Due giorni fa Fanpage ha ricevuto e pubblicato la lettera di una madre che desiderava denunciare ciò che è accaduto al figlio durante l’esame di terza media presso la Scuola Media De Curtis di Aversa. Pare che quando l’insegnante di italiano gli ha chiesto chi fosse il suo cantante preferito lui abbia candidamente risposto Geolier. Pare che a quel punto sia intervenuta l’insegnante di musica che con tono perentorio lo abbia «mortificato», queste le parole della donna, sostenendo che il rapper di Secondigliano sarebbe «la rovina di questa società» e «l’antitesi della musica». Non ci soffermeremo sul fatto che un tale livore da parte di un insegnante contro un alunno di 13-14 anni su un tema così leggero, ma soprattutto intimo, durante un esame di licenza media, sia fuori luogo. Ci sembra, restando in tema scolastico, elementare. Ma questa storia, abbastanza misera, non possiamo dire che ci stupisca, infatti navigando di social in social negli ultimi giorni, in concomitanza con uno tour dallo strepitoso successo che ha toccato Termoli (sold out), Milano, Roma (sold out), Messina (sold out) e tre volte, sold out, il Diego Armando Maradona di Napoli, ci siamo accorti del clima di odio con cui viene accolta l’ascesa di Geolier. Da dove nasce l’odio per GeolierIl perché, nella maggior parte dei casi, non ha niente a che fare con la musica. Intanto è un rapper, quindi brutto, sporco e cattivo di default, in più è napoletano, in più rappa esclusivamente in napoletano, lingua che risveglia uno snobismo sciocco e anacronistico ma ancora purtroppo piuttosto vivo e vivace. Senza contare, lo squarcio sulla faccia del Festival di Sanremo quando nel 2024 ha osato partecipare e quasi vincere. Questa valutazione, a dir poco superficiale, ha creato una sorta di bizzarra equazione per cui al moltiplicarsi del successo, dei numeri, eccezionali, tra miliardi di stream, sold out in uno schioccare di dita e quasi cento dischi di platino, si moltiplica anche l’odio, quasi sempre gratuito nei suoi confronti.Oggi non c’è un solo argomento che sui social non venga vivisezionato con volgarità e violenza, ma poi, come si vede nella storia di cui sopra, esiste anche un riflesso sulla realtà piuttosto sgradevole. Non vogliamo puntare il dito contro un’insegnante di musica di provincia: il suo parere, siamo onesti, vale il poco che vale. Forse qualche dirigente dovrebbe preoccuparsi della preparazione all’insegnamento di chi affronta la materia musica in maniera così sconclusionata e tranchant, cieco dinanzi la connessione tra evoluzione e, anche, ci mancherebbe, involuzione in molti casi, del mondo e le arti. Ma se un’insegnante che esercita in un contesto già difficile come quello dell’istruzione in Italia, perlopiù al Sud, pensa che «la rovina» della società sia un rapper, allora la cosa in linea di massima si commenta da sola. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da RICH GUAPP’ (@geolier)Il talento di GeolierMa una domanda ci piacerebbe comunque rivolgergliela, molto semplice: è mai stata a un concerto di Geolier? Noi sì, e qualora ci fosse là fuori qualche genitore preoccupato perché il figlio ascolta in cameretta Geolier, possiamo garantire che non c’è bisogno di farsi prendere dal panico, anzi, l’esatto opposto. Ne abbiamo visti di rapper arraffare stream, follower e danari con la sufficienza di chi ha ottenuto dalla musica ciò che desiderava, ovvero un consenso più o meno vuoto di contenuti significativi e il più immediato possibile. Geolier si è sempre mosso in maniera totalmente diversa, non ha cercato questo successo, è stato trascinato verso questo successo da un talento cristallino, forse anche piuttosto involontario, come se un tocco divino degno di una vittoria alla lotteria, abbia bussato proprio alla porta di quella casa di Secondigliano.Geolier non si accontentaGeolier in quest’ultimo strappo di cronologia della storia della musica italiana ha un successo talmente stellare che se si fosse presentato sul palco con un dj e quattro basette, affidando lo show a un qualche estroso ingegnere da videowall, avrebbe speso meno, incassato di più, fatto sicuramente meno fatica e soddisfatto la maggior parte del suo pubblico. Geolier, per farla breve, poteva anche non sforzarsi più di tanto. Invece no, lui ha scelto la via più complessa, ha scelto di considerare il suo pubblico (i nostri figli, nipoti, fratelli minori o, magari, a proposito, alunni) non una manciata di banconote asserragliate in un perimetro di cemento, ma ospiti in casa da trattare con ogni riguardo possibile. Ha scelto, per dire, di spiccare il volo a 30 metri di altezza, andando letteralmente incontro ai suoi guagliù, radendo al suolo qualsiasi tipo di distanza tra chi sta sopra e sotto il palco, facendosi megafono per una generazione che, forse per trovare una forma di disturbato autocompiacimento (ma sarebbe questa materia sociologica, quindi non andiamo oltre) i più vecchi insistono nel raccontare come una massa di decerebrati senza alcun gusto. Ha scelto una narrativa ben definita per raccontare il percorso di una persona normale che da un quartiere complicato di una città che risplende di amara e stupefacente bellezza riesce ad arrivare fino a lì, in quel momento, davanti ai tuoi occhi, in oltre due ore e mezzo di show esplosivo che riesce anche a ritagliarsi momenti di strabiliante intimità. Di mostrare insomma come davvero Tutto è possibile, titolo non casuale del suo ultimo meraviglioso disco. Il rap di Geolier e l’incontro con 50 CentA proposito di brani, quelli di Geolier sono magnifici, vibrano di un istinto artistico purissimo e assai raffinato; sì, raffinato, proprio lui, che canta in napoletano, che, come ha più volte detto, è l’unica lingua che riconosce come madre, proprio lui che, essendo un rapper, si veste come un rapper, e il rap è una cultura a parte, cui narrativa passa anche dal look, dall’immagine o, potremmo azzardare, da un immaginario. Un immaginario che, lo sappiamo, spesso si riduce all’immagine senza alcuna sostanza, ma non è questo il caso di Geolier, che è lontano anni luce da quella categoria di rapper per cui il rap non è una modalità d’espressione ma di esposizione e tanto basta, e va bene così. Un approccio evidente, incontrovertibile, confermato dagli amici, rockettari da manuale, old school, che ci siamo portati dietro al concerto e che sul finale erano del tutto esaltati da un artista che finora avevano totalmente ignorato. E se non vi fidate dei gusti nerd degli amici di cui sopra, fidatevi perlomeno di quello che dicono i più importanti rapper del game italiano, che hanno immediatamente adottato Geolier e sono rimasti lì ad applaudire quando Geolier, come era inevitabile, li ha raggiunti, superati e perfino doppiati sotto molti aspetti. E se non basta fidatevi di 50 Cent, uno che ha scritto capitoli fondamentali della storia del rap, quindi della storia della musica mondiale, che non è stato pagato per il featuring su quella mina di Phantom, ma ha semplicemente capito lo spessore di quell’artista che doveva aprire il suo concerto a Napoli, poi mai realizzato, ma che ha rinunciato al proprio cachet, evidentemente sostanzioso, in cambio di un incontro con quello che era il suo idolo da piccolo. Ve l’assicuriamo: Geolier in purezza. A quel punto è scattata la scintilla, che non sarebbe mai scattata se 50 Cent non si fosse trovato davanti ad un artista vero. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da RICH GUAPP’ (@geolier)La responsabilità di essere discriminatoUn’impostazione, concettuale, che se non parlassimo di un artista con tutti i crismi, non sarebbe stata possibile, Geolier non ne sarebbe nemmeno stato in grado. Perché ci vuole la materia prima e ci vuole gusto nel trattarla, cosa che a Geolier non manca di certo. Chiaro, per accorgersene serve prima accostarsi al rap, a tal punto da saper distinguere i musicisti, gli artisti, i produttori, quelli che operano con un intento artistico, e certi bulletti che scimmiottano l’immaginario di cui sopra. Ecco, Geolier è proprio un’altra cosa, eppure si sta sobbarcando la responsabilità di essere se stesso, prima di tutto napoletano e di una forma di detestabile razzismo (spiace ma non abbiamo trovato altre parole) che ha orbitato a mezza bocca quando si è presentato, da artista con più dischi venduti, nel tempio del Festivàl della Canzone(tta) Italiana. La responsabilità di sentirsi dare, come ha fatto tale Costantino, giusto per citare il primo genio che passa, dell’«imbecille che nulla ha a che fare con la musica. Chiaro esempio di raccomandazione camorristica». Questo il tenore dei commenti che si rincorrono sui social. Senza che invece gli venga riconosciuta la favola che sta vivendo dalla sua Secondigliano, portando orgogliosamente i colori della propria città, provando, attraverso il proprio successo, a spiegarla, a decifrarne l’immensità, nonché la profondità, di una cultura che in nessun angolo dello stivale è altrettanto affine alla musica. Anche per questo forse la scelta di rappare sempre e solo in napoletano, che poi, da un punto di vista tecnico/fonetico, è perfetto per il rap, come l’inglese, molto più dell’italiano. Non a caso, nonostante la forte connotazione con la città, basta aprire il suo profilo su Spotify per accorgerci che Napoli non è nemmeno la prima città in cui Geolier è più ascoltato, ma viene dopo Roma e a poche manciate di stream da Milano, il che vuol dire che il fenomeno è del tutto italiano.Provate ad ascoltare GeolierAscoltate canzoni come M’ manc, Come vuoi o A Napoli non piove, titoli che afferriamo a caso da una discografia finora pressocché perfetta. Fatelo senza pregiudizi, accogliendole in tutta la loro grazia, senza doverle necessariamente accostare a quelle dei grandi del cantautorato italiano, che è operazione tanto inutile quanto sciocca, magari riappropriandovi degli elementi base della musica, come la mera costruzione del suono, inteso come suono degli strumenti, intesa come produzione dei brani ma anche, forse soprattutto, come suono della lingua napoletana, staccandosi dalle didascalie dei testi, della narrativa elementare, della poesia sputtanata. Tutto a quel punto vi risulterà palese, forse anche che, purtroppo, non si può non pensarlo, dietro certi (pre)giudizi si nasconda qualcosa di più oscuro e misero della difesa della musica «fatta come si deve», ma che sotto attacco ci sia piuttosto una cultura che viene rifiutata, derisa, insultata a prescindere, creando solchi tra generazioni che potrebbero serenamente non esistere. Basterebbe, semplicemente, banalmente, accompagnarli questi ragazzi ai concerti, con lo spirito di chi vuole conoscerli, capirci qualcosa in più. L’occasione arriverà presto, Geolier la prossima estate farà sei concerti di fila, di nuovo a casa sua, al Diego Armando Maradona di Napoli. Tre sono già sold out ma se vi sbrigate, intendiamo proprio se vi precipitate, potete trovare un biglietto. Forse allora vi accorgerete che le rovine della società sono ben altre e i ragazzi, compreso Geolier, quelli che «non capiscono niente» e «che gusti di merda», al massimo, sono la soluzione.L'articolo Il destino di Geolier: più ha successo e più lo odiano. E la musica, spesso, non c’entra niente proviene da Open.