Trump dice sì agli F35 per la Turchia, ma una legge Usa lo vieta

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Donald Trump vorrebbe vendere alla Turchia gli F-35, ma una legge americana del 2019 lo impedisce. Non c’è, evidentemente, solo la crisi a Hormuz a impattare sulle dinamiche internazionali della geopolitica trumpiana, ma anche i riverberi in seno ad alleati strategici e ad aree altrettanto strategiche, come il Mediterraneo. Il caso dei caccia alla Turchia è altamente significativo perché da un lato consegna nuovamente l’immagine di una postura presidenziale altalenante e dall’altro mostra di voler quasi aumentare le tensioni fra partner, in un momento in cui servirebbe prudenza.Ad Ankara, poche ore prima del vertice Nato, Donald Trump ha dichiarato che che prenderà in considerazione la possibilità di fornire alla Turchia gli aerei di sesta generazione, aggiungendo che gli Stati Uniti revocheranno le sanzioni. La questione dei caccia non riguarda un semplice sì o un altrettanto semplice no alla Turchia, dettato da percezioni personali, ma si inserisce all’interno di un articolato ragionamento che parte dall’acquisto turco dei sistemi di difesa russi S-400, incompatibili con il caccia in questione. Punto di partenza è una legge americana che impedisce alla Turchia di acquistare F-35, finché possiederà sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa, legge approvata dal congresso alla fine del 2019.L’ex segretario di stato Usa, Mike Pompeo, già in occasione del suo mandato, ebbe a dire che tali sistemi “metterebbero in pericolo la sicurezza della tecnologia e del personale militare statunitense e fornirebbero ingenti finanziamenti al settore della difesa russo, nonché l’accesso della Russia alle forze armate e all’industria della difesa turche”. Un altro elemento che contribuisce a riportare la questione nei binari di leggi e regolamenti, non di decisioni estemporanee.Pochi giorni fa un gruppo bipartisan di legislatori, guidato dal deputato repubblicano Mike Lawler e dal democratico Brad Sherman, ha scritto una lettera a Trump esprimendo la propria “profonda preoccupazione” per un’eventuale vendita di F-35 alla Turchia.In secondo luogo c’è da considerare il capitolo dedicato alle reazioni generali che l’arrivo di F-35 in Turchia scatenerebbe. Il triumvirato fatto da Israele, Grecia e Cipro è infatti da tempo fortemente contrario. A farlo presente ufficialmente, ancora due giorni fa, è stato Bibi Netanyahu in un’intervista alla Cnn, secondo cui la mossa “non rende la Turchia uno stato amico degli Stati Uniti”. Ankara? “Un regime infetto dai Fratelli Musulmani, che odiano gli Stati Uniti. Minaccia di distruggere il mio Paese, l’unico Stato ebraico”, aggiungendo di aver esortato direttamente Trump a non vendere i caccia alla Turchia perché in quel caso “distruggerebbe l’equilibrio di potere in Medio Oriente”.Tra l’altro Israele a sostegno delle sue tesi osserva che la Turchia non ha bisogno di F-35 per minacciare Israele, dal momento che sta già testando il suo arsenale in Libia. Trump è il primo presidente degli Stati Uniti a visitare la Turchia in 11 anni, passaggio molto significativo all’interno del vento riformatore che spira all’interno della Nato, dove la Turchia ha il secondo esercito più grande dell’alleanza ed è uno dei principali esportatori di droni, segmento con cui si registra una fortissima partnership con l’Italia.Ma la questione dei caccia stealth non si limita al rapporto fra Usa e Turchia, bensì tocca gli equilibri con la Russia e il Medio Oriente.