Mar, 30 Giu 2026Non era mai accaduto nella storia che per tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo, i tedeschi non salissero sul podio.DiMarco SacchiCondividi l'articolo(Foto: Robert Cianflone/Getty Images)«Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince». A rileggere oggi questa frase attribuita all’ex attaccante Gary Lineker dopo la semifinale di Italia ’90 tra l’Inghilterra e la Germania, viene da chiedersi cosa sia cambiato in questi anni per renderla così distante dalla realtà. Una premessa: l’Italia vive ormai da 16 anni una delle fasi peggiori della sua storia, una situazione che non ci mette sicuramente nelle condizioni di puntare il dito contro i risultati altrui. Tuttavia, così come il nostro calcio – a livello di club e di Nazionali – si trova spesso al centro delle critiche (giustamente, considerando risultati ben più gravi viste le tre mancate partecipazioni), è interessante capire come se la stiano passando anche i nostri competitor e allo stesso tempo è lecito chiedersi: il modello tedesco funziona? Italia e Germania sono due delle Nazionali più vincenti nella storia della Coppa del Mondo: entrambe possono vantare quattro titoli mondiali e si posizionano alle spalle del solo Brasile, che ne ha vinti cinque. E tutte e due le Nazionali negli ultimi anni sembrano avere seguito una traiettoria per certi versi simile, seppur con alcune differenze rilevanti. Nel dettaglio, guardando il percorso dei tedeschi nelle ultime edizioni della Coppa del Mondo, se è vero che quantomeno – a differenza degli Azzurri – la qualificazione è sempre stata centrata, va comunque sottolineato che dopo l’ultimo successo del 2014 (in finale contro l’Argentina) sono arrivati solo prestazioni estremamente deludenti. In particolare, la Germania ha inanellato i seguenti risultati: Mondiali 2018 – eliminazione alla fase a gironi Mondiale 2022 – eliminazione alla fase a gironi Mondiale 2026 – eliminazione ai sedicesimi di finale Di fatto, è da tre edizioni che la Nazionale teutonica non rientra nelle migliori 16 squadre del pianeta. E guardando agli Europei, anche da questo punto di vista i risultati non sono stati particolarmente brillanti con un’eliminazione ai quarti di finale (2024), una agli ottavi di finale (2021) e una in semifinale (2016, superando ai rigori nei quarti proprio un’Italia in grande difficoltà). Uno score di basso livello per una Nazionale che storicamente è sempre stata abituata a classificarsi nei primi posti. Prima del Mondiale 2026 non era mai accaduto che la Germania rimanesse fuori dal podio per tre edizioni consecutive. E prima del successo nel 2014 erano arrivati un secondo posto (Guappone e Corea 2002) e due terzi posti (2006 e 2010). Di fatto, i Mondiali in cui Die Mannschaft ha fallito sono stati pochi negli ultimi 60 anni: quello del 1978 (dove è arrivata al secondo turno) e quelli del 1994 e del 1998 (con i quarti di finale). Spesso per giustificare gli insuccessi degli ultimi anni si è parlato di eccessiva riconoscenza nei confronti di alcuni calciatori, come sta accadendo ora nei confronti di Manuel Neuer. Un tema sollevato anche per la Nazionale italiana in passato, dimostrazione che tutto il mondo è Paese. E neppure Julian Nagelsmann – che aveva fatto molto bene con il Lipsia e nella sua prima stagione al Bayern Monaco – è stato esente da critiche, anche per la sua decisione di non dimettersi, almeno per il momento. Insomma, spesso si è parlato di un modello tedesco da seguire. Lo si è fatto anche per i club (specialmente sul fronte azionariato popolare, un modello che funziona in Germania anche e soprattutto per ragioni culturali), dove sicuramente il Bayern Monaco rappresenta una macchina organizzativa quasi perfetta e che in Italia non ha paragoni, ma allo stesso tempo i risultati in Europa degli ultimi anni non vedono i club italiani così distanti da quelli della Bundesliga. E lo stesso si può dire per la Nazionale, per quella che fino al 2014 è stata sempre (o quasi) una corazzata e che da dodici anni a questa parte fatica invece a trovare i risultati a cui era abituata. E quindi largo alle critiche e ai processi, in attesa che la celebre frase di Lineker possa tornare di attualità, magari già da EURO 2028. Developed by 3x1010