Stretto di Hormuz aperto? Sì, ma a pagamento. Così il piano Iran-Oman può far collassare i negoziati con gli Usa

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Dopo la due giorni in Svizzera, Stati Uniti e Iran tornano a negoziare a Doha da mercoledì per tentare di trovare un accordo strutturale in grado di chiudere definitivamente la guerra. Ma la prima intesa concreta sui nodi del Memorandum sembrano averlo trovata invece Iran e Oman: lo Stretto di Hormuz tornerà sì ad essere aperto alle navi di tutto il mondo, ma non più gratis. «Nessuno crede davvero nel ritorno allo status quo, si stanno inventando un pedaggio de facto sotto forma di “pagamento di servizi“», svela a Open una fonte a stretta conoscenza dei negoziati in corso. Nonostante i continui annunci magniloquenti di Donald Trump sul ritorno alla libera navigazione nella strategica lingua di mare, d’altra parte, il Memorandum siglato a inizio mese con Teheran metteva a verbale ben altro. L’Iran vi si è impegnato a «fare i migliori sforzi per il passaggio sicuro delle navi commerciali senza costi per 60 giorni soltanto». Quanto al futuro, si prevedeva l’apertura di un dialogo tra l’Iran e l’Oman, i due Paesi affacciati sullo Stretto, per «definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in discussione con altri Paesi litoranei del Golfo». Ebbene ai due governi sarebbero bastati pochi giorni per intendersi sulla comune volontà di «usare» la guerra scatenata da Usa e Israele per cambiare schema e imporre in futuro una qualche forma di pagamento a cargo e petroliere di passaggio. L’idea di contributi «volontari» per le navi a Hormuz Sulla strada di Iran e Oman, naturalmente, ci sono ancora settimane di duri negoziati, ed è tutto da provare dunque che il loro progetto «passi» al vaglio del confronto con gli Usa, oltre che con i mediatori. Ma consapevoli dell’allergia di Stati Uniti (ed Europa) per l’imposizione di pedaggi che di fatto rinnegherebbero il principio della libertà di navigazione, Iran e Oman starebbero secondo il New York Times architettando un sistema di pagamento meno «vistoso». L’idea sarebbe quella di chiedere alle compagnie di navigazione di versare dei «contributi di servizio» su base volontaria, sul modello di quanto accade già oggi in Asia per l’accesso agli Stretti di Malacca e Singapore, vie strategiche di collegamento marittimo tra Oceano Pacifico ed Indiano. Resta da capire se la in questa forma la proposta sarebbe digeribile agli Stati Uniti. Secondo il New York Times i negoziatori americani avrebbero ricevuto la proposta dall’Oman – Paese neutrale dell’area – e intenderebbero sollevare le loro riserve ai diretti interessati. Il mese scorso d’altronde quando erano emerse indiscrezioni su un piano concordato di pedaggi, Trump era stato ben meno diplomatico: «L’Oman farà bene a comportarsi come si deve, o dovremo farlo saltare per aria», aveva minacciato con nonchalance durante una riunione di governo.Trump threatens to blow Oman up, a longtime US partner with a free trade agreement, F-16s… and once a trusted mediator on Iran, Yemen pic.twitter.com/Fni60y4KsI— Joyce Karam (@Joyce_Karam) May 27, 2026Il Qatar in campo per scongiurare la «nuova gestione» di Hormuz Lo stesso Qatar, che una fonte diplomatica spiega a Open aver ormai preso la guida dei negoziati soppiantando il Pakistan, alla vigilia dell’apertura dei negoziati indiretti Usa-Iran ha provato a «richiamare all’ordine» Teheran e Muscat. Non ci devono essere ostacoli alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha detto il consigliere del primo ministro di Doha Majed bin Mohammed Al Ansari in conferenza stampa. Aggiungendo che il Qatar «non accetta alcun cambiamento allo status attuale nello Stretto di Hormuz, che sia tramite azioni unilaterali o in altro modo», e che sono in corso contatti quotidiani coi «fratelli» del Sultanato dell’Oman per scongiurare tale prospettiva. Forti pressioni in corso, tradotto. In Iran d’altronde la fazione massimalista del regime, uscita ringalluzzita dalla guerra, continua a ripetere di voler inaugurare un’altra era per la gestione di Hormuz. «L’Iran, insieme all’Oman, detiene la sovranità sullo Stretto di Hormuz e non scenderà mai a compromessi sui suoi diritti in quest’area», ha ribadito in serata Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo della delegazione di Teheran. Advisor to Prime Minister, Official Spokesperson for Foreign Ministry @majedalansari : Iran-US Technical Meetings Continue Without High-Level TalksDoha | June 30, 2026Advisor to the Prime Minister and Official Spokesperson for the Ministry of Foreign Affairs Dr. Majed bin… pic.twitter.com/rgbsvquYhv— Ministry of Foreign Affairs – Qatar (@MofaQatar_EN) June 30, 2026I negoziati in bilico e l’ipotesi «tempi supplementari»Difficile parlare dunque di un clima di ottimismo alla vigilia della ripresa dei negoziati. Dalla gestione di Hormuz al Libano sino a limiti e controlli sul programma nucleare, le bucce di banana su cui i mediatori potrebbero scivolare sono parecchie. Ragion per cui tra chi osserva da vicino i negoziati c’è già chi è pronto a scommettere sul mancato raggiungimento di un accordo strutturale Usa-Iran entro i 60 giorni previsti dal Memorandum, che dovrebbero scadere alla metà di agosto. Quel periodo entro cui passare da un’intesa «minima» a una omni-comprensiva d’altronde è prorogabile, e così è verosimile credere al momento accadrà. Sempre che il confronto a distanza (a Doha delegati Usa e Iran non dovrebbero mai incontrarsi direttamente) non vada pure peggio, e torni a degenerare in scontro militare conclamato.L'articolo Stretto di Hormuz aperto? Sì, ma a pagamento. Così il piano Iran-Oman può far collassare i negoziati con gli Usa proviene da Open.