“Un anno fa, il presidente Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti erano impegnati in una corsa globale all’intelligenza artificiale e che il modo per vincerla era puntare sull’innovazione, sulle infrastrutture, sull’energia e sulle esportazioni. Il presidente aveva perfettamente ragione. Allontarci da quella strategia è a nostro rischio e pericolo”. Dentro e fuori l’amministrazione statunitense, non saranno in pochi a pensarla come David Sacks. L’ex czar delle criptovalute, oggi consigliere di Trump e uomo-ponte tra Washington e Silicon Valley, lancia l’allarme: dare troppo importanza alle questioni della sicurezza nazionale può essere un boomerang. Concentrarsi su questo aspetto in maniera maniacale rischia di soffocare il progresso, o comunque di rallentarlo. Dando vantaggio alla rivale strategica, la Cina, che invece sembra navigare a vele spiegate.L’elemento che ha portato Sacks ad esprimere tutto il suo disappunto è stata la decisione di mitigare il rilascio di GPT-5.6 di OpenAI. Anche la vicenda legata ad Anthropic e ai suoi modelli momentaneamente sospesi dal governo, rientra in questo insieme – sebbene in modo diverso, visto che tra l’azienda e il Pentagono è tutt’ora in corso una disputa piuttosto accesa. Per ora, la riabilitazione è arrivata solo per Mythos 5, mentre si attendono novità per le sorti di Fable 5.Il problema sta tutto qui. Le decisioni temporanee alimentano solo la confusione e l’incertezza. Quello che servirebbe, e che sempre più aziende, investitori e analisti di mercato continuano a chiedere, è una regolamentazione chiara e univoca capace di guidare gli Stati Uniti. Serve equilibrio, dunque, tra innovazione e sicurezza.Per un governo che ha reso il liberismo tecnologico la sua bandiera, potrebbe non essere così semplice. Ci sono diverse anime all’interno della Casa Bianca che storcono il naso quando sentono parlare di una maggiore regolamentazione, per non parlare delle Big Tech. A maggio, la loro pressione aveva convinto il presidente a rinviare la firma un ordine esecutivo che prevedeva un passaggio di verifica con le istituzioni prima del rilascio dei modelli. L’attività di lobbying aveva ottenuto però un risultato a metà. Trump ha sottoscritto quell’ordine esecutivo qualche giorno dopo, a inizio giugno, sebbene in forma limitata. Mettendo in mostra, ancora una volta, i contrasti interni. Da una parte Sacks e tutti coloro più vicini al settore tecnologico; dall’altra il segretario del Pentagono, Pete Hegseth, che vorrebbe istituire uno scudo protettivo attorno agli strumenti più critici; nel mezzo, i due pompieri che cercano di spegnere il fuoco per trovare un compromesso tra le due visioni: la capa dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, e il segretario al Tesoro, Scott Bessent.Trovare una via comune – che rimanga sempre la stessa, senza spostarsi su altre corsie – diventa ancor più urgente nel momento in cui il maggior competitor corre a una velocità superiore. La Cina aveva molto terreno da recuperare sugli Stati Uniti, ma il divario è sempre più sottile. Ci sono analisi che dimostrano come ormai i sistemi di IA made in China siano allo stesso livello degli omologhi statunitensi per quanto riguarda la sicurezza informatica. Qualora servisse un ulteriore elemento per comprendere la situazione, basti guardare ai modelli di alta qualità a prezzi notevolmente inferiori che Pechino continua a rilasciare.