Quattro bonifici consecutivi per un totale di 180 mila euro con l’obiettivo di svuotare il conto corrente del padre e mettere “al sicuro” i risparmi di famiglia. Una mossa unilaterale che è costata carissima a un uomo di Rimini, condannato dal Tribunale locale a restituire al genitore la bellezza di oltre 134 mila euro. La sentenza, firmata dalla giudice Giorgia Bertozzi Bonetti, ha smontato punto per punto la linea difensiva del figlio, basata sul timore di un tracollo finanziario del padre e su presunti crediti lavorativi mai formalizzati.Le seconde nozze e i bonificiLa frattura tra i due, come ricostruito dal Corriere Romagna, si era consumata nel settembre del 2019, in seguito al secondo matrimonio dell’anziano genitore. Un evento che, secondo la versione del figlio, avrebbe alterato gli equilibri della famiglia d’origine, spingendolo ad agire d’anticipo per evitare che il patrimonio paterno venisse dilapidato o disperso. In pochi giorni, l’uomo aveva così drenato le risorse dal conto cointestato verso il proprio codice Iban personale attraverso quattro operazioni: tre bonifici da 50 mila euro e uno da 30 mila euro. Davanti ai giudici il figlio ha ammesso i trasferimenti di denaro, provando a giustificarli come un atto di protezione e rivendicando una parte di quella somma come compenso per gli anni passati a gestire l’hotel di famiglia.Il nodo societario e il lavoro non contrattualizzatoLa tesi del figlio è però crollata non appena i magistrati hanno esaminato la documentazione ufficiale dell’azienda. Dai registri è emerso che solo il padre figurava come socio effettivo dell’attività alberghiera e che i 180 mila euro contesi derivavano proprio dai dividendi di quell’impresa. Al contrario, il figlio non ricopriva alcun ruolo formale nell’organigramma e persino le attività di marketing che sosteneva di aver coordinato erano state delegate a consulenti esterni. Senza un contratto o un accordo scritto sulle mansioni, la giudice ha stabilito che l’apporto del giovane fosse da considerarsi una semplice collaborazione affettiva tra parenti, che per legge non matura alcun diritto a un corrispettivo economico.Il principio della Cassazione sui conti cointestatiA chiudere definitivamente la questione è stato il richiamo a un principio giuridico blindato dalla Corte di Cassazione. Il Tribunale di Rimini ha ricordato che la cointestazione di un conto bancario concede ai titolari la facoltà materiale di compiere operazioni e prelievi, ma non sancisce in alcun modo la comproprietà automatica del denaro depositato. Nei rapporti interni tra i cointestatari, per stabilire a chi appartengano legalmente le somme, occorre sempre verificare chi abbia materialmente versato i soldi sul conto. Accertato che l’intero capitale iniziale apparteneva esclusivamente al padre, il giudice ha condannato il figlio alla restituzione immediata di 134 mila euro, a cui andranno sommati gli interessi legali e il pagamento di 14 mila euro per le spese di giudizio.L'articolo Svuota il conto cointestato del padre per mettere al sicuro i soldi dopo le seconde nozze: figlio condannato a restituire 134 mila euro proviene da Open.