Oltre a surriscaldare oltremodo le già ribollenti teste della gente, questa ondata di caldo africano sta scoprendo i nervi più sensibili dell’Europa intera e, da noi, sottolinea con drammatica attualità carenze e debolezze di sistema che vanno ben oltre i ricoveri per colpo di calore, che per la grande stampa sono il termometro unico della gravità della situazione.Esaminiamo alcune delle maggiori criticità legate alle ormai ricorrenti ondate di caldo eccessivo in Italia (e non solo):Blackout elettriciChi scrive ha già affrontato più volte, su queste pagine, l’enorme pericolo derivante dalle improvvise mancanze di energia elettrica su scala medio-grande. Il problema più esteso è stato quello del 28 settembre 2003, quando quasi tutto il nostro Paese rimase senza corrente elettrica per circa 18-20 ore consecutive, con il coinvolgimento di una massa di utenze pari a 56 milioni di persone.Alle ore 3:00 di quella domenica, ad Inwil, nella Svizzera centrale, un cavo dell’elettrodotto da 380.000 V che forniva in parte anche l’Italia settentrionale, toccò terra poiché surriscaldato oltre misura dal carico eccessivo di rete e dalla temperatura insolitamente alta per quella zona. Si verificò un del tutto inusitato effetto-domino, con l’apertura automatica di una serie notevole di interruttori di sicurezza ed il conseguente sovraccarico ulteriore delle linee elettriche alternative rimaste in esercizio.Ne seguì l’apertura indotta anche per quei dispositivi secondari per eccesso di carico-calore sviluppato in linea dall’improvvisa manovra di emergenza. Fu così che le nostre utenze da Nord a Sud (con eccezione della Sardegna, delle isole Egadi, Pantelleria e Capri) rimasero senza corrente elettrica fino al mattino successivo al Nord, mentre la Sicilia la vide tornare soltanto alle 22 dello stesso giorno.Per i dettagli tecnici di quanto accaduto, vedasi il mio articolo su Atlantico Quotidiano dal titolo “Rischio blackout: come rendersi il più possibile autonomi nelle emergenze”. Fu, principalmente, un errore di progettazione da parte svizzera, poiché la distanza tra la linea aerea ad alta tensione e quel suolo montagnoso sottostante si rivelò del tutto insufficiente.Si aggiunse una riprovevole sottovalutazione dell’incidente, sempre da parte dei tecnici svizzeri, che provarono autonomamente a mettere in atto procedure di re-instradamento, senza darcene notizia immediata e così aggravando ancora la portata dell’incidente e lasciando tutta Italia al buio.Potrebbe verificarsi ancora qualcosa di simile? Certo che sì, anzi è da mettere in conto nella programmazione di protezione civile e di difesa civile. Oltre vent’anni dopo, abbiamo strumenti migliori e comunicazioni più efficaci (o almeno si spera) ma sarebbe indispensabile avere il controllo totale della rete elettrica già partendo dalle centrali (che più di quelle nucleari non sembrano essercene come le più idonee e sicure) fino alle stazioni di smistamento ed erogazione finale dell’elettricità.Ma è cruciale ed imprescindibile fare bene attenzione a non dimenticare che (purtroppo), questa società moderna, senza energia elettrica è letteralmente spacciata. Ancora più indispensabile dell’acqua potabile. Senza energia elettrica, le vasche di raccolta della potabile rimangono opera morta e le tubazioni vuote.E già che parliamo di acquaÈ un dato Istat: in Italia, il 42 per cento dell’acqua potabile disponibile si perde nelle condutture. Il Sole 24 Ore, in un articolo del 22 marzo 2024, stimava che l’acqua che si perde nei tubi basterebbe a soddisfare per un anno intero le esigenze di oltre 43 milioni di persone.Anche in questo caso, le soluzioni tecniche esistono e non sta a noi indicare le più idonee e sicure, ma resta il fatto che nel nostro Paese, ricchissimo di fonti idriche, sia scandaloso dedicare così poche risorse economiche alla manutenzione e sostituzione di reti idriche che in qualche caso sono vecchie di secoli e si continui a rappezzare qua e là come si fa con l’asfalto delle nostre strade a groviera. Serve, innanzitutto, la volontà, senza nemmeno tirare in ballo la lungimiranza perché quella dei Cavour è scomparsa dai nostri ridicoli schermi.Le infrastrutture essenzialiServe la ferrea volontà di procedere con le infrastrutture essenziali come strade, elettrodotti, canalizzazioni idriche, centrali elettriche (nucleari… poche balle), unita a quella di mandare a spigolare comunisti travestiti da verdi, ecologisti d’accatto a cui, al massimo, dire ”Vieni avanti, gretino!“ e tutta quella congrega di nullafacenti che vorrebbero salvare il mondo e lasciano un merdaio nelle piazze dove si radunano.Il progresso senza infrastrutture adeguate è soltanto chiacchiera e di ciò si rendano conto quelli che ci governano, finché siamo ancora in tempo. Si lasci ai posteri una solida eredità di acciaio e cemento (oddio… che bestemmia! il cemento!) con strutture asservite alla fornitura di quella “forza motrice” che fece la differenza nella civiltà ottocentesca.Ma resta il timore che più che cavalli vapore, non si riesca a tirarne fuori che molti asini-vapore incapaci di produrre altra energia che non sia aria, e nemmeno sempre di montagna.L'articolo Caldo estremo, criticità estreme delle nostre reti proviene da Nicolaporro.it.