All’alba di martedì i carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato compiuto nell’autunno dello scorso anno ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nei pressi della sua abitazione nella zona di Torvaianica.Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo in luogo pubblico, oltre a minaccia e danneggiamento. Le accuse sono aggravate dall’aver agito in un gruppo composto da più di cinque persone e con modalità ritenute di stampo mafioso. L’esplosione era avvenuta davanti al cancello dell’abitazione del conduttore televisivo, causando la completa distruzione delle due auto parcheggiate all’interno della proprietà e provocando danni anche al muro di recinzione.I soggetti hanno precedenti per droga e danneggiamenti, sono residenti nei comuni di Nola, Cicciano e Avella, nelle provincie di Napoli e Avellino, e hanno tra i 53 e i 22 anni. E il loro compenso per l’attentato si sarebbe aggirato intorno alle diverse migliaia di euro.Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, per l’attentato sarebbe stato impiegato un esplosivo da cava ad alto potenziale, la cosiddetta “gelatina da cava”. Gli inquirenti la descrivono come un materiale ormai poco utilizzato ma dotato di un’elevatissima capacità distruttiva, elemento che farebbe ipotizzare l’esistenza di un canale illecito per l’approvvigionamento di esplosivi.Le indagini hanno inoltre permesso di individuare il veicolo utilizzato dal gruppo, una Fiat 500X noleggiata in Campania e successivamente rintracciata grazie ai passaggi sulla via Pontina e ai riscontri ottenuti attraverso le celle telefoniche.Per gli investigatori il commando avrebbe agito su incarico di terzi, in cambio di un compenso economico. I presunti mandanti, secondo l’accusa, avrebbero fornito agli esecutori il denaro necessario, schede telefoniche dedicate, supporto legale e persino predisposto un eventuale piano di fuga all’estero, cercando al tempo stesso di ostacolare il lavoro degli investigatori con tentativi di depistaggio.L’inchiesta coinvolge anche altri indagati. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni domiciliari per acquisire ulteriori elementi utili alle indagini. Si è trattata di una inchiesta particolarmente complessa, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm della Dda Carlo Villani, che ha visto l’analisi delle telecamere e rilievi tecnici e scientifici svolti dalla Sezione Rilievi, dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e dal Ris di Roma. La svolta è arrivata proprio grazie all’analisi dei tabulati telefonici: i dati dei ripetitori hanno permesso di dimostrare che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell’attentato (dove si sono presentati in due) sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona sei giorni prima (a farlo sono stati in tre).Articolo in aggiornamentoL'articolo Attentato a Ranucci, arrestati in quattro: “Partiti dalla Campania su commissione” proviene da Nicolaporro.it.