Crepet: “Smettetela subito di demonizzare l’ansia! Il vero rischio è la perfezione”

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C’è chi passa la vita a scappare dall’ansia e chi, come Paolo Crepet, la osserva da decenni come si osserva un fenomeno naturale: qualcosa che non si combatte, si abita. A “Lavori in Corso” lo psichiatra ha ribaltato uno per uno i luoghi comuni sul disagio contemporaneo, partendo da una domanda che sembra provocatoria e che invece è il cuore del suo ultimo libro, “Riprendersi l’anima”: l’ansia ha davvero solo lati negativi, o esiste una sua versione capace di generare bellezza?La risposta di Crepet si allarga subito oltre l’ansia, fino a diventare una chiave di lettura di ogni sentimento umano. “C’è un amore creativo e un amore distruttivo, come sapete”, spiega, “c’è un dolore che crea e un dolore che distrugge. Tutto funziona così”. L’ansia, in questa cornice, non è un’anomalia da correggere ma parte di “questo straordinario Luna Park”, e proprio per questo, sostiene, “non bisogna avere paura delle paure”. Cita Alda Merini, che gli ripeteva come anche l’angoscia potesse essere creativa: “C’aveva ragione lei”. È un discorso che affonda le radici nella biologia, prima ancora che nella psicologia: lo stress che oggi ci assale per un treno perso è lo stesso meccanismo che, qualche centinaio di migliaia di anni fa, teneva in vita chi doveva sopravvivere al freddo, alla fame, alla perdita del gruppo. Un’eredità evolutiva che forse non si è mai davvero aggiornata ai rischi ridimensionati della vita contemporanea. Crepet coglie la distinzione e la affila con una sfumatura linguistica presa in prestito dall’inglese: “Distress è una cosa negativa, una cosa che fa ammalare. Lo stress è fenomenale”. Lo stress, dice, è quello che permette a un campione come Sinner di vincere; il distress, invece, è ciò che lo fa perdere: “Era molto scarico, era distress. Visivamente l’ho vista la partita”.Non è geneticaDallo sport alla famiglia il passo, nel suo ragionamento, è breve: anche l’ansia che ci portiamo dietro dai genitori non è scritta nel sangue. “Non è eredità, eredità fa pensare alla genetica”, precisa subito, quasi a correggere un equivoco diffuso, “e su questo andrei cauto perché sennò se fosse tutto genetica saremmo fregati”. Il termine giusto, insiste, è un altro: familiarità. Qualcosa che si apprende per imitazione, spesso senza accorgersene, tanto che chi da giovane critica i genitori finisce, con gli anni, per “copiarli” — persino chi è scappato di casa da un genitore troppo controllante può ritrovarsi, decenni dopo, a controllare a sua volta ogni passo dei figli. Non genetica, dunque, ma quella che Crepet chiama, con una battuta tagliente, “mancanza di originalità”.Ed è proprio qui che il ragionamento si fa più tagliente: se l’ansia altrui può essere fastidiosa, forse è anche preziosa. Alla domanda su come gestire un collega che mette costantemente pressione sul lavoro, la risposta spiazza: “Io credo che lei la dovrebbe ringraziare, perché credo che sia molto meglio avere un collega così che uno che non gliene frega niente”. Una provocazione che introduce il tema più ampio della trasmissione: quanto, oggi, stiamo davvero curando il disagio giovanile, e quanto invece lo stiamo semplicemente etichettando come patologia.Crepet non ha dubbi su dove si trovi la verità storica. “Le bellezze del mondo, della storia dell’umanità, le hanno create i disagiati, non gli agiati”, afferma, costruendo un’immagine netta: da una parte gli agiati, “quelli che si sono distesi su un divano e hanno dormito tra 4 cuscini perché tanto andava tutto bene”; dall’altra i disagiati, quelli che “hanno attraversato il pianeta per cercare qualcosa di nuovo”. Michelangelo era tutt’altro che un uomo sereno: “È uno che è scappato da lotte clandestine, da guerre, ha sperato che i papi gli dessero da lavorare. Gli agiati che hanno fatto? Niente. Il mondo è fatto dai disagiati”.Da qui nasce la sua critica più diretta al presente: l’ossessione contemporanea per figli “perfetti, tranquilli, tutti buoni”, senza sintomi, senza spigoli. “Mamma mia, che noia! Quella della perfezione assoluta è un’idea terrificante che viene da Silicon Valley: l’idea che dobbiamo essere tutti perfetti, senza sintomi, e arrivare a 130 anni. Ma io questa ricettina da 4 soldi gliela restituisco”.Consigli per l’estete, quindi? “Se fossimo tutti in prima fila con gli ombrelloni, che stiamo lì tutti pasciuti, contenti, sarebbe una vitaccia”.The post Crepet: “Smettetela subito di demonizzare l’ansia! Il vero rischio è la perfezione” appeared first on Radio Radio.