Il presidente dell’Ania Giovanni Liverani lo aveva messo in chiaro, come fa ogni anno in questo periodo: basta con i prelievi punitivi sul settore in sede di legge di bilancio, il contributo delle compagnie assicurative allo Stato può continuare ma deve restare “proporzionato, equo e ragionevole”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto subito dopo all’assemblea annuale dell’associazione, ha risposto senza usare mai la parola tasse, ma con un ragionamento che smonta pezzo per pezzo la premessa della richiesta.“Se lo Stato sta meglio, voi guadagnate di più”Il cuore dell’intervento del ministro è tutto in un passaggio: “Le assicurazioni vanno molto bene, anche perché l’Italia sta meglio”. Non una battuta di circostanza, ma la sintesi di un ragionamento costruito su numeri precisi. Lo spread si è compresso di circa 190 punti base durante questa legislatura, un movimento che secondo Giorgetti “ha favorito il recupero delle valutazioni dei circa 240 miliardi di euro di Btp in portafoglio, riducendo le minusvalenze latenti” delle compagnie. Il Solvency ratio del settore è salito dal 245% del 2022 al 273% del 2025, mentre la redditività ha toccato gli 11,6 miliardi di euro, il 10,8% in più sul 2024 e cinque volte il dato del 2022.È qui che il ministro compie il passaggio politicamente più scomodo per Ania: questo “circolo virtuoso” tra rating sovrano e profitti assicurativi, ha detto testualmente, “rende anche più comprensibile, così come per le banche, la ragione degli interventi di politica fiscale adottati nelle ultime leggi di bilancio”. Tradotto: gli extraprofitti da spread basso giustificano, agli occhi del governo, i prelievi che Liverani chiede di non ripetere. Non è un contributo imposto a un settore in difficoltà, è la restituzione di un beneficio che lo Stato stesso ha creato.“Avete disinvestito i Btp mentre il rischio Italia calava”Se il primo passaggio poteva ancora essere letto come un riconoscimento di merito reciproco, il secondo suona più come un rimprovero. Giorgetti ha fatto notare che, nonostante il minor rischio Paese, gli investimenti delle compagnie assicurative in titoli di Stato italiani sono ulteriormente scesi nel 2025, “sia in percentuale, sia in valore assoluto”. Un dato che il ministro stesso definisce “ancora più rilevante” se si considera che nello stesso periodo il valore complessivo degli attivi gestiti dal settore è cresciuto “a ben oltre 1.500 miliardi di euro”: le compagnie avevano più munizioni finanziarie che mai, e hanno scelto di puntarne una quota minore sul debito pubblico italiano.Il contrasto che Giorgetti mette in evidenza è netto: mentre le assicurazioni disinvestivano, il mercato retail e gli investitori esteri aumentavano l’interesse per i Btp nello stesso arco temporale. Il ministro si è affrettato a precisare che “il mio compito non è entrare nelle scelte di investimento”, ma la sequenza dei fatti che ha scelto di mettere in fila, in un discorso che dura pochi minuti, non lascia molto spazio all’ambiguità: le compagnie hanno beneficiato del calo dello spread sui titoli già in portafoglio, ma non hanno ricambiato la fiducia comprandone di nuovi proprio mentre il rischio scendeva. Un settore che chiede di non essere trattato come un bancomat, insomma, arriva all’appuntamento con un argomento in meno da giocare.Riforme sì, ma a saldi invariatiAl netto del duello a distanza con Liverani, Giorgetti ha usato il palco dell’Ania anche per rivendicare i risultati della riforma della previdenza complementare, costruita in tre passaggi: l’introduzione dell’auto-enrollment “nel pieno rispetto della libertà individuale di scelta”, l’intervento sulle soglie di deducibilità del risparmio previdenziale e la generalizzazione della gestione Life Cycle come opzione di default per orientare gli investimenti verso l’economia reale. Sul fronte europeo, il ministro ha ricordato che la revisione della direttiva Solvency II diventerà pienamente operativa tra gennaio e giugno del 2027 e potrebbe liberare per le compagnie un capitale stimato in 5 miliardi di euro, che Giorgetti auspica vengano indirizzati “a impieghi a lungo termine piuttosto che a operazioni di corto espiro”.Sul capitolo dei nuovi rischi, il ministro ha difeso l’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali già introdotto per le imprese, annunciando che “progressivamente bisogna diffondere” lo stesso approccio alle famiglie, se necessario con il supporto del sistema di riassicurazione di Sace. Ha anche messo in guardia dal rischio di bias algoritmico nell’uso dell’intelligenza artificiale, che potrebbe “limitare l’accesso alle coperture per determinate categorie di utenze, come le piccole e medie imprese o determinate aree geografiche”: un monito che va nella stessa direzione, quella di un settore chiamato a farsi carico di una funzione sociale prima ancora che a incassare margini.Una lettura che non convincerà tuttiVa detto, per completezza, che la lettura di Giorgetti non è l’unica possibile. Dal punto di vista di Ania, il contributo fiscale già versato dal settore resta superiore alla media europea, e la richiesta di prevedibilità normativa non equivale a un rifiuto di partecipare allo sforzo comune: è la richiesta, legittima per qualunque operatore economico, di sapere in anticipo su quali basi verrà chiamato a farlo. Ma il discorso del ministro, letto nella sua sequenza logica, dice altro: la stabilità dei conti pubblici non è un regalo neutro al mercato, è un investimento di cui lo Stato si aspetta un ritorno, in termini di gettito e di fiducia rinnovata verso il debito sovrano. Sul secondo punto, almeno per il 2025, i numeri citati dallo stesso ministro dicono che le assicurazioni non hanno fatto la loro parte.Enrico Foscarini, 2 luglio 2027L'articolo Giorgetti alle assicurazioni: “Profitti record, aspettatevi la batosta!” proviene da Nicolaporro.it.