ogni giorno. Le certezze sono poche. Le polemiche moltissime.E il vero vincitore, almeno per ora, sembra essere soltanto il caos. (Pier Francesco Corso)