Licenziata appena assunta, l’hotel le deve 60mila euro. Il periodo di “prova” finito dopo cinque giorni: perché il giudice ha dato ragione alla cameriera

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Una stagionale assunta in un hotel di lusso veneziano, mandata via a voce al quinto giorno di lavoro. Quella interruzione del periodo di prova è costata carissimo, tra risarcimento deciso dal giudice e le spese legali: in tutto circa 60mila euro. Come racconta il Messaggero, è quanto ha dovuto sborsare la società datrice di lavoro, tra risarcimento (49mila euro), contributi (4.500 euro) e spese legali (6mila euro). Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo sia dal giudice del lavoro che dalla Corte d’appello di Venezia, con la sentenza d’appello depositata la scorsa settimana.Perché il licenziamento è stato considerato illegittimoIl nodo centrale della vicenda riguarda i tre giorni che la giovane aveva trascorso in hotel prima dell’avvio formale del rapporto di lavoro. La struttura l’aveva convocata in anticipo per familiarizzare con le mansioni e il gestionale informatico. Per la giudice Anna Menegazzo, quel periodo non era un semplice affiancamento orientativo, ma lavoro vero e proprio, non regolarizzato. Insomma, era lavoro in nero. Su questa base, il rapporto di lavoro è diventato da a termine a uno a tempo indeterminato. Quindi con l’attivazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, con tutto quello che ne consegue: 12 mensilità di risarcimento, più tredicesima e quattordicesima, più altre 15 per la rinuncia al reintegro. Il conto finale equivale a circa 7.500 euro per ogni giornata lavorativa effettuata.Come si è sviluppata la vertenza legaleI fatti risalgono alla primavera del 2024, quando la donna era stata assunta come cameriera di sala all’hotel Ausonia & Hungaria del Lido di Venezia, cinque stelle lusso. Dopo il licenziamento orale, la vertenza è passata al sindacato autonomo Fiadel Csa Cisal e al conciliatore sindacale Marco Parrino. Fallito il tentativo di conciliazione, la lavoratrice si è rivolta agli avvocati Emanuele Carniello e Giulia Zucchini dello studio Avvecom di Padova per citare in giudizio la Dogale Ospitalità e Benessere Srl, difesa dall’avvocato Pierpaolo Favaron dello studio Bianchini & Favaron di Venezia.Cosa ha deciso il tribunale: primo grado e appelloIn primo grado la società aveva negato categoricamente che la dipendente avesse mai lavorato in nero. Ma alcune testimonianze, anche di colleghi, avevano confermato che nei giorni precedenti all’assunzione formale la ragazza aveva già iniziato a imparare il funzionamento del gestionale, circostanza ritenuta sufficiente a configurare un rapporto di lavoro. La sentenza è stata poi confermata in appello, in una sola udienza, dal presidente Gianluca Alessio. Le motivazioni devono ancora essere depositate, ma i datori di lavoro hanno già annunciato ricorso per Cassazione, ritenendosi vittime di una situazione non voluta.Foto di Haberdoedas su UnsplashL'articolo Licenziata appena assunta, l’hotel le deve 60mila euro. Il periodo di “prova” finito dopo cinque giorni: perché il giudice ha dato ragione alla cameriera proviene da Open.