Il venture capital sta assumendo un ruolo più rilevante nel finanziamento del defense tech, dopo anni in cui il settore era rimasto ai margini degli investimenti privati. La crescita della spesa militare e le indicazioni arrivate dai conflitti hanno aumentato l’interesse per sistemi autonomi, software, sensori e tecnologie capaci di ridurre tempi e costi di produzione. Il rapporto di PitchBook fotografa questa accelerazione, registrando nel primo trimestre del 2026 investimenti pari a 19,8 miliardi di dollari in 262 operazioni, il valore trimestrale più alto della serie. Su dodici mesi il totale è salito a 64,9 miliardi, rispetto ai 30,3 miliardi del periodo precedente.Più capitale nelle fasi avanzateL’aumento degli investimenti si concentra sulle società già in fase di crescita. Late stage e venture growth hanno assorbito l’88% dei capitali del trimestre, per un totale di 17,3 miliardi di dollari. Il venture growth ha raggiunto da solo 9,3 miliardi, una cifra vicina all’intero ammontare investito in questa fase nel 2024.Sono cresciute anche le valutazioni. La mediana pre-money del venture growth è passata da 500 milioni a 1,4 miliardi di dollari, mentre quella del late stage è salita da 95 a 200,8 milioni. Il dato mostra una maggiore disponibilità a finanziare l’espansione industriale, ma aumenta il rischio che alcune società vengano valutate sulla base di ordini e capacità produttive ancora da consolidare.Autonomia, software e sensoriI sistemi autonomi rappresentano il maggiore segmento per capitale raccolto, con circa 16 miliardi di dollari su dodici mesi e 212 operazioni. Seguono il calcolo avanzato e il software, con 9,9 miliardi, e le tecnologie per sensoristica, connettività e sicurezza, con 9,7 miliardi.Gli investimenti riguardano droni, mezzi terrestri e navali senza equipaggio, software per l’integrazione dei dati e strumenti di supporto alle decisioni. Nel mercato dei droni, tuttavia, le valutazioni elevate stanno rendendo più selettiva l’attività dei fondi. Nel colloquio pubblicato da PitchBook con AVP ed Earlybird emerge che il termine comprende attività molto diverse, dall’intelligenza artificiale ai sistemi di navigazione e guida, che richiedono competenze specifiche per individuare dove si concentra il valore.Il divario tra Stati Uniti ed EuropaLa crescita rimane concentrata negli Stati Uniti. Secondo i dati elaborati da PitchBook per il Financial Times, dall’inizio dell’anno fino a metà giugno le startup americane hanno raccolto 11,4 dei 12,3 miliardi di dollari investiti nel settore. Quasi la metà del totale è legata al round da 5 miliardi di Anduril, valutata 61 miliardi. In Europa i round completati hanno raggiunto 460 milioni di dollari, senza includere alcune operazioni ancora in corso.Nel Q&A pubblicato da PitchBook viene sottolineato come il limite europeo non riguardi soltanto la quantità di capitale. Le imprese sono mediamente più piccole e incontrano maggiori difficoltà nel finanziare la crescita, sostenere il capitale circolante e costruire rapporti con grandi gruppi industriali e amministrazioni pubbliche. La verifica passa dalla produzioneLa disponibilità di capitale non garantisce da sola lo sviluppo del settore. Nel dual use, la possibilità di un impiego militare deve tradursi in una domanda verificabile, in test operativi e in capacità produttiva. Sensori, radar, semiconduttori, edge computing, crittografia post-quantistica e sistemi di comando e controllo sono indicati tra gli ambiti ancora meno finanziati rispetto alle necessità militari.La crescita degli investimenti dovrà quindi essere misurata sulla capacità delle aziende di consegnare prodotti, aumentare i volumi e trasformare contratti potenziali in ordini effettivi. È su questo passaggio che si verificherà la tenuta delle valutazioni e la capacità del venture capital di contribuire allo sviluppo industriale del defense tech.