Quando tagliano gli alberi, è noi che tagliano e le nostre radici

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Il paesaggio non è neutro: l’albero come simbolo della nostra identitàContinua l’abbattimento degli alberi monumentali e di alto fusto nelle città italiane, in tutte le città italiane, e non solo, in tutte le cittadine di provincia, persino nei borghi e persino nei parchi e nei boschi dove diradano e tagliano gli alberi madre per lasciare solo i fuscelli, mettendo in pericolo l’ecosistema stesso dei boschi.Agronomi che spingono in modo sospetto verso il taglio di alberi indigeni e in buona salute, che per l’appunto subiscono capitozzature, e colletti stretti alla base che li soffocano, che li fragilizzano per poi disporre di una scusa qualsiasi per tagliarli, e sostituirli nella migliore delle ipotesi, quando vengono sostituiti, da alberelli insignificanti programmati per non crescere oltre i due o tre metri.A Genova, in questi giorni, la Procura ha finalmente fermato l’abbattimento di pini storici in pieno centro dopo i primi due, con l’apertura di un fascicolo per distruzione di bellezze naturali e violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio ma il massacro continua ovunque: a Firenze con la scusa della costruzione della nuova tramvia da parte di un ente pubblico francese dei trasporti, a Roma, a Bologna, ovunque: tagli con la scusa di patologie, vere o presunte, lavori pubblici, fragilità reali dovute a capitozzature drastiche. Per i pini hanno la scusa pronta all’uso per abbattere: le radici affiorano e fanno disastri. Quando non vi convince, vi parlano di punteruolo rosso, come se non esistesse l’insetto contrastante, anche per le palme, mai utilizzato. Si dimenticano di dire che i pini, sia marittimi che domestici, producono solo benessere, tra cui le essenze balsamiche e la trementina che dobbiamo importare dalla Francia per gli usi edili e di cui è stato scoperto l’uso terapeutico importante (potente antiparassitario). Poi mi vengono in mente esempi come Castagneto Carducci marittima e Bibbona: seconde case costruite in mezzo alla pineta, senza provocare il sia pur minimo problema. Ma allora il sistema ci sarebbe, ed è quello di rendere la cementificazione minima alla pianta dei pini.L’argomento delle radici ha un suo piccolo perché, sia pur negligente e pigro, che sparisce del tutto quando i tagli si applicano a pini inseriti in parchi o boschi, e i casi sono tanti. Quindi non si tagliano i pini solo nei contesti urbani dove le loro radici potrebbero spaccare il selciato, ma anche quelli inseriti in contesti naturali, con una base di terra come in boschi o in parchi dove le radici non dovrebbero creare problemi.E la scusa decade pure non appena si nota che lo scempio vien fatto anche sui platani, i cedri, gli eucalipti, i tigli, i pioppi e su altre piante indigene, di alto fusto, monumentali o filari. E quindi non solo pini, ma platani, eucalipti, tigli, cedri del Libano, querce e lecci, pioppi ecc…Pertanto, quale sarebbe esattamente la ragione per capitozzare i platani?Dicono che una volta capitozzati bisogna continuare a farlo ogni anno perché i rami crescono più fragili, pertanto più inclini a cadere. Se così fosse, perché non si risale ai primi responsabili che hanno capitozzato? Chi è che ha consigliato di tagliare a più non posso, e o di capitozzare, pratica vietata per legge?Ad esempio i Criteri Ambientali Minimi emanati dal Ministero dell’Ambiente nel 2020 indicano esplicitamente che tali pratiche devono essere evitate categoricamente nella gestione del verde pubblico, come parte del capitolato degli appalti.Oppure le norme paesaggistiche (D.Lgs. 42/2004) possono rendere rilevante penalmente o amministrativamente una capitozzatura su alberi protetti, vincolati o monumentali. La Legge 157/1992 vieta interventi, inclusa la potatura, nel periodo di nidificazione (generalmente marzo-agosto), che spesso coincide con le capitozzature. Senza parlare dei regolamenti comunali. Sono vent’anni che constato il massacro di alberi in tutte le città italiane, e sono arrivata a parzialmente darmi una risposta: le ragioni andranno da questioni economiche (quelle sono onnipresenti in un paese dove la sovranità è ridotta a quella di una colonia) a questioni di ignoranza e di corruzione.Diano Marina prima del taglio delle palmeDa dove viene questa distruzione pervasiva del bello? No, perché dopo anni di scempio paesaggistico, bisognerà pur porsela la domanda…La risposta non è univoca ma fatta a strati.Al primo livello, quello economico: questione endemica, in Italia, per via dell’assenza totale di sovranità e della tesoreria dello Stato in mano a Bankitalia, che pone i Comuni d’Italia in una situazione molto più ricattabile e vulnerabile dei Comuni, di altri paesi. E infatti basta andare a Nizza per ritrovare persino i baobab oltre ai cedri del Libano, intatti. Per dire che i Comuni francesi avendo liquidità di cassa distruggono meno. (E di sicuro non considero né Nizza né la Francia un modello, anzi, quando vado a Nizza piango, disgustata, per lo spirito così lontano dalla Liguria autentica e originaria che vi hanno impiantato).Al secondo livello, come argomento generico, vi è lo strapotere delle multinazionali agroalimentari, con le certificazioni internazionali, le pressioni di società come Monsanto/Bayer che stanno spingendo per la distruzione della biodiversità e per accapparrarsene, pur professando il contrario, e per la distruzione del legame uomo-pianta che ci renderebbe un po’ autonomi, meno dipendenti dalla loro industria. Ad esempio il regolamento Novel Food consente di brevettare sostanze naturali, per “usi innovativi” e nel tempo è stata denunciata la tendenza a brevettare semi ogm o ibridi sterili (cfr. Erri de Luca: La Monsanto ha brevettato la sterilità ).L’ex giardiniere di Italo Calvino, Libereso Gugliemi, qualche anno fa mi disse che a Sanremo fu fatto uno scempio nel dopo guerra di alberi di avocadi per farceli importare dalla Francia che a sua volta li importava con “agevolazioni” dal suo impero marittimo, o per meglio dire dalle sue martoriate e sfruttate colonie della Françafrique.Il metodo di estrazione del pycnogenol (dal pino marittimo) è stato brevettato da un’azienda con base a Lussemburgo e si fa con i pini marittimi in Francia: è una sostanza preziosa per contrastare l’aggregazione piastrinica nel sangue, che pesa nella bilancia degli svantaggi di eliminare i pini. Fatto sta che si deve procedere per tentativi: si direbbe che in tutta la penisola un ordine di scuderia sia stato dato, dietro le quinte: far sparire tutti i pini (e non solo).E che dire dell’accanimentro contro il pino domestico – pinus pinea – simbolo della nostra ligusticità: ci siamo forse scordati di quando raccoglievamo i pinoli per farci il pesto, noi che il pesto al basilico lo abbiamo proprio inventato?Al terzo livello, c’è la spinta alle smart cities, città-recinto collegate appunto da una connettività diffusa con telecamere, e digitalizzazione oltranzistica. Sotto le fronde degli alberi puoi scampare al “grid”. Surrealista ma sempre più vero: la diffusione delle frequenze del segnale 5G è ostacolata dal fogliame.Cose da complottisti? Mica tanto se tra i vari documenti, quello ufficiale del governo inglese, The effect of the built and natural environment of millimetric waves (2017) descrive come gli alberi soprattutto con fogliame denso causano perdite di segnale sostanziali sul 5G; il White Paper Rural 5G Vision spiega che gli alberi devono essere di almeno 3 metri più bassi dell’antenna di base; il NIST (USA, 2022), National Institute of Standards and Technology, che gestisce la tecnologia, le metriche e gli standard nei settori tecnologico e scientifico, scrive che un albero medio causa una perdita di circa 27-35 dB (fino a 1000 volte meno segnale), e conifere e sempreverdi bloccano di più, infine la raccomandazione internazionale ITU-R P.833-10 che predispone vari modelli ufficiali di attenuazione della vegetazione sulle alte frequenze.Ve ne saranno altre di ragioni, tutte una più strampalata e perversa dell’altra. Ad esempio, per andare nel senso della teoria dogmatica dei cambiamenti climatici e dimostrare per l’appunto la tesi del riscaldamento climatico – oramai smentito – poiché lo sanno anche i bambini che più alberi ci sono, meno surriscaldamento si provoca d’estate.Al quarto e ultimo livello, quello animico, il brutto è opera dei demoni, per scoraggiarci, e tenerci con l’energia bassa, e anche per privarci della nostra identità culturale, quella italiana plasmata tantissimo dai nostri splendidi paesaggi: essi fanno parte della nostra identità, e della nostra storia, della nostra una volta invidiata dolce vita, ci supportano e ci aiutano a esprimere il meglio di noi, quando sono armoniosi, e quando tendono al bello fanno presentire l’armonia paradisiaca che potremmo esprimere. Tutelare gli alberi monumentali, di alto fusto, significa tutelare il paesaggio come da Costituzione, art. 9: “La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Stiamo assistendo all’allineamento dei nostri paesaggi e città a una archittettura urbana triste e grigia che non ci assomiglia, dove l’uomo si sente schiacciato e pervaso dal senso di impotenza nel deambulare da un punto all’altro che sembra un deserto.L’innesto di uno spirito nordico, freddo, controllato, austero, artificiale, su uno spirito mediterraneo, vitale, profumato, rigoglioso, alchemico, abbondante: il paesaggio non è neutro. Cambiare drasticamente il paesaggio significa mutare e deturpare il genius loci, che è la nostra forza, e quindi anche l’identità e lo spirito di noi indigeni.Qua non si tratta di una cura del verde disastrosa per incompetenza o per mere ragioni economiche, si delinea invece la tendenza a mutare il nostro spirito mediterraneo, la nostra misura umana, conviviale, dove il bello e il buono coincidono per tradizione grecoromana, dove l’abbondanza e la gratuità si possono ancora percepire nel territorio.Perché oltre ai danni ambientali, sanitari e climatici, tagliare gli alberi, modificare il nostro paesaggio, equivale a modificare la nostra identità storica.Nicoletta Forcheri 9 Maggio 2026https://www.facebook.com/watch/?v=1183604120466664&__cft__[0]=AZZ81f7uPkJhYBjZa7Cj8bkaMBDKNGe6VT4D4WR7W5yHosnVoKcR_f9NNHi5lEFS1Ffk-EO3xaiRkxH-d5T1f5d9r34weXfBWn48mRq0BI-QscnE34CBQwOukia5j2K5cvzzx4KVfWEYiUrxs-g3j96IH7uajuSitJs-xLwBydQn6PbZKX9CCTDre30OcVaRDxXihG2j6VN18PKmvGMlmqyG&__tn__=%2CO%2CP-RIl signoraggio dei semi: https://www.youtube.com/watch?v=U6EKEFHZMAA&fbclid=IwY2xjawRsSERleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEew_wnEKchgNvQOH8hwkOi0sBrbIWxrZlpsRuGoTvRb44AAVRMCQ6K6A5v5Ec_aem__DrPNz-YjCmvARwNPEIajQhttps://www.facebook.com/nicoletta.forcheri/posts/pfbid0yEZSBM3MJQusERynJA4pE1MSgvKHdDtbwjTBkA21CzCbbGxxbVme2NsmespN2aTdl