Conte fa la vittima e cede: “Andrò in audizione”. Ma le domande sulle mascherine restano

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Quando un politico smette di rispondere nel merito e comincia ad accusare chi pone le domande, quasi sempre significa che quelle domande hanno colpito un nervo scoperto. Giuseppe Conte, ospite ieri sera di Quarta Repubblica, ha scelto di affrontare così il caso delle mascherine acquistate durante l’emergenza Covid: non concentrandosi soltanto sui fatti, sulle procedure e sulle responsabilità di quella stagione, ma aprendo un fronte contro i giornali che continuano a occuparsene.Il bersaglio è soprattutto il Giornale, insieme alle altre testate del gruppo Angelucci, definite quelle “che fanno da corredo mediatico, da trombettieri ogni giorno”. Rivolgendosi al direttore Nicola Porro, Conte ha poi presentato il conto della presunta persecuzione: “Sa”, ha detto rivolgendosi con tono fermo, “quanti articoli hanno dedicato i giornali di Angelucci? 50 a me, Il nemico pubblico numero uno. Io vengo qui e parlo di tutto…”.Il numero degli articoli diventa così una prova d’accusa. Cinquanta pezzi non sarebbero il risultato dell’interesse giornalistico per una vicenda che coinvolge un ex presidente del Consiglio, ma la dimostrazione di un disegno politico e mediatico. Eppure Conte, durante l’emergenza Covid, non occupava un ruolo marginale. Era a Palazzo Chigi, guidava il governo, firmava i decreti, annunciava le restrizioni e rivendicava le decisioni assunte dall’esecutivo. Pensare che oggi la stampa debba smettere di interrogarsi su quella fase significa pretendere una sorta di immunità retroattiva dal controllo pubblico.L’ex premier sostiene invece che “c’è una campagna denigratoria, diffamatoria, dove scrivono in prima pagina: ‘I misteri di Conte’, ‘Il sistema delle tangenti’, ‘Il sistema Conte’… 50 articoli solo i tre giornali di Angelucci”. La logica è comoda: quando le domande si moltiplicano, non dipende dal fatto che manchino risposte convincenti, ma dall’esistenza di una campagna. Quando i titoli sono sgraditi, diventano automaticamente diffamatori. Quando una vicenda viene approfondita, dietro deve esserci qualcuno che dirige l’orchestra. Quel qualcuno, secondo Conte, sarebbe il cosiddetto trio dei patrioti. I giornali che quotidianamente affrontano il tema delle mascherine sarebbero infatti “imbeccati dal trio dei patrioti (Bignami, Lisei e Buonguerrieri, esponenti di FdI, ndr)”. Un’accusa piuttosto pesante, perché trasforma i giornalisti in semplici esecutori di indicazioni politiche e ogni ricostruzione scomoda in propaganda commissionata.Il paradosso è evidente. Conte denuncia una macchina denigratoria contro di lui, ma nello stesso tempo riserva agli avversari politici definizioni tutt’altro che concilianti. Chiede rispetto per la propria reputazione, mentre mette in dubbio l’onore e la buona fede di chi siede nella commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Il garantismo sembra valere soprattutto quando deve proteggere l’ex presidente del Consiglio, molto meno quando si tratta di giudicare chi lo critica.Proprio ieri Conte ha scritto ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, annunciando la propria disponibilità a essere ascoltato dalla commissione. Una disponibilità, tuttavia, accompagnata da condizioni molto precise. Conte si dimetterebbe dalla commissione immediatamente prima dell’audizione, per superare l’incompatibilità tra il ruolo di commissario e quello di persona ascoltata, ma pretende di avere la garanzia di essere reintegrato subito dopo: “Non appena conosciute le modalità con cui avverrà la mia libera audizione e una volta concordata la data in cui mi sarà consentito presentarmi, farò pervenire, immediatamente prima dell’audizione, le mie dimissioni da Componente della Commissione. Mi rivolgo, tuttavia, al Presidente della mia Camera di appartenenza, Lorenzo Fontana, al quale spetta il compito di assicurare che ciascun Deputato sia posto nella condizione di poter esercitare i propri diritti e di osservare i propri doveri: non intendo affatto rinunciare, una volta completata l’audizione, al mio ruolo di Componente della Commissione, per cui chiedo a Lui di farsi garante sin d’ora affinché non siano frapposti ostacoli al mio tempestivo reinsediamento in Commissione”.Conte, dunque, è pronto a presentarsi. Prima, però, vuole conoscere le modalità dell’audizione, concordare la data, formalizzare le dimissioni soltanto nell’imminenza dell’incontro e ottenere garanzie sul ritorno al proprio posto. Più che una disponibilità senza riserve, sembra un percorso costruito con ogni possibile protezione istituzionale. Nessun salto nel vuoto, nessuna rinuncia definitiva, nessun rischio politico. Leggi anche:Conte, Arcuri, gli incontri e gli appalti: tutto quello che non torna sulle mascherineL’ex premier afferma inoltre di attendere da quasi due anni una risposta formale dal presidente della commissione Marco Lisei. “Mi rivolgo a Voi, quali massimi garanti del rispetto dei Regolamenti parlamentari e della correttezza delle procedure, per segnalare che sono ormai quasi due anni da quando, nell’ottobre 2024, ho scritto al presidente della Commissione parlamentare di cui all’oggetto, Marco Lisei, per informarlo della mia disponibilità a essere audito in Commissione nelle forme e nei modi ritenuti congrui. Aggiungo che questa mia disponibilità l’ho riconfermata intervenendo spontaneamente nel corso della quinta seduta della Commissione, tenutasi il 15 ottobre 2024. A questa mia lettera non c’è stata nessuna risposta formale da parte del presidente Lisei, il quale si è solo limitato, nel corso della medesima seduta della Commissione, a valutare genericamente questa possibilità”, le sue parole.La richiesta di procedure corrette è naturalmente legittima. Meno chiaro è perché una persona tanto determinata a chiarire ogni aspetto debba accompagnare la propria audizione con una trattativa preventiva così articolata. Chi vuole rispondere alle domande, in teoria, si presenta e risponde. Chi vuole anche stabilire condizioni, tempi, modalità e conseguenze politiche dell’audizione offre inevitabilmente agli avversari il sospetto che la disponibilità sia meno lineare di quanto venga raccontato.Il confronto con Galeazzo Bignami rende la posizione di Conte ancora più esposta. Anche per l’esponente di Fratelli d’Italia è stata richiesta l’audizione, ma Bignami ha scelto di dimettersi dalla commissione per eliminare alla radice ogni possibile incompatibilità. “Dimettendomi viene a cadere l’incompatibilità di cui altri si fanno scudo, per rispondere a tutte le domande che i commissari vorranno pormi sulle vicende a me note”, ha comunicato Bignami. Non serve stabilire in anticipo chi abbia ragione e chi abbia torto. Il punto politico è più semplice: davanti a una richiesta di chiarimenti, uno si dimette e accetta di rispondere; l’altro annuncia dimissioni temporanee, subordinate a precise garanzie sul successivo reinsediamento. Le due condotte sono diverse e sarebbe curioso pretendere che i giornali non lo facessero notare.Conte torna invece ad accusare la stampa e i parlamentari di Fratelli d’Italia, sostenendo che “i suoi colleghi di Fratelli d’Italia che siedono in Commissione, unitamente ai giornali del deputato Angelucci, tentano di screditarmi in tutti i modi, sostenendo anche l’idea che io abbia qualcosa da nascondere e che per questo stia cercando di sottrarmi al confronto in Commissione”. Il problema è che un giornale non scredita un politico quando racconta un’inchiesta, ricostruisce una vicenda o pone domande sulle decisioni assunte da un governo. A screditare un politico possono essere i fatti, le contraddizioni o le risposte insufficienti. La stampa non deve tranquillizzare chi ha esercitato il potere, né calcolare il numero massimo di articoli che un ex premier è disposto a tollerare. Deve continuare a scavare finché una questione di interesse pubblico non risulti chiarita.Durante la trasmissione Conte ha chiamato in causa anche l’ex amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, sostenendo che “ha chiesto recentemente e lo ha scritto, di poter essere sentito in Commissione” parlamentare Covid. Ha poi aggiunto: “Tra l’altro lo vogliono sentire anche il trio dei ‘finti patrioti’”. L’attacco non si è fermato lì. “Sono ‘finti patrioti’, perché non hanno nessun senso dell’onore e della verita’”, ha insistito Conte. Quanto a Lisei, ha precisato, “ha detto che (Arcuri, ndr) potrà essere ascoltato solo su fatti nuovi e limitatamente”.Il capovolgimento è quasi perfetto. L’ex premier lamenta una campagna diffamatoria e contemporaneamente accusa tre parlamentari di non avere alcun senso dell’onore e della verità. Contesta ai giornali di comportarsi da trombettieri, mentre attribuisce loro un rapporto di subordinazione politica senza offrire elementi che vadano oltre l’accusa. Rivendica il proprio diritto a essere ascoltato, ma pretende di definire con attenzione le condizioni alle quali l’audizione dovrà avvenire. Sul fondo resta la questione che davvero conta: che cosa accadde durante la stagione degli acquisti emergenziali? Come furono prese le decisioni? Quali controlli vennero effettuati? Chi ebbe responsabilità politiche e amministrative? Sono domande che riguardano l’uso del denaro pubblico e una fase nella quale ai cittadini furono imposte limitazioni eccezionali, spesso giustificate proprio con l’urgenza e con l’impossibilità di seguire procedure ordinarie.Conte può attaccare il Giornale, il gruppo Angelucci, Lisei, Bignami, Buonguerrieri e chiunque continui a occuparsi della vicenda. Può contare gli articoli, denunciare le trombette e presentarsi come il nemico pubblico numero uno. Non può però chiedere che l’interesse giornalistico scompaia solo perché lo considera ostile. Il modo più efficace per smentire una ricostruzione ritenuta falsa non è accusare i giornali di essere al servizio di qualcuno. È rispondere nel merito. Senza vittimismo, senza processi alle intenzioni e possibilmente senza pretendere che ogni domanda venga formulata secondo le condizioni stabilite da chi dovrebbe fornire le risposte.Massimo Balsamo, 30 giugno 2026L'articolo Conte fa la vittima e cede: “Andrò in audizione”. Ma le domande sulle mascherine restano proviene da Nicolaporro.it.