Dietro il terremoto che sta scuotendo la Chiesa cattolica c’è il volto di don Davide Pagliarani, il sacerdote riminese che guida la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che oggi viene indicato come il principale artefice dello strappo più grave tra i lefebvriani e il Vaticano dagli anni Ottanta. La consacrazione di quattro nuovi vescovi nel seminario di Écône, in Svizzera, avvenuta nonostante il richiamo di papa Leone XIV a rinunciare all’iniziativa, rischia di segnare un punto di non ritorno nei rapporti con la Santa Sede. A capo della Fraternita dal 2018 e primo italiano a ricoprire l’incarico di Superiore Generale, Pagliarani è considerato l’esponente che più di ogni altro ha incarnato negli ultimi anni la linea dell’intransigenza dottrinale e della resistenza alle aperture maturate nella Chiesa fino all’attuale confronto frontale con il Vaticano.Il punto di rottura nel 1988Il grande punto di rottura nei rapporti tra i lefebvriani e la Santa Sede si è verificato nel 1988. In quell’anno monsignor Marcel Lefebvre, Fondatore della Fraternità San Pio X, ha consacrato quattro sacerdoti senza aver ottenuto l’autorizzazione pontificia, provocando la dura reazione di Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha decretato la scomunica sia dell’arcivescovo francese sia dei quattro nuovi vescovi. Un parziale riavvicinamento c’è stato nel 2009, quando Benedetto XVI ha revocato la scomunica dei quattro presuli ancora in vita. Il provvedimento rientrava nella strategia con cui il Vaticano cercava, senza riuscirci definitivamente, di ricucire i rapporti con la Fraternità Sacerdotale San Pio X.Il percorso di Don Davide PagliaraniNato a Rimini il 25 ottobre 1970, Pagliarani è cresciuto all’interno dell’universo tradizionalista legato all’eredità di monsignor Marcel Lefebvre. Il suo percorso nella Fraternità inizia nel 1989 con l’ingresso nel seminario di Flavigny, un piccolo comune in Francia. Dopo gli studi teologici e il servizio militare svolto in Italia, viene ordinato sacerdote nel 1996 da monsignor Bernard Fellay, figura destinata a segnare per anni la storia del movimento. Da allora costruisce un profilo sempre più rilevante all’interno dell’organizzazione. Svolge il ministero pastorale a Rimini, viene successivamente inviato a Singapore e, grazie alla crescente influenza acquisita nella Fraternità, assume la guida del distretto italiano tra il 2006 e il 2012. L’esperienza successiva in Argentina, come rettore del seminario di La Reja e docente di Sacra Scrittura e atti del Magistero, contribuisce a consolidarne il prestigio interno e a farne uno dei dirigenti più ascoltati della galassia lefebvriana.L’elezione di Don Pagliarani a Superiore GeneraleLa sua ascesa raggiunge il culmine nell’estate del 2018, quando il Capitolo generale della Fraternità, riunito a Écône, lo elegge Superiore Generale per un mandato di dodici anni. L’elezione viene interpretata fin da subito come il successo dell’ala più rigorosa dell’istituto. Dopo l’insediamento, Pagliarani imprime infatti una direzione ancora più netta alla Fraternità, rafforzando la distanza dalle posizioni concilianti che in passato avevano alimentato il dialogo con Roma. Attorno a lui si coagula una leadership convinta che le divergenze con la Chiesa ufficiale non riguardino semplici questioni disciplinari o liturgiche, ma investano il cuore stesso dell’interpretazione della fede cattolica. In questa prospettiva, la Fraternità continua a leggere con profonda diffidenza molte delle riforme e delle aperture sviluppatesi dopo il Concilio Vaticano II, considerandole all’origine di una crisi che avrebbe progressivamente indebolito l’identità tradizionale della Chiesa. Una delle critiche più aspre mosse al Concilio Vaticano II è dovuta alla scelta di non celebrare più la messa in latino, lingua universale della Chiesa.Le critiche a Papa Francesco Questa impostazione emerge con chiarezza nelle prese di posizione pubbliche che hanno accompagnato gli anni del suo governo. Pagliarani ha contestato duramente l’esortazione apostolica Amoris laetitia, ha criticato il Sinodo per l’Amazzonia e ha attaccato sia l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco sia il Documento sulla Fratellanza Umana di Abu Dhabi, giudicandoli incompatibili con la tradizione cattolica. Ancora più duro è stato il giudizio espresso sulle scelte pastorali di papa Francesco. In un incontro con alcuni giovani, nel marzo 2026, ha definito «catastrofiche» alcune decisioni del precedente pontefice, sostenendo che «la morale tradizionale riguardo al matrimonio è stata rovinata» e che, in nome dell’adattamento al mondo contemporaneo, «si arriva così a giustificare tutto». Il muro al mondo LGBTQ+Altrettanto netta la sua opposizione alle benedizioni delle coppie omosessuali e alle iniziative promosse dal mondo LGBTQ+, descritte come il segno di una Chiesa che, a suo giudizio, starebbe aderendo alle «grandi aspirazioni del mondo moderno». Parole che restituiscono il profilo di una figura decisa a difendere una visione rigorosamente tradizionale del cattolicesimo. «La Chiesa sta entrando pienamente in tutte le grandi aspirazioni del mondo moderno. Tutta la questione LGBT la riguarda. Sono andati in pellegrinaggio a Roma; a Roma, in pellegrinaggio. Ma non per chiedere perdono per i loro scandali e i loro peccati. No, per dimostrare che possono finalmente avere il loro pellegrinaggio come LGBTQ+, e tutto ciò che ne consegue. È incredibile. È incredibile», commentò Pagliarani. L'articolo Chi è Don Davide Pagliarani, il primo italiano a capo dei lefebvriani. Lo strappo col Papa, il veleno su Francesco e il muro contro i gay benedetti in chiesa proviene da Open.