AGI - Dopo la scomunica decretata oggi, il Vaticano fornisce indicazioni ai sacerdoti e ai laici della Fraternità sacerdotale Pio X (lefebvriani) che vorrebbero tornare in piena comunione con la Chiesa cattolica. Il Dicastero per la Dottrina della Fede pubblica la prassi da seguire per un sacerdote che ha deciso di lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, disposto ad accettare il Concilio Vaticano II e la legittimità del novus ordo Missae, sebbene legato all'usus antiquior.Il percorso di riammissione per i sacerdotiA partire dal 1 luglio, si legge, deve "trovare un Ordinario (Vescovo diocesano, Superiore maggiore degli Istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio clericali) disposto ad accoglierlo ad experimentum"; "scrivere di proprio pugno al Santo Padre una lettera nella quale si presenta e chiede la remissione delle censure incorse a motivo dell'Ordinazione ricevuta da un Vescovo scomunicato o irregolare, o essendo stato ordinato validamente e legittimamente, sia entrato successivamente a far parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X"; "allegare il certificato di Ordinazione sacerdotale"; "allegare la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate"; "far inviare al Dicastero per la Dottrina della Fede i tre documenti summenzionati dall'Ordinario, il quale manifesterà nella lettera di accompagnamento la disponibilità ad accoglierlo ad experimentum nella propria Diocesi o nel proprio Istituto".La valutazione della posizione dei laiciPer quanto riguarda i laici invece il Dicastero sottolinea che l'imposizione della pena "non può essere presunta in modo automatico, ma deve essere valutata caso per caso". "Poiché l'imputabilità richiede piena avvertenza e deliberato consenso, esempi di imputabilità comprovata possono riguardare: Laici facenti parte del Terz'Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X; laici che partecipano abitualmente alle celebrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, condividendone formalmente le posizioni dottrinali".I casi di non imputabilità e i passi successiviAl contrario, prosegue il Dicastero, "non sono da ritenersi imputabili: laici che abbiano frequentato la Fraternità Sacerdotale San Pio X solo per motivi liturgici o spirituali; laici che, pur consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutano il Magistero o l'autorità del Romano Pontefice". Nei primi due casi, i laici devono presentare all'Ordinario del luogo "la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate". Mentre negli altri casi, basterà che il laico "si rivolga a un sacerdote in piena comunione, con la decisione di non frequentare in futuro la Fraternità Sacerdotale di San Pio X".