La versione ufficiale è lunga, articolata e ricca di parole rassicuranti: dialogo, radicamento sociale, visione, idee, valori comuni, percorso condiviso. La traduzione politica, invece, potrebbe essere molto più breve: fermi tutti, grazie. Le autocandidature possono aspettare. Se ne riparla a settembre.È questo, in sostanza, il messaggio contenuto nella nota diffusa dal centrosinistra milanese, ovvero Pd, Avs, civici e riformisti, per provare a mettere un po’ d’ordine nella corsa verso Palazzo Marino. Una gara che, a più di un anno dalle elezioni comunali del 2027, ha già assunto i contorni di un casting affollato, con candidati dichiarati, aspiranti candidati, nomi evocati, nomi smentiti e altri che, per il momento, si limitano a passare casualmente nei luoghi in cui si parla del futuro della città.La coalizione che sostiene Giuseppe Sala sceglie naturalmente un linguaggio più istituzionale. “L’obiettivo condiviso è chiaro: tenere insieme e allo stesso tempo lavorare per allargare la coalizione a nuove energie e sensibilità civiche e politiche che si rispecchiano in valori comuni”, si legge nella nota. Traduzione: nessuno strappo, nessuna fuga in avanti e, soprattutto, nessuno pensi di giocare una partita personale fuori dal perimetro che verrà definito dai partiti.Prima il programma, poi i nomiIl centrosinistra insiste sui contenuti. Tutte le forze della maggioranza, si spiega, stanno lavorando per “mettere al centro i temi e le proposte per Milano” e rafforzare il proprio “radicamento sociale”. Radicamento, visione e idee vengono definiti elementi imprescindibili per costruire una proposta seria e credibile. Anche qui, al netto della sintassi da documento unitario, il concetto è piuttosto lineare: prima di discutere su chi debba occupare l’ufficio del sindaco, bisognerebbe almeno decidere che cosa fare una volta entrati.Un richiamo non del tutto casuale, considerando che nelle ultime settimane il dibattito politico milanese è apparso molto più concentrato sui nomi che sui programmi. L’elenco dei possibili eredi di Sala cresce quasi ogni giorno, mentre la discussione sui problemi della città – casa, sicurezza, mobilità, urbanistica, disuguaglianze – rischia di diventare lo sfondo di una competizione già iniziata senza che nessuno abbia ancora dichiarato ufficialmente il via.Un argine alla “vivacità” delle autocandidatureLa parola scelta dalla coalizione per descrivere il proliferare delle candidature è “vivacità”. Un’espressione elegante, quasi affettuosa. Come dire che l’entusiasmo fa piacere, ma forse sta diventando necessario abbassare un poco il volume. “È per noi imprescindibile – e sappiamo essere condiviso – che tutta la vivacità che si sta registrando dia come orizzonte comune naturale lo stare nella nostra coalizione larga e alle regole che ci daremo”, scrivono i partiti. La traduzione, ancora una volta, è meno diplomatica: chi vuole correre può farlo, ma dentro il centrosinistra, accettando le regole che il centrosinistra stabilirà. E possibilmente senza trasformare i prossimi mesi in una campagna elettorale permanente. Il rischio, per la coalizione, è che il fiorire di candidature finisca per produrre non entusiasmo ma frammentazione, con aspiranti sindaci impegnati a costruire profili, liste, comitati e reti personali prima ancora che venga deciso il percorso comune.Tutto rinviato a settembreLa data indicata per mettere mano al dossier è settembre. “Da settembre i partiti e soggetti della coalizione definiranno insieme metodo e regole per il percorso comune”, annuncia la nota. Metodo e regole significa, soprattutto, decidere come scegliere il candidato sindaco. Le primarie non vengono nominate apertamente, ma restano l’ipotesi più probabile, in particolare per il Pd. Non sono ancora state deliberate e non è stato stabilito chi potrebbe parteciparvi, ma il percorso sembra andare in quella direzione. Prima, però, dovrà essere definito il perimetro politico della coalizione, con l’obiettivo di tenere insieme l’attuale maggioranza e allargarla a nuove forze civiche e riformiste. Poi bisognerà stabilire i criteri di accesso alla competizione, presumibilmente chiedendo ai candidati di aderire a una carta comune di valori e di impegni. Insomma, le primarie potrebbero esserci, ma non dovranno diventare una porta girevole aperta a chiunque abbia una locandina pronta e qualche volontario disponibile.Tornano i “saggi”La nota annuncia anche il coinvolgimento di “autorevoli figure della città” nel percorso valoriale e programmatico. In altre parole, tornano i saggi. Il loro compito dovrebbe essere quello di contribuire alla definizione della piattaforma comune, costruendo una cornice politica e culturale capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. Una formula già sperimentata in passato e che offre almeno due vantaggi: dà solennità al percorso e permette ai partiti di guadagnare tempo mentre continuano a discutere su nomi, alleanze e primarie. Resta da capire chi saranno queste autorevoli personalità e quale peso effettivo avranno. Dovranno scrivere un programma, fissare una carta dei valori o, più semplicemente, convincere i candidati a non cominciare a contendersi pubblicamente Palazzo Marino prima della fine dell’estate.Majorino, Conte, Scavuzzo e gli altriIl richiamo alla calma arriva quando diversi potenziali candidati hanno già iniziato a muoversi. Pierfrancesco Majorino è stato tra i primi a strutturare una presenza sul territorio con “Cento incontri per Milano”, una campagna di ascolto tra quartieri, associazioni e realtà sociali. Una candidatura non ancora formalizzata, ma certamente più avanti rispetto alla semplice disponibilità teorica.Tra i nomi più accreditati ci sono poi due assessori di primo piano della giunta Sala. Emmanuel Conte, titolare del Bilancio e volto della lista civica del sindaco, viene da tempo indicato come uno dei possibili eredi. La vicesindaca Anna Scavuzzo ha assunto un ruolo sempre più centrale, soprattutto dopo aver preso in mano la delega all’Urbanistica nel pieno della crisi aperta dalle inchieste giudiziarie. Attorno a loro si muovono profili differenti. Tommaso Goisis rappresenta il mondo dei comitati e dell’attivismo civico. Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1, si è ritagliato uno spazio autonomo anche rispetto alla linea ufficiale del Pd. Sullo sfondo resta Mario Calabresi, nome di alto profilo che continua a circolare nonostante il diretto interessato mantenga il riserbo. Nessuno, naturalmente, viene citato nella nota. Ma è difficile immaginare che il passaggio sulla “vivacità” non fosse rivolto proprio a loro e a chi potrebbe aggiungersi all’elenco nelle prossime settimane.Il problema delle primarie troppo affollateLe primarie hanno senso quando servono a mobilitare l’elettorato, allargare la partecipazione e scegliere tra opzioni politiche riconoscibili. Diventano più complicate quando il numero dei candidati cresce fino a trasformare la scheda in un catalogo. È questo uno dei timori che attraversano il centrosinistra. Una competizione con troppi aspiranti sindaci rischierebbe di indebolire tutti, esasperare le divisioni interne e consegnare alla città l’immagine di una coalizione più interessata alle ambizioni personali che alla costruzione di un progetto comune.Da qui l’esigenza di una selezione preventiva, anche se nessuno vuole ancora chiamarla così. Prima le regole, poi le candidature. Prima il programma, poi la campagna. Prima la coalizione, poi il candidato. Almeno sulla carta.L'articolo Milano 2027, la nota del centrosinistra tradotta: “Ora basta autocandidature, grazie. Ne riparliamo a settembre” proviene da Nicolaporro.it.