Il colpo di scena in Palestina che i media hanno quasi ignorato

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Sono accaduti recentemente due fatti a mio avviso significativi, ma quasi ignorati dai più importanti organi di stampa italiani, attenti giustamente ad analizzare gli ultimi sviluppi del conflitto tra Stati Uniti ed Iran o, meno giustamente, a scandagliare le posture o le espressioni facciali di Trump nei confronti di alleati e nemici.Mi riferisco a due decisioni politiche che arrivano dai territori palestinesi: la prima, dalla Striscia di Gaza, dove Hamas ha annunciato, il 6 luglio, di aver sciolto l’organo politico di governo del territorio, che deteneva da ben 19 anni; la seconda, del 9 luglio, arriva da Ramallah, sede del governo dell’Autorità Nazionale Palestinese, dove il Presidente Abu Mazen ha emanato un decreto che fissa la data delle elezioni legislative al 28 novembre di quest’anno, e che riguarderà i palestinesi residenti in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est.Così, infatti, viene riportata la notizia da parte dell’agenzia di stampa Wafa, organo ufficiale di informazione dell’Autorità Nazionale Palestinese: ”Il decreto presidenziale invita il popolo palestinese di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza a partecipare a elezioni legislative libere e dirette per eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese nella data specificata”.La prima notizia, la decisione di Hamas di trasferire le competenze amministrative al costituendo Comitato nazionale tecnocratico per l’amministrazione di Gaza, anche se al momento appare più formale che sostanziale si muove, seppur al rallentatore, nella direzione voluta dal Presidente Trump con il suo Piano di Pace in 20 punti. In particolare, al punto 9: “Gaza sarà governata temporaneamente da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e dei comuni per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, sotto la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Board of Peace”, presieduto da Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da annunciare, incluso l’ex primo ministro Tony Blair”.Ovviamente lo Stato di Israele rimane tiepido, se non decisamente scettico, valutando la mossa di Hamas come assolutamente irrilevante, se non seguita da quanto previsto da uno dei punti più controversi e difficili da accettare per l’organizzazione terroristica al punto 13): “Hamas e le altre fazioni accettano di non avere alcun ruolo nel governo di Gaza, né diretto né indiretto, né in alcuna forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, inclusi tunnel e impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso permanente delle armi tramite un processo concordato di dismissione, supportato da un programma internazionale di riacquisto e reintegrazione, verificato da osservatori indipendenti”.L’altra notizia, come accennato, è l’indizione delle libere elezioni per eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese, cioè il parlamento monocamerale dello Stato di Palestina. Momento senz’altro importante perché vedranno confrontarsi pacificamente, si spera, tutte le realtà politiche palestinesi: da Fatah ad Hamas, da partitini legati ai vari clan tribali a liste molto frammentate e poco rappresentative.A dire il vero una tornata amministrativa c’è appena stata, nell’aprile del 2026, che Hamas ha tentato di boicottare, con una affluenza mediamente molto bassa – circa il 23% a Gaza e il 56% in Cisgiordania – e che ha visto prevalere Fatah, la formazione più laica e moderata del Presidente Abu Mazen, compresa la municipalità di Deir el-Balah, cittadina posta nel centro della Striscia di Gaza e quindi sottratta al controllo di Hamas.Mentre, per quanto riguarda l’elezione del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, l’elezione sicuramente più importante, Abu Mazen ha annunciato che le elezioni presidenziali si terranno nel 2027, a 22 anni dalle ultime, senza però indicare il mese esatto.Leggi anche: Il dossier Usa su Iran e Hamas. Spuntano Salis e LucanoLa spiaggia di Gaza ai tempi del genocidioInsomma, se militarmente c’è ancora molto da fare, almeno politicamente qualcosa si sta muovendo. La speranza è che Hamas venga definitivamente bocciata dai palestinesi, in modo da procedere poi, perso il sostegno popolare, con il suo smantellamento totale.Ciò consentirebbe al partito del Presidente Abu Mazen, e di chi verrà tra un anno dopo di lui, di rilanciare una politica di distensione e di riconoscimento dello stato di Israele (mettendo definitivamente da parte l’idea criminale di Hamas di voler distruggere lo stato ebraico, come riportato apertamente nel suo Statuto del 1988, aggiornato nel 2017), portando allo stesso tempo a compimento il processo interno di pulizia da corruzione e malaffare.Col. (ris.) Sergio De Santis, 11 luglio 2026L'articolo Il colpo di scena in Palestina che i media hanno quasi ignorato proviene da Nicolaporro.it.