Praga, una città a scatti. Il reportage di Ciccotti

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Praga. Se c’è una città nel cuore dell’Europa che per la sua storia, per la sua particolare atmosfera, la sua posizione geografica e culturale, per quell’unico incrocio tra mondo slavo, tedesco e latino, è continuamente cercata e desiderata da milioni di visitatori, è Praga.Chi l’ha conosciuta attraverso la letteratura (Franz Kafka, Jaroslav Seifert, Karel Čapek,  Bohumil Hrabal, Milan Kundera, Angelo Maria Ripellino), il disegno, la pittura e la fotografia (Václav Hollar, Josef Manes, Václav Jasna, Josef Lada, Karel Plicka), poi intende venirci per ammirare di persona l’architettura (dal gotico – Cattedrale di San Vito -, passando per il barocco – Chiesa di San Nicola – sino alla nota casa cubista di via Celetná), sedersi allo storico Caffè Slavia (vi prendeva il caffè “turco” lo scrittore Vladilav Vančura; dove hanno pensato e scritto i loro film i ventenni registi e direttori della fotografia della nová vlná degli anni Sessanta, da Jaromir Jireš a Milos Forman, da Juraj Herz a Jan Kučera e Miroslav Ondříček, da Dušan Hanák a Juraj Jakubisko), attraversare le sue vie, sostare nei passaggi di Malá Strana, sedersi sulle panchine della Piazza della Città Vecchia, aspettando la processione del noto orologio astronomico (un tassello imperdibile del gotico praghese), infine, bagnarsi i baffi nella fresca birra, chiara o scura. E immortalare il viaggio con centinaia di scatti. Ma chi dello scatto su/in/per Praga ne ha fatto un secondo lavoro (seppur inizialmente non remunerato) sono le decine di fotografi “amateur”, ivi residenti, che si danno appuntamento da trenta anni nel centro storico della città.Praga, “tema” del Festival, è una città in continua metamorfosi. Da venti anni vive un restauro architettonico e urbanistico senza sosta di tutto ciò che è storico, ossia la “vecchia Praga”, che, però, non può sottrarsi ad una “naturale” fusione scenografica con il post-post-moderno: catene di shop internazionali; insegne in diverse lingue; nuovi tram alternati ai vecchi bianco-rossi, tutti fasciati di scritte pubblicitarie bilingue; il fashion multicolore di turisti provenienti dai cinque continenti; l’edificazione di nuovi quartieri in acciaio, vetro e cemento nella periferia turistica.La città, durante l’anno, ospita diverse manifestazioni: dalle proteste pacifiche delle varie minoranze, alla giornata del “pride Praga”, alle gare sportive (maratona in città e regate sulla Moldava); sino agli happening musicali di rock e leggera estivi, lungo le rive della Moldava, con centinaia di persone accoccolate su sedie e muretti, intente a gustare le tipiche “salcicce” e a tracannare gli immancabili boccali di birra da mezzo litro.Ma c’è anche la Praga degli homeless legata al sottile filo dell’elemosina, o semplicemente di chi ha perso l’appartamento e dorme su una panchina, come vedevamo già nelle foto degli anni Venti del secolo scorso, o nelle inquadrature di L’uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov (lì era Mosca).Insomma, uno screziato mondo di pezzi di vita pronto a incantare lo sguardo. Per questo è interessante scoprire cosa inquadrano gli occhi e gli obiettivi dei 78 fotografi cechi di questa 30° edizione del Festival della Fotografia Praga 2026 (Praha fotografická 2026), ospitato nella spaziosa Galleria Ambit, a due passi da Piazza San Venceslao. Ognuno aveva a disposizione uno scatto.  Una mostra non solo per i residenti: diversi turisti, qualcuno dal click compulsivo, se passeggiando finiscono dentro Ambit, non se ne pentono. C’è chi addirittura chiede di poter partecipare alla prossima edizione…“Il mio desiderio mi conduce attraverso Praga,/ che mi appare miracolosa”. Questi due versi di Jaroslav Seifert (1901-1986, Nobel per la poesia nel 1984) aprono il bel catalogo, con testi di Vĕra Matĕjů e grafica di Dana Bleyová, in cui sono presentate le cinque sezioni tematiche del concorso-Festival. 1. La bellezza di Praga e le sue trasformazioni; 2. La gente di Praga; 3. I problemi di Praga; 4. Cronaca di una capitale; 5. Humour di strada.Ci pare che la giuria, composta da notevoli artisti fotografi (Dana Bleyová, Karol Klaváček, Jaroslav Kučera, Dana Kyndrová, Daniela Mrázková, Andej Reiser, Milan Sedláček, Petr Šálek e Fana Vitásková), quest’anno abbia premiato più l’originalità dell’inquadratura che gli eventuali effetti “speciali”. Nella sezione 1, il primo premio è andato a Passaggio praghese di Jiří Černý. Per la sezione 2, Praga non è un monocromo, di Richard Horák. Per la sezione “I problemi di Praga” il primo premio a Tristezza alla stazione di Vyšerad di Milena Dolezalova. Per la sezione 4 ha vinto Lubomir Stiburek con Piazza della Città Vecchia. Nella sezione “Humour di strada” ha vinto lo scatto di Ivan Miksik, Delinquent, oltre ad esser stato quello più amato anche dal pubblico.Va detto come nelle opere in mostra siano rare le sperimentazioni di “avanguardia” tramite il ricorso a filtri, alterazione del colore originale o interventi di post-produzione in generale. La nuova generazione dei fotografi sembra riporre importanza nella ricerca del soggetto inedito, non sceneggiato, ghermito al volo, secondo la “scuola” Cartier-Bresson. Sono scatti resi al naturale, con l’utilizzo della sola inclinazione naturale della luce, come insegnava il noto e amato fotografo, regista ed esperto di folclore cecoslovacco Karel Plicka (1894-1987).Sul tipo di taglio/inquadratura, rari sono i totali e i campi lunghi (tranne in qualche caso: un plongée aereo per la gara di canoa sulla Moldava). La camera è quasi sempre addosso ai soggetti o agli eventi. A ribadire un chiaro ritorno al realismo poetico, sia nel bianco/nero che nel colore. Scatti attenti a catturare ogni dettaglio, ogni angolo, piazzetta, negozio, slargo, che poi noi, turisti per caso, usciti dalla mostra, ci andiamo a cercare in un nuovo peregrinare “miracoloso”, come avrebbe detto, appunto, il profondo Jaroslav Seifert.