In un mondo lacerato dalle guerre, ci mancava lo scisma della Chiesa: strappo Lefebvriani

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Dire * – La Fraternità sacerdotale San Pio X ha tirato dritto e proceduto a ordinare quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio a Écône, in Svizzera. Un atto che sancisce una frattura netta con la Chiesa di Roma. A nulla è valso l’ultimo durissimo appello lanciato ieri, martedì 30 giugno, da Papa Leone XVI.La cerimonia si è tenuta questa mattina, mercoledì 1 luglio, davanti a migliaia di fedeli: 17mila i presenti accorsi nella cittadina svizzera, secondo le stime degli organizzatori, provenienti da una settantina di Paesi, per un evento in pompa magna, rigorosamente trasmesso in streaming dal canale youtube della fraternità in sei lingue diverse.Incontrando i giornalisti a Castel Gandolfo, il Pontefice ha inviato ieri un ultimo appello alla Fraternità Sacerdotale San Pio X chiedendo di non procedere con la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio in programma questa mattina, mercoledì 1 luglio. Resa pubblica anche la lettera inviata dal Pontefice al superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, che porta la data del 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, antivigilia del giorno dell’atto che, senza mandato pontificio, costituisce non solo una sfida alla Chiesa di Roma, ma un vero e proprio atto scismatico.“Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei – scrive Leone XIV – e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro (…)“. “Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano- continua il Pontefice- vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”. E ancora: “Prego per voi perché lacerare la Tunica inconsuntile di Cristo è un peccato di estrema gravità – prosegue il testo -. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento”.Il Papa dunque è tornato a chiedere ancora una volta ai lefebvriani di rinunciare a procedere con l’atto scismatico delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. Il precedente storico risale al 9 giugno 1988, quando Giovanni Paolo II scriveva all’arcivescovo francese Marcel Lefebvre una lettera che rappresentava l’ultimo tentativo per fermarlo dall’ordinare quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. E trentotto anni dopo la scena si ripete. Il quotidiano Avvenire ricorda che “nel 1988 Lefebvre tirò dritto e procedette alle ordinazioni episcopali illecite il 30 giugno”.E oggi, “sullo stesso prato di allora, a Écône, borgo svizzero nel Canton Vallese, sede dello storico seminario internazionale della San Pio X, avverrà il medesimo strappo, salvo improbabili colpi di scena all’ultimo minuto”, prevede il quotidiano cattolico. “Anche stavolta saranno ordinati contro la volontà del Pontefice quattro vescovi: Pascal Schreiber (Svizzera, 53 anni), Michael Goldade (Stati Uniti, 46 anni), Michel Poinsinet de Sivry (Francia, 42 anni) e Marc Hanappier (Francia, 36 anni)”. Come allora, il 1 luglio 1988, arrivò dal Vaticano la dichiarazione di scomunica latae sententiae , cioè automatica, per i vescovi consacranti e quelli consacrati, così per giovedì 2 luglio è attesa da Roma un’analoga dichiarazione.“Vi chiedo semplicemente di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardo alla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi”, è la risposta data da don Pagliarani che piuttosto che desistere, chiede a Leone una benedizione. E precisa: “Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa cattolica romana; al contrario, desideriamo servirla in modi straordinari, come si viene in aiuto di una madre in difficoltà che ha bisogno di un aiuto particolare, anche se questo aiuto non è compreso da tutti”.“Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa”, sono le parole di ammonimento che don Davide Pagliarani, ha recitato stamane nell’omelia della messa dello scisma, celebrata come “una giornata storica”, “una festa”. “Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma – ha ribadito riprendendo il ragionamento fatto nella lettera inviata al Papa – noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata”, ha proseguito il religioso. “Potremmo restare indifferenti, ma questo sarebbe tradire la Chiesa”, ha affermato il leader dei religiosi.Nel 1988 la comunità dei lefebvriani contava poco più di duecento sacerdoti, l’anno scorso ne contava 733, con altri 264 seminaristi, oltre a religiosi e religiose presenti in numerosi Paesi. Mentre i laici che vi ruotano attorno si stima siano alcune centinaia di migliaia. I rapporti con Roma da decenni sono stati altalenanti: Benedetto XVI fu il primo a cercare una riconciliazione quando, nel 2009, revocò la scomunica ai primi quattro vescovi consacrati a Écône. Papa Francesco concesse ai sacerdoti della Fraternità la facoltà di confessare validamente e stabilì modalità per il riconoscimento dei matrimoni celebrati nei suoi priorati. Apertura importanti che “tuttavia – conclude il resoconto di Avvenire – non modificarono la situazione canonica della San Pio X”.* Fonte: agenzia Dire.