In gran parte dell’Europa il mese di giugno diventa sempre più caldo. Le temperature giornaliere e notturne crescono più del ritmo del riscaldamento globale. Ovvero a ritmo triplo per le diurne e doppio per le notturne. E secondo gli esperti conoscenza osservata e modellata (dalla matematica) dicono che le ondate di calore rappresentano un futuro ineluttabile. Ogni anno sarà peggiore del precedente. Un riscaldamento che si osserva anche nei mari: per tutto l’inverno il Mediterraneo è rimasto uno o due gradi oltre la norma. L’unica strategia oggi è l’adattamento. Il clima stravolto impone di riprogettare i centri urbani: aria condizionata a disposizione di tutti, più spazio alle aree verdi, energie rinnovabili e materiali studiati per ridurre l’impatto termico.Caldo, ogni anno sarà peggiore del precedentePer molte città europee, spiega oggi il Corriere della Sera, questo non è stato solo il giugno più caldo ma il periodo più caldo in assoluto dal 1950. L’Oms dice che le estati future saranno tutte così. E per conviverci dovremo mutare lo stile di vita. In Europa la media globale è cresciuta di 0,56 gradi centigradi rispetto allo 0,27 della media globale. Siamo secondi solo all’Artico, dove le temperature sono salite di 0,75 gradi centigradi.Dice Massimiliano Pasqui, ricercatore e climatologo del Cnr: «Noi ci troviamo in una sorta di convergenza di conoscenze. Se partiamo da ciò che è stato osservato e registrato negli ultimi 30 anni notiamo che alcune caratteristiche dei cambiamenti climatici corrispondono a una generale estensione della stagione estiva. Queste caratteristiche le riscontriamo anche in inverno, anche se l’aumento delle temperature medie è inferiore a quello estivo. Dopodiché, se confrontiamo questa base di dati derivante dall’osservazione con i risultati ottenuti dai modelli matematici sul clima, vediamo che le evidenze osservate sono confermate e amplificate».Il futuro ineluttabileIn questo modello le ondate di calore sono un futuro ineluttabile. «Sulla base dell’osservazione e dell’analisi di diversi fattori statisticamente dobbiamo attenderci due scenari: ondate di calore che possono durare più giorni con temperature estreme e le medesime ondate che possono riprodursi in una stagione anche da 3 a 6 volte», osserva Massimiliano Fazzini, professore di Rischio climatico all’Università di Camerino. Il problema vero è il mare. Che «accumula calore ed energia lentamente che rilascia poi, in modo analogo, molto lentamente. Questo significa che c’è una grande massa di calore, di energia, accumulata che non ha ancora espresso tutto il suo potenziale».Il mare e l’oceanoE il problema non è solo il Mediterraneo. Le temperature superficiali del mare globali giornaliere hanno superato i livelli record osservati nel 2023 e nel 2024 per questo periodo dell’anno, dice il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus e il Servizio marino di Copernicus rilevando il massimo riscaldamento oceanico mai registrato per il periodo. «Si prevede che questo record avrà conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini».I dati giornalieri sulle temperature superficiali del mare hanno superato i livelli del 2024 il 21 giugno, con una temperatura di 20,86 gradi centigradi, leggermente al di sopra dei 20,83 osservati nel 2023 e nel 2024. Anche i dati giornalieri del Servizio marino di Copernicus indicano temperature record il 21 giugno, essendo stati raggiunti i 21,0 gradi e superati di 0,1 gradi i precedenti record del 2023 e del 2024.Il calore e l’energia«Il calore del mare è tutta energia pronta a essere ceduta all’atmosfera» spiega a Repubblica Pasqui. «Quando, come ci aspettiamo per domani, una corrente fresca e instabile scende dall’Atlantico e incontra una massa d’aria torrida e umida, abbiamo tutte le condizioni per temporali profondi, efficienti, organizzati. Sono fenomeni di classe superiore rispetto ai temporali di calore, accompagnati da precipitazioni molto abbondanti e grandinate».Nubifragi e grandinate«Il massimo viene raggiunto di solito a fine agosto e settembre. Non a caso l’autunno in Italia è la stagione dei nubifragi più forti» spiega il ricercatore del Cnr. «Quando con i primi freschi le perturbazioni atlantiche scendono da nord, incontrano un’acqua carica di calore dopo un’estate intera. Negli ultimi anni abbiamo visto questo schema ripetersi fino a inizio dicembre, viste le temperature alte dei mari. Oggi vi assistiamo anche a fine giugno, ed è piuttosto insolito». «Di El Niño potremmo risentire ma in maniera piuttosto mediata, e comunque non prima della fine di autunno», conclude.L’adattamentoL’unica speranza è l’adattamento. Ricorda al Messaggero l’ingegnere Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento del Sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr: «Anche se azzerassimo le emissioni oggi, ormai il sistema è avviato e procederebbe per altre decine di anni con incrementi delle temperature. Il tema è proprio quello degli impatti, che avvengono in modo differente sul territorio. L’Europa, come si è visto anche ultimamente, è particolarmente esposta ai delta climatici. La conoscenza che abbiamo oggi ci permette di intervenire sulla resilienza».I rifugi climaticiUna possibile soluzione sono i Refugis Climàtics (rifugi climatici). Avviati a Barcellona nel 2020, hanno una rete con 500 punti come centri civici, musei, biblioteche e complessi sportivi. Che mantengono la temperatura a 26 gradi e ospitano chi subisce le ondate. «Ma ciò che dobbiamo fare, in fretta, anche in Italia è adeguare i nostri edifici pubblici, in particolare ospedali e scuole, con impianti di aria condizionata. Ormai è diventato davvero non accettabile ipotizzare una degenza o la permanenza degli alunni a scuola senza la climatizzazione, e non parlo solo della Sicilia, ma anche del Centro e del Nord Italia. È importante far partire una campagna di diffusione e installazione». «Conosciamo sistemi come il Fondo Kyoto, che fa leva su fondi del Ministero dell’Ambiente e che ha permesso negli anni di climatizzare con pompe di calore ad alta efficienza, accoppiate a impianti fotovoltaici, tante scuole. Questi approcci sono vincenti. Il film è cambiato e dobbiamo combattere su questo terreno», ricorda Petracchini.Le cittàInfine, secondo il dirigente del Cnr vanno anche ripensate le città: «Stiamo riscoprendo, attraverso studi molto avanzati, che rinaturalizzare gli ambienti urbani è un primo aspetto che permette di ridurre gli impatti e abbattere gli hotspot (i punti caldi). Gli studi scientifici evidenziano come alcune tipologie di alberi, rispetto ad altre, favoriscano l’abbattimento del particolato atmosferico e del biossido di azoto, che purtroppo hanno concentrazioni ancora alte rispetto alle nuove normative sulla qualità dell’aria in arrivo in Europa. Abbiamo nuove evidenze sul beneficio dell’uso di superfici con particolari tecnologie, sia vernici speciali sia materiali studiati per ridurre l’impatto termico. Lo stesso vale per l’ombreggiamento e la depavimentazione in tanti ambiti urbani per permettere il drenaggio delle acque. È chiaro che questi ecosistemi devono essere connessi in modo logico. Non possiamo pensare che piantare alberi esclusivamente sulle strade basti a ridurre il problema: è il disegno della città che cambia».L'articolo Caldo record, ogni anno sarà peggio e il mare è bollente: «Adattarsi è l’unica via, ecco come» proviene da Open.