“Felice no, ma sollevata”. È con queste parole che l’ex hostess ha commentato la condanna dell’ex sindacalista accusato di averla molestata durante un incontro di lavoro nel 2018. La Corte d’Appello di Milano, nel processo bis, ha inflitto all’uomo un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale, ribaltando le due precedenti assoluzioni. “Ho pagato un prezzo molto alto”, ha spiegato la donna. “Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri”. Ora spera che la sentenza possa rappresentare la conclusione di una vicenda che, ha detto, “ha riempito tutta la mia vita”.La condanna nell’appello bisIl nuovo verdetto è stato pronunciato dalla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Enrico Manzi. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto una pena di due anni. I giudici hanno disposto una condanna a un anno e due mesi e riconosciuto alla parte civile una provvisionale di 10mila euro. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. L’imputato, un ex sindacalista che lavorava all’aeroporto di Malpensa, era accusato di aver palpeggiato la donna per una trentina di secondi durante un colloquio legato a una vertenza professionale.La vicenda aveva assunto rilievo nazionale soprattutto per le motivazioni delle precedenti assoluzioni. In primo grado, il Tribunale di Busto Arsizio aveva ritenuto che la durata dell’episodio, indicata in circa 20-30 secondi, avrebbe consentito alla donna di reagire o allontanarsi. La stessa impostazione era stata poi confermata in appello. Il ragionamento aveva provocato polemiche perché sembrava attribuire un peso decisivo alla mancata reazione immediata della vittima.La Cassazione aveva poi annullato la seconda assoluzione, disponendo un nuovo processo. Secondo i giudici di legittimità, il ritardo nel manifestare dissenso non è sufficiente a escludere la violenza sessuale. La sorpresa di fronte a un gesto improvviso può infatti bloccare la vittima e renderle difficile reagire. Non è quindi necessario che chi subisce l’abuso si opponga fisicamente o riesca ad allontanarsi nell’immediato. Questo principio è stato al centro del nuovo giudizio milanese e dell’intervento del sostituto pg Renna.L’ex hostess ascoltata ancora in aula: “Spero che sia davvero la fine”Nel corso dell’appello bis, celebrato a porte chiuse, la donna ha testimoniato nuovamente e ha ripercorso i fatti risalenti al marzo 2018. Secondo l’accusa, si era rivolta al sindacalista per discutere una problematica lavorativa quando sarebbero avvenuti i palpeggiamenti. La difesa ha contestato il suo racconto, ma il legale di parte civile, Gionata Bonuccelli, ha sostenuto che la credibilità della donna sia uscita rafforzata dal nuovo esame. Dopo otto anni di denunce, processi e sentenze contrastanti, la donna non ha parlato di vittoria. “C’è il sollievo per quella che spero sia la fine”, ha detto. Una conclusione ancora non necessariamente definitiva, ma che per lei rappresenta il primo vero riconoscimento giudiziario dopo un percorso segnato da due assoluzioni e dal successivo intervento della Cassazione.L'articolo Violenza sessuale sulla hostess, il “caso dei 30 secondi”: l’ex sindacalista condannato dopo due assoluzioni proviene da Nicolaporro.it.